Via al tribunale speciale
In Israele via al tribunale speciale: 300 palestinesi a rischio impiccagione
Grazie alla nuova legge del Partito Sionista, potrà essere mandato a morte anche chi ha commesso crimini prima della sua entrata in vigore. Le associazioni umanitarie: “Diritti violati”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Il Governo vara la “legge del cappio”, il Parlamento la vota a stragrandissima maggioranza. E ora tocca al tribunale speciale e poi al boia di Stato. Ne avrà del lavoro perché in vista ci sono centinaia di probabili condanne a morte. Lunedì sera la Knesset – il parlamento israeliano – ha approvato una legge per creare un tribunale militare speciale per processare circa 300 palestinesi accusati di avere partecipato agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. La legge prevede che i processi siano aperti al pubblico e che siano trasmessi su un sito che verrà creato a questo scopo. Prevede anche la possibilità di condannare a morte gli imputati. A fine marzo Israele aveva già approvato una legge che permetteva di condannare a morte i palestinesi colpevoli di terrorismo. Non si applicava però per i crimini commessi prima della sua approvazione. La nuova legge invece riguarda proprio gli attacchi compiuti più di due anni e mezzo fa.
La legge è stata proposta dal partito di estrema destra religiosa Partito Sionista Religioso, che fa parte del governo, e dal partito laico e nazionalista Israel Beitenu (Israele Casa Nostra), all’opposizione. È stata approvata all’unanimità dei parlamentari presenti, per 93 voti a zero. Altri 27 parlamentari erano assenti o si sono astenuti. Diverse organizzazioni per i diritti umani israeliane hanno criticato la legge, sostenendo che violerebbe il diritto degli imputati a un processo equo e imparziale, e opponendosi all’idea che possano essere condannati a morte. Il ministro della Giustizia Yariv Levin ha definito l’approvazione della legge “uno dei momenti più importanti dell’attuale Knesset”. E ha aggiunto: “Si percepisce che stiamo facendo la cosa giusta trovando un modo per unirci in questo momento, anche se siamo alla vigilia delle elezioni e nonostante tutti i disaccordi esistenti”. La legge stabilisce inoltre che chiunque sia sospettato, accusato o condannato per i crimini del 7 ottobre non può essere rilasciato tramite accordi di liberazione dei detenuti.
Dai papabili condannati a morte, ai bambini palestinesi uccisi in Cisgiordania.
Denuncia James Elder, portavoce dell’Unicef: “I bambini stanno pagando un prezzo intollerabile a causa dell’escalation delle operazioni militari e degli attacchi dei coloni in tutta la Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est. Da gennaio 2025 ad oggi, in media, almeno un bambino palestinese è stato ucciso ogni settimana. Ciò significa che in questo lasso di tempo sono stati uccisi 70 bambini palestinesi. Il 93% di questi è stato ucciso dalle forze israeliane. Altri 850 bambini sono rimasti feriti. La maggior parte dei bambini uccisi o feriti è stata colpita da munizioni. Tutto questo avviene in un contesto di attacchi da parte dei coloni che hanno raggiunto livelli senza precedenti. L’Ocha ha dichiarato il mese scorso che nel marzo 2026 si è registrato il numero più alto di palestinesi feriti da attacchi dei coloni degli ultimi 20 anni, e stiamo assistendo ad attacchi sempre più coordinati. Gli incidenti documentati includono bambini colpiti da proiettili, accoltellati, picchiati e spruzzati con spray al peperoncino. Non si tratta di incidenti isolati: indicano un modello persistente delle peggiori violazioni dei diritti dei bambini, nonché attacchi alle loro case, alle scuole e all’acqua da cui dipendono. Ciò che si sta verificando non è solo un’escalation della violenza contro i bambini palestinesi; è lo smantellamento progressivo delle condizioni di cui i bambini hanno bisogno per sopravvivere e crescere.[…] Le case sono diventate la prima linea degli attacchi contro i bambini. Nei primi quattro mesi di quest’anno, più di 2.500 palestinesi, tra cui 1.100 bambini, sono stati sfollati, superando il totale degli sfollamenti registrati nell’intero 2025. Per raccontare una singola storia della mia recente missione in Cisgiordania. Ezzaldin, 8 anni, dormiva quando i coloni hanno attaccato il suo villaggio. La casa della sua famiglia era stata demolita due mesi prima, quindi Ezzaldin dormiva all’aperto. Picchiato con un pezzo di legno, è stato ricoverato in ospedale per ferite alla testa. Sua madre si è fratturata entrambe le braccia nel tentativo di proteggere il suo bambino di quattro mesi, mettendo le braccia tra il bambino e il bastone dell’aggressore”.
Uccisi o incarcerati. Rimarca in proposito il portavoce dell’Unicef: “I dati più recenti indicano che 347 bambini palestinesi della Cisgiordania sono detenuti nelle strutture militari israeliane per presunti reati legati alla sicurezza: il numero più alto degli ultimi otto anni. È allarmante che più della metà di questi bambini – 180 – siano sottoposti a detenzione amministrativa e privi delle garanzie procedurali richieste, tra cui la detenzione senza regolare accesso a un avvocato e il diritto di contestare la detenzione. Nel loro insieme, questi modelli rivelano una realtà generale: i bambini sono presi di mira sia attraverso la violenza diretta, sia attraverso lo smantellamento di sistemi e servizi essenziali. La loro sofferenza non può essere normalizzata”.