L'attacco americano fa traballare la tregua

Fuoco USA sul cessate il fuoco, bombe sulle navi iraniane a Hormuz: il Medio Oriente è una polveriera

Un caccia yankee ha colpito due petroliere, ma Trump maramaldeggia: “Una carezza, niente rispetto a ciò che vi faremo senza accordo”. Ma la Cia lo gela: “L’Iran può resistere altri quattro mesi”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

9 Maggio 2026 alle 09:16

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Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP


Associated Press / LaPresse
Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP Associated Press / LaPresse

I negoziati possono attendere. Intanto ad Hormuz si torna a cannoneggiare, anche se il tycoon parla, eufemisticamente, di “carezze”. “Il cessate il fuoco funziona, è in vigore”. Lo ha affermato Donald Trump in dichiarazioni nelle ultime ore al telefono con Abc News. Il presidente degli Stati Uniti ha descritto operazioni Usa in risposta ad attacchi iraniani come “una carezza”. E parlando poi con i giornalisti Trump ha detto che le forze Usa hanno colpito obiettivi iraniani dopo che “hanno scherzato con noi” e ha ribadito che la fragile tregua resta comunque in vigore. E poi, sul suo social Truth, proclama: “Tre cacciatorpediniere americani di livello mondiale hanno appena attraversato, con grande successo, lo Stretto di Hormuz, sotto il fuoco. Per loro non c’è stato alcun danno, mentre danni ingenti sono stati inflitti agli aggressori iraniani”. E avverte: “In futuro li colpiremo con molta più forza e molta più violenza, se non firmeranno il loro Accordo, e in fretta”.

Un jet militare statunitense ha aperto il fuoco contro due petroliere battenti bandiera iraniana dirette verso porti dell’Iran. Lo riferisce il Comando Centrale dell’esercito statunitense (Centcom) in un post su X, precisando che un caccia F/A-18 Super Hornet ha colpito le petroliere con munizioni di precisione, prendendo di mira i fumaioli delle imbarcazioni al fine di renderle inutilizzabili. Secondo quanto riferito dal Centcom, le due navi, entrambe vuote, sarebbero state fermate «prima che entrassero in un porto iraniano nel Golfo dell’Oman, in violazione del blocco navale statunitense in corso». Sempre su X, il Centcom ha riferito che «attualmente vi sono oltre 70 petroliere a cui le forze statunitensi impediscono di entrare nei porti iraniani o di uscirne». Si tratta di navi commerciali che «hanno la capacità di trasportare oltre 166 milioni di barili di petrolio iraniano, per un valore stimato superiore ai 13 miliardi di dollari». Dieci marinai iraniani sono rimasti feriti e cinque risultano dispersi nell’attacco dell’altra notte degli Stati Uniti a una nave mercantile iraniana nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito un funzionario di Teheran. “Durante le azioni aggressive degli americani di ieri sera (giovedì, ndr) nelle acque dello Stretto di Hormuz e del Mar di Makran (Golfo dell’Oman), una nave mercantile vicino alle acque di Minab è stata colpita e ha preso fuoco”, ha dichiarato Mohammad Radmehr, un funzionario della provincia meridionale di Hormozgan, secondo l’agenzia di stampa Mehr. “Dieci marinai feriti sono stati trasportati in ospedale e le squadre locali di soccorso stanno cercando di accertare la sorte degli altri cinque marinai”, ha aggiunto la stessa fonte. Che qualche ora dopo ha annunciato che era stato ritrovato il corpo senza vita di uno dei cinque marinai dispersi. L’Iran e gli Stati Uniti si sono scambiati colpi di arma da fuoco nella notte tra giovedì e venerdì, nonostante la tregua formalmente in vigore dall’8 aprile.

Dopo lo scontro notturno nello Stretto di Hormuz, l’Iran accusa gli Stati Uniti di “palese violazione” della tregua. “L’azione compiuta la scorsa notte è stata sia una palese violazione del diritto internazionale sia una violazione del cessate il fuoco”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica islamica, Esmaeil Baqaei, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Isna. Entrambe le parti si sono accusate a vicenda di aver scatenato lo scontro notturno nello Stretto di Hormuz. L’agenzia di stampa Fars, legata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc), ha affermato che “scontri sporadici” tra le forze armate iraniane e navi statunitensi vicino allo Stretto di Hormuz sono avvenuti nel corso della giornata, e sono durati “alcune ore”. La guerra va oltre Hormuz e investe l’intero Golfo arabico. I sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato 2 missili balistici e 3 droni lanciati dall’Iran, che hanno causato 3 feriti. Lo riferisce il ministero della Difesa emiratino in un post su X. “Dall’inizio dei palesi attacchi iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti, le difese aeree hanno intercettato un totale di 551 missili balistici, 29 missili da crociera e 2.263 UAV (veicoli aerei non pilotati, ndr)”, ha affermato il ministero su X. Il ministero della Difesa di Abu Dhabi ha affermato che a seguito dell’ultima ondata di attacchi iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti tre persone sono rimaste ferite. Secondo quanto riportato nel comunicato, le difese aeree emiratine hanno intercettato due missili balistici e tre droni lanciati dall’Iran.

“Gli Stati Uniti aspettano una risposta alla loro proposta di pace dall’Iran già oggi (ieri per chi legge, ndr): vediamo cosa prevede, la speranza è che sia qualcosa che possa metterci su un tracciato di negoziati seri”. Lo ha detto il segretario di Stato, Marco Rubio, rispondendo alle domande dei giornalisti statunitensi presso l’ambasciata Usa a Roma. «Abbiamo letto le notizie secondo cui l’Iran starebbe cercando di istituire un’agenzia per il controllo del traffico nello Stretto (di Hormuz): questo sarebbe inaccettabile. La normalizzazione del loro controllo su una via d’acqua internazionale è illegale. Il loro sistema (di potere) è frammentato e fragile, questo è un ostacolo (ai negoziati), ma spero che arrivi un’offerta seria», ha detto Rubio. «Tutti sono d’accordo sul fatto che l’Iran non debba in alcun modo ottenere un’arma nucleare. Non conosco nessuno che pensi sia una buona idea. La questione è che cosa fare in merito. Il presidente (Donald Trump) sta cercando di fare qualcosa. È il primo presidente statunitense a fare qualcosa di concreto», ha aggiunto. Un presidente in grandi ambasce. L’Iran è in grado di resistere al blocco navale degli Stati Uniti per almeno tre o quattro mesi, e ha conservato circa il 70% del suo arsenale missilistico, per non parlare dei droni che sono molto più facili da assemblare ed efficaci per paralizzare lo Stretto di Hormuz. Sono stime scritte dalla Cia in un rapporto rivelato dal Washington Post.

Secondo il documento consegnato dall’intelligence americana all’amministrazione questa settimana, l’ottimismo pubblico della Casa Bianca sull’imminente resa di Teheran, provocata dal rischio del collasso economico e militare, non sarebbe giustificato. Come prima cosa, l’industria dell’energia iraniana non sta per esplodere, ma è invece in grado di reggere il colpo per almeno tre mesi, se non quattro o più. L’estrazione del petrolio è stata rallentata, per non accumulare riserve che non potrebbero essere vendute, ma non bloccata, per evitare di danneggiare i pozzi. Il greggio viene caricato sulle navi, oltre che negli abituali depositi. Gli ayatollah poi si stanno organizzando per distribuirlo anche via terra, con le autocisterne e i treni. Questa via non consente di rimpiazzare i volumi persi non potendo utilizzare il mare, però allevia il danno e permette comunque di incassare soldi. Altri tre o quattro mesi di blocco provocherebbero un’ulteriore impennata dei prezzi di petrolio e benzina, e con buona probabilità dell’inflazione, con gravi conseguenze economiche anche per i cittadini americani, proprio alla vigilia delle elezioni di novembre per rinnovare Camera e Senato. I sondaggi già danno Trump e i repubblicani in difficoltà, ma se il conflitto durasse così a lungo gli effetti politici potrebbero rivelarsi disastrosi per il presidente e il suo partito.

Non basta. Il secondo problema è che nel frattempo l’Iran sta conservando capacità militari in grado di mettere in dubbio il successo della guerra anche su questo piano. Prima dell’operazione Epic Fury Teheran aveva circa 2.500 missili balistici e diverse migliaia di droni. Secondo la Cia ha conservato il 70% dell’inventario dei vettori, e il 75% delle apparecchiature utilizzate per lanciarli. In più è riuscito a riparare alcune delle armi colpite dagli americani, riaprire tutte le strutture sotterranee dove sono custodite, e in alcuni casi anche riprendere l’assemblaggio di nuovi missili. Stesso discorso per i droni, che sono più facili da produrre e più efficaci nella guerra asimmetrica in corso, perché ne basta uno solo in grado di colpire una petroliera per convincere le compagnie assicuratrici a non garantire più i loro servizi, paralizzando Hormuz.
I danni fatti dagli ayatollah sono invece superiori a quanto ammesso, con 228 strutture Usa colpite, mentre i 400 chili di uranio arricchito sono ancora nelle loro mani. “La Cia si sbaglia. Il nostro inventario missilistico e la nostra capacità di lancio non sono al 75% rispetto al 28 febbraio. Il dato corretto è 120%. Per quanto riguarda la nostra prontezza a difendere il nostro popolo: 1000%”, scrive in un post su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Il riferimento è proprio all’analisi della Cia resa nota dal Washington Post.

Dal Golfo arabico al Libano

Il Medio Oriente è in fiamme. Il ministero della Salute libanese ha annunciato ieri che il numero dei morti nel Paese per i raid israeliani dall’inizio della guerra con Hezbollah, il 2 marzo scorso, è salito da 2.727 a 2.759, con un aumento di 32 decessi nelle ultime 24 ore. Lo riporta Haaretz. Il ministero ha inoltre riferito che 8.512 persone sono rimaste ferite. Secondo l’Agenzia Nazionale di Stampa libanese, cinque persone sono rimaste uccise in attacchi pomeridiani a Bint Jbeil e Nabatieh, nel sud del Libano. L’agenzia ha inoltre riportato quattro morti in un altro attacco a Sultanieh, tre a Zahrani, due a Zrariyeh e quattro morti e tre feriti in un raid a Tura. Hezbollah ha dichiarato di aver lanciato missili contro una base militare nel Nord di Israele in risposta agli attacchi israeliani contro il Libano meridionale e i sobborghi meridionali di Beirut, nonostante la tregua. In un comunicato, il gruppo ha affermato di aver preso di mira una base a sud della città israeliana di Nahariy. La polveriera mediorientale è esplosa.

9 Maggio 2026

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