La serie su Prime video

“La casa degli spiriti”, la serie tratta dal romanzo di Isabel Allende racconta il golpe Pinochet per dire ‘No’ ai nuovi fascismi

Il romanzo di Isabel Allende torna in tv, con una versione che ne ripercorre le pagine per intero, dalla democrazia alla dittatura. “Bisogna ricordare ciò che è successo per guarire le ferite”

Interviste - di Chiara Nicoletti

10 Maggio 2026 alle 16:00

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“La casa degli spiriti”, la serie tratta dal romanzo di Isabel Allende racconta il golpe Pinochet per dire ‘No’ ai nuovi fascismi

 

È il gennaio del 1981 quando una giovane Isabel Allende inizia a scrivere il suo romanzo d’esordio, La casa degli spiriti. La neo-scrittrice cilena allora si trovava in esilio in Venezuela dopo essere fuggita dal Cile in seguito al golpe militare di Pinochet. Mentre il suo paese era dilaniato dalla violenza, Allende, senza nominare esplicitamente né il suo paese né i suoi “protagonisti” attraverso la storia particolare della famiglia Trueba, racconta il clima precedente al colpo di stato cileno del 1973, con la fine di un’esperienza democratica e l’instaurazione di una dittatura militare. Sono le donne della famiglia ad essere le protagoniste del romanzo, nonna, mamma, nipote, tre generazioni di donne, Clara, Blanca e Alba, sempre loro a compiere i veri atti rivoluzionari.

Isabel Allende vende 70 milioni di copie nel mondo e passa alla storia. Nel 1993, il regista Bille August trae un film dal libro con, però, quasi tutti attori americani, tra cui Meryl Streep e Jeremy Irons. A distanza di 44 anni da quello straordinario debutto letterario, il capolavoro di Isabel Allende diventa una serie, questa volta rigorosamente in lingua spagnola, che ha debuttato su Prime Video il 29 aprile in oltre 240 paesi. Con la stessa Isabel Allende e l’attrice Eva Longoria tra i produttori esecutivi, la serie è prodotta da FilmNation (la stessa del premio Oscar Anora) con il supporto della Fabula di Juan de Dios Larraín e Pablo Larraín. Dopo l’anteprima della serie, avvenuta all’ultimo Festival di Berlino, abbiamo incontrato il trio di showrunner Francisca Alegría, Fernanda Urrejola e Andrés Wood per approfondire la genesi dello show ed in particolare, il suo carattere di estrema attualità.

Una scelta naturale quella di trasporre il romanzo in una serie TV? Com’è stato?
Andrés Wood: Penso che tradurre questo libro in un film sia quasi impossibile, è per questo che il film del 1993 ha dovuto tagliare una generazione e andare molto veloce. Anche una serie di 8 capitoli è stata una grande sfida. 20 anni fa non sarebbe stato possibile fare questa serie in spagnolo con attori latino-americani, girata in Cile. Questo è un grande progetto, una grande storia, un grande libro e ci siamo sentiti dei privilegiati a poterlo realizzare.

Durante la visione della serie non si può fare a meno di riflettere sul fatto che il lavoro di Isabel Allende è stato profetico e che, guardando all’attualità, se per certi versi siamo andati avanti, per altri sembra che stiamo tornando indietro. È questo aspetto a rendere attuale e rilevante la serie oggi?
Andrés Wood: “Sì. È qualcosa che ha a che fare con la magia dei classici, ti permette di rileggerli ancora e ancora. La nostra vita è un ciclo: avanziamo di due passi e torniamo indietro di uno. Quello che stiamo vivendo oggi è davvero connesso al libro, alla storia di questa famiglia in questi 50 anni. Personalmente ho un legame profondo con il libro, l’ ho letto da giovane, alla fine degli anni 80, quando era proibito in Cile.

Francisca Alegría: Abbiamo ricevuto la notizia del progetto proprio subito dopo la rivoluzione cilena del 2019. C’era questa ferita della dittatura che si riapriva. Le persone si scontravano con la polizia. Sembrava tristemente il momento giusto perché, stiamo assistendo ad una nuova ascesa di violenza e di fascismo.

Fernanda Urrejola: Il Cile è un paese che tristemente non ha molta memoria. Non abbiamo nemmeno raccontato la storia nel modo giusto. Siamo ancora in campi molto separati, ci sono versioni della storia che non coesistono. Sembra di vivere in realtà parallele. Quindi dobbiamo smettere di parlare di destra e sinistra e iniziare a parlare di umanità e di come prenderci cura gli uni degli altri. Ecco perché è così importante raccontare questa storia: una nipote in grado di articolare il passato, quello che le donne precedenti non potevano dire ad alta voce. Ricordare la verità per non ripetere la storia.

Pur non parlando espressamente del Cile, finalmente una resa rispettosa del libro anche in termini di rappresentazione, lingua, cultura. Come ci avete lavorato?
Francisca Alegría: Il romanzo parla di un remoto paese sudamericano. Isabel Allende non vuole dire Cile perché vuole rappresentare le ferite latinoamericane che condividiamo tutti. Ma sappiamo anche che quando diventi troppo generico rischi di perdere il DNA. Ci siamo detti: non menzioneremo il Cile ma le location, la musica, il look dovevano essere cileni. E il casting è stato fatto con l’idea di costruire un’unione latinoamericana. Il nostro sogno è avere un’industria latinoamericana che possa lavorare insieme e collaborare di più, come fa l’industria anglosassone.

Fernanda ha dichiarato: “stiamo affrontando tutte le ferite che il patriarcato ha portato alla nostra società”. È questo il momento giusto per guardarci indietro e riflettere?
Andrés Wood: Quello che Francisca e Fernanda hanno fatto, che il film non ha fatto e che il libro fa in un modo meno esplicito, è rendere chiaro che la persona che racconta la storia è della quarta generazione, Alba. Seguiamo sempre il suo punto di vista. In un certo senso lei racconta questa storia perché ha avuto una bisnonna, una nonna e una madre che l’hanno aiutata a raccontarla. Bisogna riconoscere quello che è successo, per guarire.

Fernanda Urrejola: Isabel Allende ha detto che il suo romanzo parlava di come il patriarcato opera e alla fine distrugge tutto. Questo romanzo mostra donne che esercitano il potere in modo molto femminile. Non hanno bisogno di diventare come gli uomini e combattere con la violenza per essere ascoltate. Stiamo parlando di forza femminile, gli aspetti sottili della cura. Per esempio, Férula nel terzo episodio crea una scuola per i bambini della hacienda. Questa è forza. Non è forza fisica. Il matriarcato riguarda la collaborazione. Clara non combatte, quello che fa è creare una realtà diversa per se stessa e per le persone che ama.
Francisca Alegría: e quello che fa Alba è riuscire a vedere senza giudicare. Conosce la cosa orribile che ha fatto suo nonno, ma non punta il dito con odio. Si concentra sulla guarigione e sulla compassione.

C’è chi ha scritto che la serie si concentra più sulle dinamiche familiari e sociali che politiche. È così?
Andrés Wood: questo libro è stato scritto quando Isabel era in esilio e la politica è sempre stata vicina a questa famiglia. Alla fine è un grande scontro, i due capitoli finali sono molto estremi politicamente, riflettono quello che è successo nel paese e la serie segue il libro.

Francisca e Fernanda, come vi ha cambiato, da donne e artiste, lavorare a questa serie?
Francisca Alegría e Fernanda Urrejola: Possiamo dire ad alta voce che siamo donne completamente diverse dopo aver fatto questa serie. Abbiamo curato le nostre ferite personali attraverso la scrittura. Non puoi separare il politico dal personale. Nell’ambito del tema della violenza contro le donne, per esempio, ci riunivamo in cerchio, prima di girare, per creare uno spazio sicuro per parlare e rilassarci . Prestavamo particolare attenzione alle scene di violenza. Eravamo sempre emotivamente disponibili per le attrici perché questa industria si porta dietro già tanti traumi. Stiamo cercando di fare la differenza dall’interno.

10 Maggio 2026

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