L'Iran alza la posta dopo il flop americano
Schiaffo dell’Iran a Trump: “Tregua o no all’intesa”
Forti del fallimento americano a Hormuz e dell’impopolarità della guerra gli ayatollah rifiutano il memorandum. E il tycoon si infuria: “Inopportuni”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Cronaca di un fallimento annunciato. Dopo settimane di negoziati impossibili, la Repubblica islamica consegna ai mediatori di Islamabad la risposta al memorandum di Washington: «Cessazione immediata della guerra» e «ripristino della sicurezza marittima» nel Golfo e nello Stretto di Hormuz. Poi, si parlerà del resto. La proposta di Teheran contempla il pagamento dei danni di guerra, il riconoscimento della sovranità su Hormuz e la revoca delle sanzioni. L’Iran ha anche minacciato ritorsioni contro Londra e Parigi se manderanno navi nello Stretto.
Il memorandum americano prevede tre cose immediate: via il blocco contro le navi e i porti iraniani, si riapre lo Stretto al traffico commerciale, si smette di sparare. Poi tutto il resto. Il programma nucleare, le sanzioni, i miliardi iraniani bloccati all’estero. Gli americani insistono che l’Iran ceda le scorte di uranio arricchito, chiuda tre impianti nucleari, sospenda l’arricchimento per vent’anni. Gli ayatollah, secondo i media Usa, hanno risposto positivamente per quanto riguarda la diluizione di una parte dell’uranio, il resto lo spedirebbero in Russia. Ma l’agenzia iraniana Tasnim smentisce. E, in ogni caso, l’arricchimento si fermerebbe per dieci, quindici anni al massimo. L’Iran ha difeso la decisione di respingere la bozza di memorandum di intesa in 14 punti con gli Stati Uniti. “Tutto ciò che abbiamo proposto nel testo era ragionevole e generoso. Non solo per gli interessi nazionali dell’Iran, ma per il bene e il progresso della regione e del mondo. Le parti americane continuano a insistere sulle loro richieste ingiuste”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani. “Non abbiamo rivendicato alcun vantaggio, l’unica cosa che abbiamo rivendicato sono i diritti legittimi dell’Iran”, ha assicurato.
“Non mi piace la loro lettera. È inappropriata. Non mi piace la loro risposta». È quanto ha detto Trump in una telefonata con Axios, in merito alla risposta dell’Iran sulla proposta statunitense di memorandum per chiudere la guerra. Il tycoon si è tuttavia rifiutato di scendere nei dettagli sui contenuti della risposta. In precedenza, Trump era stato molto netto: «Gli Stati Uniti non possono permettere all’Iran di possedere armi nucleari e di avere accesso alla capacità atomica». Se questo obiettivo non verrà raggiunto con il negoziato, «ad un certo punto prenderemo l’uranio arricchito, ne abbiamo il controllo. Se qualcuno si avvicina, posso dirvi il suo nome, il suo indirizzo e il suo numero di matricola. Lo stiamo monitorando e chiunque si avvicini, lo faremo saltare in aria». Si riferiva agli oltre 400 chili di uranio arricchito rimasti nelle mani degli ayatollah, probabilmente nei sotterranei del sito di Isfahan, che potrebbero essere usati per costruire una bomba atomica in tempi rapidi. Il presidente ha aggiunto che gli iraniani «sono militarmente sconfitti. Nella loro mente, forse non lo sanno. Ma penso che lo sappiano. Questo però non significa che abbiamo finito. Potremmo intervenire per altre due settimane e colpire ogni singolo obiettivo. Ci sono certi obiettivi che volevamo, e ne abbiamo colpiti probabilmente il 70%, ma abbiamo altri obiettivi che potremmo potenzialmente colpire». E poi la bordata finale agli ayatollah di Teheran: “Per 47 anni avete deriso il nostro Paese, avere ucciso la nostra gente, avete massacrato 42 mila vostri manifestanti, innocenti e disarmati. Non riderete più”. Nel giro interminabile di messaggi sul suo social Truth e di interviste, Trump ha affermato a Fox News di valutare «il rilancio di Project Freedom ma con un ambito più ampio che non si limiti solo a scortare delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz». Il capo della Casa Bianca ha tuttavia chiarito di «non aver ancora preso una decisione definitiva». Salvo poi aggiungere che gli Stati Uniti continueranno a «esercitare pressione» sull’Iran «fino a quando non raggiungerà un accordo». Per chiudere proclamando: «La resa dell’Iran avverrà sicuramente».
Da un gangster all’altro. La guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran “non è finita” perché prima devono essere “eliminate” le scorte di uranio arricchito. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’emittente americana Cbs. La guerra, ha detto Netanyahu al programma 60 Minutes, “non è finita, perché c’è ancora materiale nucleare, uranio arricchito, che deve essere portato fuori dall’Iran. Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati”. Quindi occorre “entrare e portarlo fuori”, ha detto il premier israeliano. Netanyahu ha affermato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump condivideva una posizione simile. Per rimuovere l’uranio arricchito dall’Iran, «bisogna entrare e portarlo via», e Trump gli avrebbe anticipato che intende farlo: «Non parlerò di mezzi militari, ma quello che mi ha detto il presidente è ‘Voglio entrare là’. Penso che si possa farlo fisicamente. È il modo migliore». Musica per le orecchie di chi ha fatto della guerra perpetua multi-fronti l’assicurazione per la sua vita politica.