Le nuove indicazioni nazionali

Se a scuola la Storia diventa ideologia

L’idea di superiorità dell’Occidente ribadita anche nella bozza delle “Indicazioni nazionali” per i Licei

Cultura - di Paolo Saggese

12 Maggio 2026 alle 18:30

Condividi l'articolo

Foto Claudio Furlan/Lapresse
Foto Claudio Furlan/Lapresse

In più occasioni è stata analizzata la ormai celebre sententia a inizio della  disciplina “Storia” che recita “Solo l’Occidente conosce la Storia” nelle “Indicazioni nazionali per il curricolo della Scuola dell’Infanzia e Scuole del I ciclo dell’Istruzione”, che sono state emanate con il DM 221 del 9 dicembre 2025. Questa affermazione non solo è infondata, non solo non corrisponde al pensiero di Marc Bloch, che segue alla citazione, ma esprime anche una visione eurocentrica delle “vicende” planetarie, indirettamente quasi una giustificazione del colonialismo politico, militare, economico, culturale dell’Occidente sul resto del pianeta, da cui la scuola deve prendere le distanze. Dopo la sententia si legge nelle “Indicazioni”: “Ha scritto Marc Bloch: «I greci e i latini, nostri primi maestri, erano popoli scrittori di storia. Il cristianesimo è una religione di storici. […] è nella durata, dunque nella storia, che si svolge il gran dramma del Peccato e della Redenzione […]». Ciò non vuol dire assolutamente che altre società e culture non abbiano avuto una storia e i modi per raccontarla” (p. 54). La citazione è tratta dall’opera incompiuta Apologia della storia o Mestiere di storico, più volte riedita anche in traduzione italiana (cito dall’edizione Feltrinelli curata da Massimo Mastrogregori, Traduzione di Lorenzo Alunni, Milano, 2024).

Come risulta chiaramente dal contesto, che qui non possiamo analizzare, Marc Bloch non dichiara affatto che “solo l’Occidente conosce la Storia”, e in tutta l’opera, così pervasa da dubbi, da sincera umiltà, da aperture alla storiografia universale, alla ricerca della “verità” mai totalmente soddisfatta, alla storia dell’uomo primitivo e di altre civiltà, alla ricerca del passato per meglio comprendere anche il presente, non risulta vi siano elementi, che suffraghino la sentenza assoluta proposta dagli estensori delle “Indicazioni nazionali”. Anzi egli dichiara che “la sola vera storia, che si può fare solo con la collaborazione, è la storia universale” (p. 102), quasi a chiarire che una visione eurocentrica presente nelle Indicazioni non era nella prospettiva auspicata da Bloch. Forse, la frase “Solo l’Occidente conosce la Storia” può essere “giustificata” indirettamente con una celebre analisi di Marx, che mette in stretta relazione il dominio economico delle classi dominanti con il dominio ideologico delle stesse sulle classi subalterne: chi detiene il potere, chi detiene i mezzi di produzione materiale, detiene anche il controllo dei mezzi di produzione culturale e ideologico e dunque impone alle altre classi la propria ideologia. Scrive il filosofo nell’Ideologia tedesca: “Gli individui che compongono la classe dominante posseggono fra l’altro anche la coscienza, e quindi pensano. In quanto dominano come classe e determinano l’intero ambito di un’epoca storica, è evidente che essi lo fanno in tutta la loro estensione, e quindi fra l’altro dominano anche come pensanti, come produttori di idee che regolano la produzione e la distribuzione delle idee del loro tempo. È dunque evidente che le loro idee sono le idee dominanti dell’epoca. Presi come idee, i rapporti materiali dominanti sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio” (cito da Umberto Galimberti, Capitolo 10. E se la verità fosse solo un inganno? I filosofi del sospetto: Marx, Freud, Nietzsche, Le disavventure della verità, Feltrinelli, Milano, 2025, pp. 99-100).

Ora, ritornando alla ormai celebre frase “Solo l’Occidente conosce la Storia”, questa sarebbe terribilmente vera nel momento, in cui si intendesse che l’Occidente, da “mondo dominante”, ha imposto la sua idea di civiltà e ha imposto la sua narrazione degli eventi, così da diventare il vero “proprietario” ideologico della storia. In effetti, la narrazione eurocentrica della storia ha dominato l’interpretazione delle vicende umane sino a quando l’Occidente ha esercitato un’egemonia indiscussa su quasi tutto il pianeta. Questa è stata attuata grazie ad una supremazia militare, economica, industriale, scientifica, politica e culturale, che ha caratterizzato i secoli dal XVI al XX. Subito dopo la Seconda guerra mondiale l’egemonia occidentale si è andata riducendo sino al declino trumpiano attuale e, a seguito di tale declino, ma sin dall’Ottocento, è sorta una controcultura che ha dato una rappresentazione alternativa della Storia. Per cui oggi possiamo direNon solo l’Occidente (per fortuna) conosce la Storia”, ma ogni civiltà “conosce la Storia” e può raccontarla secondo le proprie idee e la propria ideologia. Può raccontare se non la verità, la propria verità. Pertanto, non può essere condivisa l’idea che “Solo l’Occidente conosce la Storia”, perché è lontana dalla verità, o meglio è una “verità” superata, imposta da una parte al resto del mondo.

Questa visione di superiorità dell’Occidente è ribadita anche nella bozza delle “Indicazioni nazionali” per i Licei edita il 23 aprile scorso, quando si legge, per giustificare l’importanza della “storia politica” su quella “materiale”:Obbedendo tuttavia a una consolidatissima tradizione le indicazioni nazionali tengono ferma anche per i licei la scelta di indicare nella storia politica la via maestra per accostarsi allo studio del passato. Dove per storia politica s’intende l’organizzazione interna delle comunità umane, i modi d’intendere l’individuo e la famiglia, l’uso e i caratteri della proprietà e lo stanziamento sul territorio, i modi del potere, gli organi e le competenze di questo, le caratteristiche dei rapporti con le altre comunità e insieme lo specifico apparato ideale e simbolico che le anima e le regge. E cioè le idee religiose, i miti, le figure eponime, la visione del mondo che esse coltivano. Nella convinzione che alla fine è da ognuna di queste cose e dal loro insieme che dipende l’effetto e dunque il significato storico di una determinata tecnica o di una determinata coltivazione. Sembra accertato, ad esempio, che l’invenzione della bussola e della polvere da sparo debba essere attribuita alla civiltà cinese: ma chi può dubitare che sia stato il loro impiego da parte di una civiltà con un potere, una religione e una visione del mondo affatto diversi da quelli del Celeste Impero, chi può dubitare che sia stato questo impiego e non quella invenzione a cambiare il mondo?” (p. 23 della “Bozza” del Liceo Classico; il corsivo è mio).

Dopo aver ribadito che non si può studiare tutto e che la visione eurocentrica è compatibile con i reali interessi di chi vive e risiede in Italia rispetto ad altre parti del mondo, si precisa: “Ciò che peraltro non può né deve nascondere un fatto. E cioè che la centralità assegnata nelle Indicazioni alla storia dell’Italia e dell’Occidente deriva anche dall’oggettivo, enorme rilievo che tale storia ha avuto e continua ad avere nella vicenda mondiale avendo dato ad essa le forme universalmente adottate della moderna statualità, le premesse teoriche della ricerca e del progresso scientifico, le fondamenta dei diritti della persona umana e delle sue libertà; e da ultimo il concetto stesso di storia che è il nostro” (ibidem). “Il concetto stesso di storia che è il nostro” corrisponde insomma a “Solo l’Occidente conosce la storia”. Così come si ribadisce la superiorità della nostra “civiltà” sulle altre. Nel momento in cui si ribadisce la superiorità dell’Occidente, si omette ancora una volta di ricordare i crimini compiuti dal colonialismo e gli eccidi e le violenze, che l’Occidente ha perpetrato per secoli contro le popolazioni del Pianeta e continua a perpetrare, spesso in nome dei “diritti della persona umana e delle sue libertà” evocati e celebrati (ipocritamente?) dagli estensori delle “Indicazioni nazionali”. Insomma, l’impostazione della storia resta la stessa ed è in continuità con quella teorizzata nelle “Indicazioni nazionali” per il I ciclo. Del resto, il “Coordinatore” della disciplina è ancora una volta Ernesto Galli della Loggia, che continua coerentemente nella sua battaglia ideologica, che dovrebbe restare estranea alle aule delle nostre scuole, che hanno bisogno di uno studio oggettivo e non ideologizzato della storia e delle altre discipline.

*Storico della Scuola

12 Maggio 2026

Condividi l'articolo