Strage senza fine
Bambini uccisi mentre aspettano il cibo: a Gaza continua la mattanza di Israele
L’attacco giovedì a Deir al-Balah. Delle 57mila vittime palestinesi, la metà sono minori. Netanyahu: “Diplomazia per raggiungere obiettivi nei 60 giorni, altrimenti con altri mezzi”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
“Gaza. La strage dei bambini”. Il titolo dell’Osservatore Romano sintetizza la mattanza dei più indifesi tra gli indifesi perpetrata dall’esercito israeliano: ventotto uccisi tra la notte di giovedì e l’alba di ieri. “Bambini colpiti mentre aspettavano di ricevere cibo terapeutico. È un orrore nell’orrore”, Alessandro Migliorati, capo progetto di Emergency a Gaza, commenta così l’attacco che giovedì ha coinvolto in maggioranza bambini in fila con le loro madri davanti a un centro di distribuzione di trattamenti per malnutriti a Deir al-Balah. E aggiunge: “Negli ultimi giorni nella Striscia i bombardamenti si sono intensificati, e così le vittime civili. Chiediamo con forza un cessate il fuoco permanente e l’ingresso degli aiuti umanitari”.
Denuncia Catherine Russell, direttrice generale di Unicef: “Questa è la crudele realtà che molti a Gaza si trovano ad affrontare oggi”, prima affamati per la mancanza di “aiuti non sufficienti ammessi ad entrare nel territorio”, ora uccisi in un conflitto dove non si rispettano “le responsabilità basilari per proteggere i civili”. Ma i bambini così “rischiano di morire di fame, mentre cresce il rischio di carestia”. Almeno 798 persone sono state uccise mentre cercavano di ricevere aiuti alimentari nella Striscia di Gaza dalla fine di maggio. Lo ha riferito l’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr). Dei morti registrati dal 27 maggio, 615 si trovavano nelle vicinanze di centri operati dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), sostenuta da Stati Uniti e Israele, ha precisato un portavoce dell’Ohchr ai giornalisti. Altri 183 civili sono stati uccisi lungo i percorsi seguiti dai convogli di aiuti, ha aggiunto. La Ghf è finita al centro di forti critiche da parte dell’Onu e di diverse organizzazioni umanitarie, che la accusano di non riuscire a rispondere ai bisogni fondamentali della popolazione di Gaza. Numerosi testimoni hanno riferito di episodi quasi quotidiani in cui gruppi di persone che cercano di raggiungere i siti della Ghf vengono presi di mira da colpi d’arma da fuoco israeliani. Israele, da parte sua, accusa Hamas di attaccare i civili in cerca di aiuti e di falsificare i dati sulle vittime.
Dal 7 ottobre 2023, la risposta da parte di Israele all’attacco di Hamas – che ha causato quasi 1.300 morti (tra i quali circa 800 civili) e il rapimento di oltre 200 persone – l’esercito israeliano ha ucciso a Gaza oltre 57.000 palestinesi, in gran parte civili, quasi la metà dei quali minori e bambini (secondo l’Unicef, più di 50.000 bambini sono stati uccisi o feriti). Le donne uccise sono almeno 28.000 e più di 1.400 gli operatori sanitari. Rasi al suolo ospedali, scuole e infrastrutture su oltre l’80% del territorio, distrutta il 75% della rete idrica. I dati sono condivisi dalle principali organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu. Il 75% delle morti sono attribuibili a ferite da guerra, secondo Medici senza frontiere.
Intanto, Benjamin Netanyahu ha fatto rientro a Tel Aviv da Washington dopo quattro giorni intensi e almeno due faccia a faccia ufficiali con Trump, senza l’atteso annuncio al fianco dell’alleato. Ma lanciando messaggi tra le righe e minacciando Hamas: «Siamo determinati a riportare a casa tutti gli ostaggi. All’inizio di questo cessate il fuoco entreremo immediatamente in negoziati per porre fine alla guerra in modo permanente», dice ribadendo le linee rosse per centrare l’obiettivo: «Disarmo di Hamas, smilitarizzazione di Gaza e nessuna capacità militare o di governo per Hamas. Se sarà possibile raggiungerle con la diplomazia, tanto meglio. Ma se ciò non accadrà entro i 60 giorni di tregua, lo raggiungeremo con altri mezzi, con l’uso della forza, la potenza del nostro eroico esercito», ribadisce probabilmente rassicurato sulla sua posizione dal tycoon. “Il cessate il fuoco è stato rotto da Israele. È difficile immaginare una tregua quando si ritiene che l’unica soluzione sia la sparizione della Palestina. E l’idea della ‘città umanitaria’ fa abbastanza impressione”, così il professor Vittorio Parsi a In Onda su La 7. Non c’è altro da aggiungere.