L'Ue fuori dai giochi

Guerra in Iran, l’Europa fuori dai giochi: Meloni spera di non ricevere richieste da Trump…

Starmer nega le basi agli Usa ma poi si pente e gliele concede. Macron irritato ma non troppo. L’Italia spera solo di non ricevere richieste

Esteri - di David Romoli

3 Marzo 2026 alle 15:30

Condividi l'articolo

Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica
Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica

Se mai gli Usa dovessero chiedere supporto attivo ai Paesi europei, ciascuno risponderebbe a modo, anche perché diverse e forse opposti sono i giudizi sull’attacco di Trump e Netanyahu, dietro l’unità di facciata realizzata solo grazie a una di quelle banalità che non possono che mettere d’accordo tutti: “L’unica via passa per la diplomazia”, copyright von der Leyen. Per ora gli Usa hanno chiesto l’uso delle basi solo al Regno Unito e Starmer, fatto letteralmente inaudito, ha risposto picche. Trump si è infuriato, gli ha tirato le orecchie a mezzo stampa, si è detto “molto deluso dal premier inglese”. Il quale, obtorto collo, ci ha ripensato, ha aperto le sue basi, ha spiegato la giravolta annegando nell’imbarazzo e assicurando che non si ripeterà il disastro iracheno, quello che temono gli inglesi. A prenderla male però è stata Cipro, già colpita da due missili iraniani e comprensibilmente terrorizzata dalla possibilità di diventare bersaglio fisso proprio in conseguenza dell’eventuale supporto agli Usa della base inglese nell’isola. Il premier di Londra ha dovuto correre di nuovo ai ripari. Niente paura: “I bombardieri americani non usano la nostra base a Cipro”. Il problema, per Starmer e per tutti i leader europei, è che possono prevedere sì e no cosa succederà nel prossimo paio d’ore. Più di tanto non sono in grado di garantire. Giocano al buio pesto.

All’Italia, informa il ministro Crosetto di fronte alle commissioni Esteri e Difesa delle due Camere, per ora hanno chiesto aiuto solo i Paesi del Golfo e in termini di strumentazioni difensive, nulla di offensivo. Se domani Usa e Israele dovessero chiedere altro supporto, aveva già chiarito in anticipo il ministro bersagliato per l’intempestiva escursione a Dubai, “si vedrà caso per caso”. La porta non è chiusa. Non potrebbe esserlo perché l’Italia, anche se non lo dice apertamente e chiede come da rituale “la de-escalation”, ha quanto meno massima comprensione per la decisione di Israele e Usa. Come del resto la Commissione europea. Tajani, anche lui in audizione di fronte alle Commissioni congiunte, non lo nasconde: l’attacco è una grande occasione per la pace in Medio Oriente, a provocarlo è stato il testardo rifiuto iraniano di arrivare a un accordo sul nucleare, l’Iran è una enorme minaccia e lo si è visto proprio nelle ultime 48 ore; quanto durerà la guerra dipende solo dal regime e dalle sue scelte, la minaccia che effettivamente desta preoccupazione deriva dalla “sconsiderata reazione” di Teheran ai bombardamenti. Su questa base ipotizzare un no italiano alla richiesta americana, se mai arriverà, sarebbe imprudente. Opposta la posizione della Spagna, molto critica con l’attacco e le cui basi, pertanto, “non daranno alcun supporto se non umanitario”.

Macron sembra altrettanto contrariato dalle bombe su Teheran, perché, dice il suo ministro degli Esteri Barrot, l’attacco andava se mai “concordato con l’Onu”. Parigi è particolarmente piccata per non essere stata informata della fragorosa improvvisata. Ma è in buona compagnia e per questo le polemiche contro l’Italia tenuta all’oscuro dal sedicente amicone americano si assottigliano: nessuno in Europa era stato avvertito e questo dice tutto su quanto poco Trump si fidi dei suoi principali alleati nel mondo. Più che la figuraccia di Crosetto, sulla quale continua a martellare il Campo Largo, il problema urgente sembrerebbe essere questo. La Germania, infine, smentisce decisamente le voci che ieri mattina la davano già pronta a guerreggiare a fianco degli Usa. “Non abbiamo alcuna intenzione di partecipare”, assicura il ministro tedesco degli Esteri Wadepuhl. Ma quanto a criticare l’attacco, la Germania non si lascia tentare. Vero, sul piano del diritto internazionale qualche “dubbio” inevitabilmente c’è. Ma bisogna tener conto delle circostanze: “L’Iran rappresenta una minaccia anche per la Germania e per l’Europa”. Oggi Merz sarà a Washington e l’Iran sarà senza dubbio parte essenziale del suo colloquio con Trump. La realtà è che l’Italia e l’Europa, relegate ai margini, per ora si limitano ad attendere gli eventi. Il problema più grosso, per il governo italiano, sono quelle decine di migliaia di connazionali dislocati nei vari Paesi del Golfo. In Parlamento Tajani ha snocciolato uno per uno i passi fatti per assicurare la loro sicurezza. Per il poco che è possibile assicurare in un quadro che nessuno sa quale sarà tra poche ore o tra pochi giorni.

3 Marzo 2026

Condividi l'articolo