Prove di intesa

Gaza, Netanyahu da Trump per il cessate il fuoco: flop dei primi negoziati “indiretti” a Doha

News - di Redazione

7 Luglio 2025 alle 11:36

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Gaza, Netanyahu da Trump per il cessate il fuoco: flop dei primi negoziati “indiretti” a Doha

A decidere sarà come sempre lui, ma mai come in queste ore il pressing interno ed esterno su Benjamin Netanyahu per firmare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza sembra poter far crollare il primo ministro di Israele.

Il leader israeliano è giunto nella mattinata italiana alla base congiunta di Andrews, fuori Washington, in vista del suo incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, previsto per stasera. È alla Casa Bianca che il primo ministro potrebbe dover cedere al pressing del suo più grande sponsor, gli Stati Uniti da sempre alleato dalla causa israeliana: dopo l’intervento “risolutivo” in Iran contro il programma nucleare di Teheran e aver costretto le due parti, ma in particolare il governo israeliano, ad un cessate il fuoco, Trump è intenzionato a riprovarci.

In attesa del faccia a faccia Trump-Netanyahu, domenica il primo round di colloqui tra Israele e Hamas su un cessate il fuoco a Gaza si è concluso senza un accordo, secondo quanto riportato da Sky News Arabia, che ha citato funzionari palestinesi a conoscenza dei negoziati tenuti a Doha. In particolare le fonti hanno riferito all’emittente televisiva che la delegazione israeliana “non ha un mandato sufficiente per raggiungere un accordo” con Hamas.

Cosa prevede il cessate il fuoco

L’Associated Press ha reso noto i dettagli dell’accordo, tramite più fonti a conoscenza del documento presentato al tavolo: il piano Trump prevede un cessate il fuoco di 60 giorni durante i quali Hamas consegnerebbe 10 ostaggi vivi e 18 morti, le forze israeliane si ritirerebbero in una zona cuscinetto lungo i confini di Gaza con Israele ed Egitto e verrebbero apportate ingenti quantità di aiuti.

Quest’ultimi verrebbero distribuiti dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalla Mezzaluna Rossa Palestinese: non è specificato cosa accadrà alla Ghd, la Gaza Humanitarian Foundation che da maggio si occupa tra le polemiche della distribuzione degli aiuti umanitari.

La proposta Trump non garantisce la fine permanente della guerra, condizione richiesta da Hamas, ma afferma che i negoziati per un cessate il fuoco permanente si svolgeranno durante i 60 giorni e che durante questo periodo “il presidente Trump garantisce il rispetto da parte di Israele” dello stop delle operazioni militari e, si legge nel documento, “annuncerà personalmente l’accordo raggiunto”.

Il pressing su Netanyahu

Decisivo sarà l’incontro tra Trump e Netanyahu, col primo che sembra essere l’unico a poter far cedere il primo ministro sull’ipotesi di un cessate il fuoco. In patria il leader del Likud è stretto in un doppio fronte: da una parte il presidente Isaac Herzog che spinge il primo ministro a firmare l’accordo per una tregua “anche se il costo è alto”, dall’altra parte i suoi alleati di governo Smotrich e Ben-Gvir, leader dei partitini dell’estrema destra messianica fondamentali per la tenuta dell’esecutivo, che al contrario vogliono proseguire il conflitto a Gaza e “terminare il lavoro” con l’occupazione totale della Striscia.

D’altra parte la prima reazione di Netanyahu ai negoziati di questi giorni è stata negativa. Il primo ministro ha già pubblicamente riferito che alcune delle richieste fatte da Hamas per il cessate il fuoco sono “inaccettabili”: si tratta in particolare della restituzione della gestione degli aiuti umanitari all’Onu, oggi in mano alla Gaza Humanitarian Foundation, Ong nata su impulso di Israele per sottrarre la gestione degli aiuti umanitari alle Nazioni Unite e che da mesi sta utilizzando la fame come vera e propria “arma”, e il ritiro dell’esercito israeliano alle posizioni che aveva a marzo, prima che cominciasse il suo piano di occupazione militare della Striscia.

di: Redazione - 7 Luglio 2025

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