Sulla ruota di Hormuz girano miliardi

Scommettitori e speculatori della guerra, sotto accusa il casinò di Trump

Venerdì scorso sono stati investiti 760 milioni sul ribasso del petrolio, poco prima dell’annuncio della riapertura. Nel mirino anche Hegseth

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

12 Maggio 2026 alle 17:00

Condividi l'articolo

Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP – Associate Press/ LaPresse
Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP – Associate Press/ LaPresse

Investitori, speculatori, scommettitori, in azione permanente. Sulla ruota di Hormuz girano miliardi. Nei giorni scorsi l’incertezza intorno all’apertura o alla chiusura dello stretto di Hormuz è stata accompagnata da speculazioni anomale sui mercati finanziari. Sebbene la speculazione in borsa sia piuttosto frequente in caso di eventi eccezionali come una guerra, il tempismo con cui stanno avvenendo questi grandi movimenti intorno al petrolio li rende eccezionali, e probabilmente illegali. Venerdì dell’altra settimana, gli investitori di tutto il mondo hanno scommesso complessivamente 760 milioni di dollari sul fatto che il prezzo del petrolio sarebbe sceso a breve. Gran parte di queste transazioni è avvenuta nei 20 minuti precedenti all’annuncio del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sulla riapertura dello stretto di Hormuz, annuncio che per l’appunto ha fatto scendere le principali quotazioni del petrolio di più del 10 per cento. Il risultato è che gli investitori dietro a quei 760 milioni di dollari ci hanno guadagnato parecchio.

Le loro operazioni sono avvenute con un tale tempismo che fanno sospettare che in qualche modo sapessero che l’annuncio stava per arrivare: è il comportamento tipico dell’insider trading, reato che punisce chi guadagna o trae vantaggio in borsa grazie all’uso di informazioni riservate. In questo caso potrebbe essere successo che l’informazione sull’annuncio imminente del governo iraniano sia trapelata da persone direttamente coinvolte o vicine al ministro. O, più probabilmente, che sia trapelata dall’amministrazione Trump, che potrebbe averlo saputo con un po’ di anticipo. Ad alimentare i sospetti che dietro possa esserci il governo statunitense è anche il fatto che Trump ha risposto all’annuncio del governo iraniano sulla riapertura di Hormuz con post e dichiarazioni molto, molto entusiaste, contribuendo così a una discesa del prezzo ancora più marcata, e quindi a un guadagno ancora maggiore per chi aveva scommesso su una sua riduzione. È già capitato varie volte dall’inizio della guerra in Medio Oriente che intorno ad annunci di Trump capaci di creare grandi oscillazioni sui mercati ci siano state transazioni talmente anomale e dal tempismo talmente azzeccato da risultare sospette.

Il Financial Times ha scritto che pochi giorni prima dell’inizio della guerra il broker finanziario del segretario statunitense alla Difesa, Pete Hegseth, aveva cercato di acquistare prodotti finanziari nel settore degli armamenti per vari milioni di dollari. Il 7 aprile erano state fatte scommesse per circa 950 milioni di dollari poche ore prima che Stati Uniti e Iran annunciassero il cessate il fuoco di due settimane. Il 23 marzo gli investitori hanno venduto 500 milioni di dollari di titoli legati al petrolio nei 15 minuti precedenti all’annuncio di Trump di voler rinviare gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, cosa che aveva provocato un calo del 15 per cento del prezzo del petrolio. Lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl globale.

12 Maggio 2026

Condividi l'articolo