Risale la tensione

I “colpetti” tra Iran e Usa nello stretto di Hormuz, scambio di missili e accuse nel Golfo: stallo dei colloqui per la pace

Esteri - di Carmine Di Niro

8 Maggio 2026 alle 10:52

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I “colpetti” tra Iran e Usa nello stretto di Hormuz, scambio di missili e accuse nel Golfo: stallo dei colloqui per la pace

Una “carezza”, un “colpetto” mentre “il cessate il fuoco resta in vigore”. Parola di Donald Trump, che commenta così il ritorno alle ostilità tra Stati Uniti ed Iran nello stretto di Hormuz mentre i due Paesi a grande fatica tentato di arrivare ad un accordo per terminare definitivamente il conflitto.

Se infatti tra Washington e Teheran si discute della bozza di pace che la Casa Bianca ha inviato al regime islamico per porre fine alla guerra, secondo Axios si tratta di un memorandum non vincolante che prevede di mettere fine alla guerra subito e di iniziare un periodo di 30 giorni di negoziati in cui verrebbero discusse tutte le principali questioni ancora in sospeso, a partire dalla riapertura di Hormuz e del programma nucleare iraniano, sul “campo” le ostilità sono pericolosamente riprese.

Tra la serata di giovedì e la notte ci sono state esplosioni a Teheran ma anche nella città di Bandar Abbas e nell’isola di Qeshm: secondo la versione della Repubblica Islamica l’attacco sarebbe stato compiuto dalle forze armate statunitensi dopo uno scontro nel golfo Persico con protagonista una petroliera iraniana attaccata dagli Stati Uniti.

All’accusa di aver violato il cessate il fuoco, Washington ha risposto tramite il CENTCOM, il comando interforze statunitense in Medio Oriente. La versione Usa è che tre cacciatorpediniere della Marina statunitense stessero attraversando lo stretto di Hormuz quando sarebbero state prese di mira. Il CENTCOM ha inoltre  di essere l’autore dei bombardamenti successivi su alcune città iraniane, che ha definito attacchi di rappresaglia contro siti che avevano contribuito ad attaccare le tre navi statunitensi.

Una situazione di tensione estrema che Trump ha ancora una volta minimizzato davanti ai giornalisti: “Hanno scherzato con noi ieri, io lo chiamo uno scherzo”, ha detto riferendosi all’Iran. Poi il presidente Usa ha aggiunto: “Ci hanno provocato. Se non ci sarà un cessate il fuoco, non dovrete neanche venire a saperlo, vedrete un’enorme bagliore provenire dall’Iran”. Quindi  ha insistito sottolineando che gli iraniani “farebbero meglio a firmare il loro accordo in fretta” e che in caso contrario “dovranno affrontare molte sofferenze”.

Sull’altro fronte, quello diplomatico, la situazione resta di stallo. Teoricamente oggi è la giornata in cui la Casa Bianca attendere una risposta iraniana al documento inviato a Teheran: quel che traspare è che il regime risponderà tramite il Pakistan, paese emerso come mediatore tra le parti, mentre il parlamentare iraniano Ebrahim Rezaei si è lasciato andare ad un laconico commento sulla bozza di Washington definendola “una lista desideri più che una realtà”, segno che almeno un parte del regime non valuta positivamente l’accordo proposto da Trump.

D’altra parte, come sottolinea anche un’analisi della CIA di cui riferisce oggi il Washington Post, la Repubblica Islamica sa di poter resistere ancora a lungo di fronte al pressing statunitense, al di là dell’ottimismo mostrato in queste settimane da Trump. Secondo l’intelligence Usa Teheran potrebbe resistere al blocco navale statunitense fuori Hormuz, il principale mezzo di pressione economica, anche dai 90 ai 120 giorni. Teheran inoltre, a differenza di quanto riferito pubblicamente tra Trump e dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, avrebbe ancora a disposizione gran parte del suo arsenale militare: per la CIA il regime dispone ancora del 75 per cento dei suoi sistemi di lancio e circa il 70 per cento dei missili che aveva prima della guerra.

8 Maggio 2026

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