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Ok del Senato al dl sicurezza, protesta delle opposizioni: “L’Italia come un Far West”

Con 96 sì e 46 no palazzo Madama approva la legge di conversione, Piantedosi assente. I dem: “Meno diritti e carceri più invivibili.” I garanti dei detenuti: “Preoccupati”. Entro il 22 l’ok definitivo a Montecitorio

Politica - di Angela Stella

18 Aprile 2026 alle 17:00

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Ok del Senato al dl sicurezza, protesta delle opposizioni: “L’Italia come un Far West”

È stato approvato ieri al Senato, con 96 voti favorevoli e 46 contrari, il ddl di conversione del decreto Sicurezza. In Aula la votazione è stata accompagnata da una protesta dei partiti di opposizione che hanno mostrato cartelli con su scritto “Governo Meloni: zero risorse, zero sicurezza”. In particolare per il presidente dei senatori del Partito democratico, Francesco Boccia, il decreto “è una alluvione legislativa panpenalistica totalmente inefficace. Siamo al quarto decreto sulla sicurezza ma è del tutto evidente il fallimento delle politiche del governo in materia di sicurezza. Quattro decreti ma questo paese non è più sicuro: questo provvedimento è solo un manifesto di propaganda, che restringe solo i diritti, che rende le carceri ancora più invivibili, che trasforma il paese in un Far west”.

Critico pure il leader di Iv, Matteo Renzi:Dicono che è la loro priorità ma la Presidente non c’era, il Ministro dell’Interno non c’era, nessuno era in Aula”. Secondo la senatrice del M5S Elisa Pirroil decreto reprime brutalmente le libertà dei cittadini a tal punto che non siamo riusciti a capire le motivazioni per cui sono stati bocciati i nostri emendamenti che chiedevano semplicemente dei provvedimenti motivati prima di prendere delle misure di restrizione della libertà. La verità è che il governo vuole continuare ad agire in spregio delle libertà democratiche dei cittadini italiani”. Al contrario per il senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, “la sinistra vota non contro il governo, ma contro l’Italia onesta. Negli interventi delle opposizioni è stata pronunciata una sequela di falsità. Falso che i reati sono aumentati, sono il 15% in meno rispetto a dieci anni fa e il 2,4% in meno rispetto al 2024, tenendo conto che il 35% dei reati vengono compiuti in Italia da immigrati, in particolare modo irregolari, a fronte di un aumentato numero dei rimpatri. Falso che l’abbandono scolastico sia aumentato, oggi ammonta all’8% rispetto al 14,2 del 2014”.

A stigmatizzare la norma ci hanno pensato anche le realtà che si occupano di carcere. Secondo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, “l’emendamento che cancella la lieve entità per piccoli e ricorrenti reati di spaccio di stupefacenti costituirà un propulsore per il sovraffollamento penitenziario. Mentre in diversi Paesi del mondo si promuovono politiche di depenalizzazione e regolamentazione delle sostanze, in Italia si continua invece a premere su una criminalizzazione fine a sé stessa”. Altresì Maurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriere del Partito Radicale, hanno espresso “profonda preoccupazione” per il contenuto del Decreto “che interviene in modo grave e regressivo sul sistema penitenziario e sull’equilibrio dello Stato di diritto”. Si è detto “preoccupato” anche Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali dei diritti delle persone private della libertà personale in particolare rispetto all’articolo 15 “che introduce la possibilità per ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti ai nuclei investigativi del Corpo di polizia penitenziaria di svolgere operazioni sotto copertura negli istituti penitenziari”.

Il provvedimento poi è stato immediatamente incardinato nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera con un timing serratissimo: presentazione degli emendamenti entro le 18 di oggi. Lunedì 20 aprile si avvieranno poi le votazioni con l’obiettivo di concludere l’esame in commissione entro la mezzanotte di lunedì. Il decreto è già calendarizzato in aula per martedì 21 aprile alle 9 per la discussione generale, al termine della quale il Governo porrà la questione di fiducia. Il voto finale è atteso per mercoledì 22 aprile. Il deputato di +Europa Riccardo Magi, con il sostegno dei capigruppo di opposizione in commissione Affari costituzionali, ha inviato una lettera al presidente di Montecitorio Lorenzo Fontanaper tutelare la Camera rispetto all’abnorme compressione delle prerogative parlamentari e dei tempi che sta avvenendo in occasione dell’esame del decreto sicurezza, un provvedimento che investe materie delicatissime: sicurezza pubblica, poteri di polizia, attività di indagine, manifestazioni, immigrazione, protezione internazionale”.

Il M5S ha disertato i lavori delle commissioni: “Non intendiamo prestarci ad una farsa che offende l’intelligenza dei deputati. Se i colleghi di maggioranza sono disponibili a farsi umiliare in questo modo facciano pure, noi non ci stiamo”. Comunque nessuno della maggioranza sarebbe stato presente durante la prima seduta congiunta di ieri: tutti collegati da remoto, compresi i relatori del provvedimento.

18 Aprile 2026

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