Il conflitto in Medio Oriente

L’Iran “vendica” Larijani, missili su Tel Aviv come ritorsione: ucciso anche il ministro dell’Intelligence di Teheran

Esteri - di Redazione

18 Marzo 2026 alle 10:20

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Residents watch Israeli security forces inspect the site of an Iranian missile strike in Ramat Gan, Israel, Wednesday, March 18, 2026. (AP Photo/Oded Balilty)
Residents watch Israeli security forces inspect the site of an Iranian missile strike in Ramat Gan, Israel, Wednesday, March 18, 2026. (AP Photo/Oded Balilty)

L’ammissione e conferma della morte di Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano e uomo chiave del regime, più della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, è arrivata.

In una dichiarazione pubblicata dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, il corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i noti Pasdaran, hanno definito Larijani una “figura illustre, pensatore e politico rivoluzionario” e hanno sottolineato che “il sangue puro di questo grande martire, come quello di altri cari martiri, sarà fonte di onore, forza e risveglio nazionale. Le Guardie Rivoluzionarie non dimenticheranno di certo la sete di sangue di questo grande martire e di altri martiri”, si legge nel comunicato.

La vendetta iraniana per Larijani

Ma soprattutto è arrivata da parte del regime di Teheran la ritorsione per i raid israeliani che nella notte tra lunedì e martedì hanno provocato la morte di Larijani e Gholamreza Soleimani, comandante delle forze paramilitari Basij.

Le forze militari iraniani hanno bombardato Tel Aviv, provocando la morte di due civili. L’attacco è avvenuto con l’uso di bombe a grappolo nel sobborgo di Ramat Gan: le vittime, come riferito dai media israeliani, sono una coppia di 70 anni che si trovavano nella scala del loro palazzo quando è stato colpito, mentre tentavano di raggiungere il rifugio antiaereo dell’edificio.

Il ministero della Salute israeliano ha fatto sapere che dall’inizio della guerra sono state ricoverate in ospedale 3.727 persone. Di queste, 192 persone sono state ferite dagli attacchi iraniani di martedì, la maggior parte (177) in modo lieve.

Gli attacchi ai Paesi del Golfo

Ma la vendetta iraniana non ha risparmiato i Paesi del Golfo. Razzi e droni hanno colpito Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi. In Arabia Saudita un portavoce del Ministero della Difesa ha scritto su X che l’esercito aveva distrutto sei droni nell’est del Paese. “Le difese aeree del Kuwait intercettano attacchi di razzi e droni ostili”, ha dichiarato invece l’esercito dell’emirato su X. Anche il Qatar hanno detto di aver intercettato dei missili e dei droni, mentre in Bahrein sono suonate le sirene di emergenza, che hanno indicato alla popolazione di mettersi al riparo da attacchi imminenti.

A Dubai, come confermato dal primo ministro australiano Anthony Albanese, l’Iran ha colpito una base che ospita truppe australiane: si tratta della base di Al Minhad, a pochi chilometri da Dubai, che serve per le operazioni australiane in Medio Oriente.

Le aperture di Teheran

Eppure qualcosa sul fronte diplomatico sembra muoversi. Da Teheran, dove il regime è stato largamente decapitato dagli attacchi congiunti di Stati Uniti ed Israele, arriva infatti qualche lieve apertura a trattative per fermare il conflitto.

Apertura che arriva dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “Non stiamo cercando un cessate il fuoco perché non vogliamo che questo scenario si ripeta dopo un po’, ma piuttosto vogliamo una fine completa e definitiva della guerra”, ha spiegato il ministro parlando con l’emittente araba Al Jazeera.

“Molti Paesi amici hanno avanzato idee ed espresso la loro disponibilità a svolgere un ruolo per arrivare alla pace. Se c’è una proposta per porre fine alla guerra che incontra le nostre condizioni, e se ci sarà un risarcimento dei danni all’Iran, la ascolteremo certamente”, ha aggiunto il ministro a proposito dell’accordo che intende ottenere Teheran.

Araghchi ha inoltre affermato che gli Stati Uniti sono entrati in guerra su “incoraggiamento di Israele” e sulla base di “errori di valutazione”: “Coloro che ci chiedevano la resa incondizionata sono ora costretti persino a chiedere aiuto ai propri rivali per aprire lo Stretto di Hormuz”.

L’uccisione del ministro dell’Intelligence

Dopo la morte di Larijani e Soleimani, i nuovi raid israeliani continuano a mietere vittime tra le alte cariche del regime iraniano.

L’IDF ha ucciso nella notte durante un attacco nella capitale Teheran il ministro dell’intelligence iraniano Ismail Khatib. La notizia, riferita inizialmente dai media di Tel Aviv, è stata poi confermata dalle Forze di difesa. “Khatib era stato nominato ministro dell’Intelligence dalla Guida Suprema Ali Khamenei nel 2021. Nel suo ruolo, svolgeva un ruolo chiave nel sostenere la repressione interna e le attività terroristiche del regime attraverso la sorveglianza, lo spionaggio e l’esecuzione di operazioni segrete in tutto il mondo, in particolare contro lo Stato di Israele e contro gli stessi cittadini iraniani”, si legge in un comunicato del portavoce dell’IDF.

Anche da Teheran è stata confermata poco fa dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian la morte di Khatib: quest’ultimo era ministro dell’Intelligence dal 2021. Prima aveva svolto diversi incarichi come membro dei Guardiani della rivoluzione, la forza armata più importante dell’Iran.

di: Redazione - 18 Marzo 2026

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