Il rapporto
In Italia quasi un bambino su 4 vive sotto la soglia di povertà: l’allarme di Unicef tra disuguaglianze che esplodono
Bambini poveri in famiglie povere, in un Paese in cui l’”ascensore sociale” è fermo da decenni e che dunque rischiano concretamente una vita anche adulta economicamente precaria. È la fotografia dell’Italia che emerge dal dossier “Report Card 20: Unequal Chances – Children and economic inequality”, pubblicato dall’Unicef Office of Strategy and Evidence.
I numeri parlano chiaro e sono l’ennesima dimostrazione di un Paese alle prese con una crisi lunghissima: quasi un bambino italiano su quattro vive al di sotto della soglia di povertà, col 23% dei bambini che vive in famiglie con un reddito inferiore al 60% della media nazionale, uno dei tassi più elevati in Europa.
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Secondo il rapporto Unicef esiste una chiara correlazione tra livelli più elevati di disuguaglianza economica e la salute dei bambini: quelli che crescono nei Paesi con il maggior livello di disuguaglianza hanno una probabilità 1,7 volte maggiore di essere in sovrappeso rispetto a quelli che vivono nei Paesi con minor livello di disuguaglianza, con un legame chiaro ad una alimentazione di qualità inferiore e al fatto di saltare i pasti.
Non a caso, guardando ai dati relativi ai Paesi dell’Ue, il rapporto Unicef sottolinea che solo il 58% dei bambini appartenenti a famiglie che rientrano nel quintile più povero della popolazione gode di ottima salute, rispetto al 73% di quelli appartenenti al quintile più ricco. Maggiore povertà e disuguaglianze economiche evidenziano problematiche anche nel rendimento scolastico, che diminuisce trai bambini a basso reddito. Nei Paesi con il più alto livello di disuguaglianza, il 65% dei bambini rischia di lasciare la scuola senza aver acquisito competenze di base in lettura e matematica, rispetto al 40% dei bambini nei paesi con il più basso livello di disuguaglianza. Queste disparità tra i vari paesi si riscontrano anche all’interno dei singoli paesi, dove si registrano notevoli differenze nei risultati dei voti scolastici tra i ragazzi provenienti dalle famiglie più abbienti e quelli provenienti dalle famiglie più povere.
Tornando all’Italia, secondo l’Unicef il nostro Paese occupa il 12mo posto nella classifica sul benessere dei bambini su 37 paesi, nel primo terzo della classifica per quanto riguarda il benessere mentale (10mo posto), mentre si colloca nella fascia media per quanto riguarda la salute fisica (17mo posto) e le competenze (25mo posto). Tra i paesi con dati comparabili inclusi nel rapporto, l’Italia si colloca al 22mo posto su 40 per quanto riguarda la disparità di reddito, con il quintile più ricco della popolazione che guadagna 5,35 volte il reddito del quintile più povero. Si colloca al 30mo posto per quanto riguarda la povertà infantile, con un tasso pari al 23,2%. Tra i paesi per cui il rapporto fornisce dati comparabili, l’Italia si colloca al 15mo posto su 41 per quanto riguarda l’entità del divario nelle competenze di base in matematica e lettura tra i bambini provenienti dalle famiglie più ricche e quelli provenienti dalle famiglie più povere: l’84% dei bambini appartenenti al quintile delle famiglie più ricche ha competenze di base in matematica e lettura, rispetto a poco meno del 45% dei bambini appartenenti al quintile più povero.
“La disuguaglianza influisce profondamente sul modo in cui i bambini imparano, su ciò che mangiano e su come vivono la vita”, spiega Bo Viktor Nylund, direttore dell’Unicef Innocenti. “Per limitare gli effetti più gravi della disuguaglianza, dobbiamo investire con urgenza nella salute, nella nutrizione e nell’istruzione dei bambini delle comunità più vulnerabili”, è la ricetta dell’organizzazione.