Tregua a rischio

Iran, Trump lancia l’operazione “Project Freedom” per liberare le navi ferme ad Hormuz: Teheran minaccia ritorsioni

Esteri - di Redazione

4 Maggio 2026 alle 10:17

Condividi l'articolo

Leon Neal, Pool via AP
Leon Neal, Pool via AP

Sull’asse Washingon-Teheran la tensione si fa palpabile, così come il rischio di un ritorno alla guerra e dunque alla fine del cessate il fuoco proclamato unilateralmente da Donald Trump, ma accettato dalla leadership iraniana.

In ballo c’è ancora una volta il controllo dello stretto di Hormuz, ostaggio sia del regime di Teheran che del blocco navale statunitense. Proprio per aggirare il blocco iraniano, Donald Trump ha annunciato via social, il suo Truth, che da lunedì 4 maggio le forze armate statunitensi proveranno ad aiutare le navi merci ferme a superare lo stretto.

L’operazione Project Freedom per sbloccare Hormuz

Trump ha definito l’operazione “Project Freedom”, parlando genericamente dell’intenzione americana di “guidare le navi in modo sicuro” fuori dallo stretto. Al momento non è chiaro come tutto ciò potrebbe avvenire: già in passato Trump aveva proposto agli alleati della Nato di impegnarsi in una missione navale internazionale per “scortare” le navi oltre Hormuz, ma nessun Paese aveva aderito per timore di essere coinvolto direttamente nella guerra scatenata da Stati Uniti ed Iran.

È possibile dunque che quello statunitensi nell’operazione “Project Freedom” sia un supporto logistico alle navi cargo, petroliere e metaniere ferme nello stretto. Si tratterebbe, in sostanza, di localizzare le mine subacquee sparse dagli iraniani nel mare e indicare la giusta rotta alle navi commerciali per permettere una navigazione sicura. Non a caso il CENTCOM, il comando interforze statunitense per il Medio Oriente, ha parlato in un comunicato di coordinare la ripresa del traffico marittimo, non facendo alcun accenno ad una missione per scortare le navi.

Le minacce di Teheran

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. I media iraniani hanno presentato il nuovo piano di Trump su Hormuz come “delirante”, mentre il comandante del quartier generale centrale iraniano di Hazrat Khatam al-Anbiya, Ali Abdollahi, ha avvertito che “qualsiasi forza armata straniera, in particolare l’esercito americano invasore, se intende avvicinarsi e entrare nello stretto di Hormuz, sarà soggetta ad attacco”. “La sicurezza dello stretto di Hormuz è sotto il controllo dell’Iran e in ogni circostanza qualsiasi movimento sicuro deve avvenire in coordinamento con l’Iran”, ha precisato l’esponente del regime.

Il parlamentare Ebrahim Azizi ha invece sottolineato che “ogni interferenza americana” nello stretto sarà considerata una violazione del cessate il fuoco iniziato tra il 7 e l’8 aprile.

La posizione iraniana su Hormuz non sorprende: il controllo dello stretto è la principale arma del regime sul tavolo delle trattative, il blocco del canale è la principale contropartita che può offrire nei negoziati con gli Stati Uniti assieme al programma nucleare.

Lo stallo dei negoziati

L’uscita social di Trump e l’annuncio riguardo l’operazione “Project Freedom” arriva dopo la sostanziale bocciatura da parte della Casa Bianca della nuova proposta iraniana per sedersi nuovamente al tavolo dei negoziati.

Nei giorni scorsi è arrivata infatti a Washington la bozza in 14 punti di un piano di pace formulato dalla Repubblica Islamica per terminare definitivamente le ostilità. Un documento che Trump ha definito “inaccettabile” in quanto esclude una delle principali richieste dell’amministrazione Trump, ossia di includere da subito nei negoziati la questione del programma nucleare iraniano.

Il piano iraniano era articolato in tre fasi: la prima di 320 giorni per trovare un accordo sul modo con cui gestire lo stretto di Hormuz e porre fine all’altro conflitto in Medio Oriente, quello in Libano tra Israele ed Hezbollah, il partito-milizia alleato di Teheran. La seconda fase riguarderebbe il programma nucleare iraniano, che verrebbe dunque discusso solo le due questioni prioritarie per l’Iran come il controllo di Hormuz e il Libano, mentre nella terza verrebbero coinvolti anche gli altri paesi del Golfo, per definire una strategia di sicurezza comune nella regione.

di: Redazione - 4 Maggio 2026

Condividi l'articolo