La guerra non si ferma
Trump e Netanyahu, la guerra sporca dei due gangster contro il mondo: le conseguenze possono essere devastanti
La guerra di questi giorni è forse la più sporca degli ultimi anni. Non ha nessuna giustificazione possibile diversa dalla volontà di Israele e Stati Uniti di appropriarsi del petrolio dell’Iran e del controllo politico di quel paese
Esteri - di Piero Sansonetti
Donald Trump lunedì ha dichiarato: “Li stiamo massacrando”. Ieri ha dichiarato: “ Li facciamo a pezzi”. Si riferisce agli iraniani, e in particolare alle persone di religione sciita, che dopo la religione cristiana e la sorella religione Sunnita, e forse dopo l’induismo, è la più diffusa al mondo. Riguarda circa mezzo miliardo di persone. Più dell’intera popolazione dell’Europa. In precedenza nessun presidente degli Stati Uniti aveva mai usato un linguaggio simile. Neppure i più guerrafondai. Quelle pronunciate da Trump sono espressioni riprese dal lessico del Chapo, il vecchio leader dei narcotrafficanti messicani.
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Giorgia Meloni ha lanciato un monito all’Iran. Ha detto: “Cessi con gli attacchi ingiustificati”. Possibile che nessuno l’abbia avvertita che l’Iran non ha attaccato gli Stati Uniti, né ha tentato di invadere Israele, ma è stata bombardata a tappeto dall’aviazione americana e da quella israeliana e oggi è sotto la minaccia di invasione da parte dell’esercito degli Stati Uniti?
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La guerra è sempre sporca. È la più infame delle attività umane. Per definizione è il sistema che permette al più forte sul piano militare di sconfiggere e sottomettere il più debole. La guerra di questi giorni è forse la più sporca degli ultimi anni. Non ha nessuna giustificazione possibile diversa dalla volontà di Israele e Stati Uniti di appropriarsi del petrolio dell’Iran e del controllo politico di quel paese. Per fare questo non si peritano di muovere guerra totale all’Islam sciita. Nessuno immagina che questa aggressione serva a dare libertà e democrazia al popolo iraniano. Le conseguenze di questo atto possono essere devastanti. Possono aprire un abisso tra Occidente e Islam, e rendere in questo modo il mondo un luogo pochissimo sicuro. Una distanza incolmabile tra Islam e Occidente non solo può produrre un diffondersi incontrollabile del terrorismo. Per decenni. Ma è un ostacolo evidente allo sviluppo umano e alla crescita della civiltà.
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Non credo che sia una provocazione volontaria. A me pare un caso. Scorro la “home page” del “Corriere della Sera” e, da qualche giorno, leggo quattro o cinque notizie terrificanti sulla guerra. Poi una manchette con la foto di Aldo Cazzullo e una domanda: “San Francesco ci parla ancora?” No, Aldo. Non ci parla più.
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Da ragazzo, prima ancora del 1968, avevo imparato, in Chiesa, a cantare una canzone ebraica, semplice, forse troppo semplice, ma che mi piaceva molto: “Evenu Shalom Alejem”. Tre parole che si traducono così: “Venga la pace tra noi”. Chissà se i leader di Israele l’hanno mai sentita cantare. Forse l’hanno sentita e gli ha fatto orrore.