Oscilla la tregua
Iran, Teheran agita lo spettro atomico contro gli Usa: negoziati fermi, attesa per il confronto in Cina tra Trump e Xi
Per la prima volta Teheran minaccia esplicitamente di puntare alla bomba nucleare se dovesse ricominciare la guerra. Il tycoon vede i vertici delle forze armate per valutare la ripresa raid. Oggi a Pechino l’incontro con il leader cinese. Il Nyt: La Repubblica islamica ha ripristinato l’accesso a 30 dei 33 siti missilistici lungo Hormuz
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Messaggio dall’Iran. Destinatari gli Stati Uniti e il loro presidente “Hormuz sarà il vostro cimitero acquatico”. L’Iran per la prima volta minaccia esplicitamente di puntare alla bomba atomica se dovesse ricominciare la guerra. «Una delle opzioni in caso di nuovo attacco potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%», livello idoneo per l’arma nucleare. «Ne discuteremo in Parlamento», dice il portavoce della commissione per la sicurezza nazionale Ebrahim Rezaei. Mentre prosegue lo stallo sul fronte diplomatico, Trump incontra i vertici delle forze armate per valutare la ripresa dei raid. Improbabile che la decisione venga presa prima dell’incontro di oggi in Cina con il presidente Xi Jinping, nel quale il tycoon – giunto ieri a Pechino, accolto al suo arrivo in modo sfarzoso dal vicepresidente cinese, Han Zheng. – premerà sulla Cina affinché usi le sue leve con Teheran.
Ma il tycoon ha già messo le mani avanti dichiarando ai giornalisti al seguito di non aver bisogno dell’aiuto di Pechino, né della Nato, per mettere fine alla guerra con l’Iran e indebolire il controllo di Teheran sullo Stretto di Hormuz. “Non credo che abbiamo bisogno di aiuto riguardo all’Iran. Prevarremo in un modo o nell’altro, pacificamente oppure no. L’unica cosa che conta, quando parlo dell’Iran, è che non deve possedere l’arma nucleare”. “Non penso alla situazione finanziaria degli americani, penso soltanto a una cosa: non possiamo permettere all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. È tutto. È l’unica cosa che mi motiva”, ha concluso il presidente Usa, che prima di partire alla volta della Capitale cinese aveva rivendicato il suo «ottimo rapporto» con Xi Jinping, aggiungendo però che «la Cina è forte, ma noi siamo più forti militarmente». Cina e non solo. A conferma del ruolo che le potenze asiatiche possono avere per sbloccare la crisi, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi volerà in India per la riunione dei Brics, dove avrà colloqui con diversi leader del continente. L’Iran non cederà sulle sue richieste per un negoziato con gli Stati Uniti. A ribadirlo è stato Alaeddin Boroujerdi, membro della commissione per la Sicurezza Nazionale, intervistato dall’agenzia Isna. «Non rinunceremo in alcun modo al controllo dello Stretto di Hormuz e non entreremo in alcun modo in discussioni sui negoziati relativi all’arricchimento dell’uranio», ha detto. «L’Iran non si accontenterà di nulla di meno di una risposta positiva alle nostre richieste. Non siamo assolutamente disposti a cedere alle richieste degli americani», ha insistito. Dunque, «il consiglio agli americani e al presidente Donald Trump è di raggiungere un accordo con l’Iran», ha spiegato.
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«Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo. Trump potrebbe avere l’intenzione di sbarcare truppe sull’isola iraniana di Kharg, ma non permetteremo che nemmeno un granello di polvere venga portato fuori dal nostro Paese», gli fa eco vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Saeed Siahsarani, come riporta Irna. «Non è possibile che le petroliere attraversino lo Stretto di Hormuz senza il permesso dell’Iran», ha garantito. «Se gli Usa e Trump commettono un errore, trasformeremo il Golfo Persico nel più grande cimitero acquatico per le forze americane». Altrettanto minaccioso il post su X di Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale: «Una delle opzioni a disposizione dell’Iran in caso di un altro attacco potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%». E questo è il livello considerato adatto alla produzione di armi nucleari. “L’Iran è stato annientato”. Parola di Donald Trump. L’intelligence, però, smentisce il presidente degli Stati Uniti e delinea un quadro totalmente diverso. Teheran è ancora una minaccia perché dispone di missili in abbondanza. Trump, nelle ultime settimane, ha descritto un nemico in ginocchio: “L’Iran non ha più la Marina, non ha l’Aeronautica, le scorte di missili sono quasi esaurite”, ha detto e ripetuto il presidente americano. Le informazioni fornite dalle agenzie di intelligence ai membri del Congresso, in sedute a porte chiuse, sono nettamente differenti. La Repubblica islamica, come scrive il New York Times, ha ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz: i pasdaran, quindi, sono in grado di minacciare, e in teoria, colpire, le navi da guerra degli Stati Uniti e le petroliere americane che attraversano il braccio di mare, decisivo per il commercio del 20% del greggio mondiale. L’Iran, secondo le informazioni citate dal quotidiano, può utilizzare rampe di lancio mobili all’interno dei siti ed è in grado di spostare i missili. Solo tre siti missilistici lungo lo stretto sono totalmente inaccessibili.
Nel complesso, secondo le stime, Teheran può contare ancora su circa il 70% dei dispositivi mobili di lancio sul territorio nazionale e conserva all’incirca il 70% del suo arsenale: tale dotazione comprende sia missili balistici, in grado di colpire altri Paesi della regione, sia una minore quantità di missili da crociera, utilizzabili contro obiettivi a distanza inferiore, sia terrestri che navali. Immagini satellitari e informazioni acquisite con altre tecnologie di sorveglianza autorizzano a ritenere, inoltre, che l’Iran abbia riacquistato l’accesso a circa il 90% delle sue basi sotterranee per lo stoccaggio e il lancio di missili: le strutture ora risultano “parzialmente o completamente operative”, come affermano fonti citate dal New York Times. Quanto a Israele – in attesa della riapertura del fronte iraniano, per la quale lavora alacremente- consolida la sua presa nel sud del Libano e riprende a bombardare Gaza. Secondo il ministero della Salute di Gaza, 120 palestinesi, tra cui otto donne e 13 bambini, sono stati uccisi nella Striscia dalla sospensione del conflitto con l’Iran l’8 aprile, il 20 per cento in più rispetto alle cinque settimane precedenti, quando Israele conduceva incursioni aeree sopra l’Iran. L’osservatorio dei conflitti Acled, che monitora gli attacchi israeliani a Gaza, ha indicato nel suo rapporto mensile di aprile che Israele ha effettuato il 35 per cento di attacchi in più il mese scorso rispetto a marzo. «La guerra è ancora in corso», ha dichiarato Lafi Al-Najjar, 36 anni, un palestinese cieco il cui figlio è stato ucciso il 28 aprile durante un attacco israeliano. «Si è fermata negli annunci, ma nella realtà e sul terreno la guerra non è cessata», ha detto Najjar, la cui famiglia vive in un accampamento di tende tra le rovine di Khan Younis, un tempo la seconda città più grande di Gaza.