A Pechino
Iran, Taiwan, dazi, metalli rari: Trump in Cina alla corte di Xi Jinping: “Non vedo l’ora, straordinario leader rispettato da tutti”
La due giorni del Presidente degli USA, l'ultimo a visitare la Cina nel 2017, nel suo primo mandato. "Accadranno grandi cose per entrambi i Paesi!". I toni trionfalistici della vigilia e la grande rivalità tra superpotenze
Economia - di Redazione Web
È arrivato il momento di quell’incontro-scontro atteso, anticipato, rimandato, rinviato per la guerra lanciata contro l’Iran da Israele e Stati Uniti: a Pechino, oggi, atterrerà il Presidente degli USA Donald Trump per una visita ufficiale di due giorni, la prima da nove anni a questa parte, l’ultimo a volare in Cina era stato proprio Trump nel suo primo mandato alla Casa Bianca. E se da una parte un leader insiste in azioni imprevedibili, dall’altra si conferma e si consolida una posizione che invece tende alla stabilità.
Il vertice sarà teso non a superare rivalità strutturali ma a stabilizzare le relazioni tra i due Paesi, le due superpotenze più potenti e influenti nel mondo. Nove anni fa, nel suo primo viaggio da Presidente di Trump, vennero annunciati accordi commerciali per oltre 250 miliardi di dollari, anche se poi molti divennero soltanto lettere d’intenti. Poco dopo scattarono i dazi sulle merci cinesi per centinaia di miliardi di dollari e Pechino rispose con ritorsioni. “Non vedo l’ora di essere in Cina, un Paese straordinario, con un leader, il presidente Xi, rispettato da tutti. Accadranno grandi cose per entrambi i Paesi!”, ha scritto su Truth il Presidente degli Stati Uniti alla vigilia della partenza.
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Il programma prevede l’arrivo di Trump a Pechino mercoledì sera, la cerimonia si terrà il giorno dopo con una parata militare su Piazza Tienanmen seguita da una visita al Tempio del Cielo, a sud di Pechino, dove gli imperatori rafforzavano il concetto di Tian Dao, il Mandato del Cielo che legittimava il loro potere. Quando Trump visitò la Cina nel 2017, Xi Jinping aprì un’ala mai usata della Città Proibita. Nonostante i toni concilianti della vigilia, la sfiducia reciproca è elevatissima, specchio di una rivalità che si esprime in tutti i campi.
Si parlerà sicuramente di guerra in Medio Oriente: gli USA sono arcinemico dell’Iran, con Israele hanno lanciato le operazioni militari a fine febbraio mentre la Cina è uno dei Paesi più vicini a Teheran, che verso Pechino esporta gran parte del suo petrolio. La Repubblica Popolare sta anche inviando armi e condividendo informazioni di intelligence con la Repubblica Islamica. Se Trump vuole un allontanamento o quantomeno una mediazione per chiudere il conflitto, Xi Jinping vorrebbe ridurre l’impegno politico e militare di Washington nei confronti di Taiwan che Pechino considera come parte del suo territorio. Appena pochi giorni fa un gruppo di senatori bipartisan ha chiesto in una lettera a Trump di notificare una vendita di armi americane a Taiwan per un valore di 14 miliardi di dollari. Il portavoce del ministro degli Esteri cinese, Guo Jiakun, si è opposto all’eventualità.
Spazio anche per gli accordi commerciali, anche nel campo dell’intelligenza artificiale, come anticipato dal Wall Street Journal nei giorni scorsi: nella delegazione statunitense ci saranno anche Elon Musk di Tesla e SpaceX, Tim Cook di Apple, David Solomon, ceo di Goldman Sachs, Stephen Schwarzman di Blackstone, Larry Fink di BlackRock, Jane Fraser di Citigroup e Dina Powell McCormick di Meta. I funzionari della Casa Bianca hanno anche parlato della fondazione di un Board of Trade, un Consiglio del Commercio, che supervisionerà permanentemente importazioni ed esportazioni tra i due Paesi, secondo alcuni osservatori il tentativo di Washington di riuscire a stringere un accordo per l’acquisto di metalli rari, le terre sulle quali Pechino ha praticamente il monopolio della lavorazione.
Il surplus commerciale per la Cina intanto ha raggiunto nel 2025 1.200 miliardi di dollari. Pechino invece vorrebbe che i dazi imposti dagli Stati Uniti venissero ridotti, che già oggi sono stati tagliati rispetto a un anno fa, e allo stesso tempo vorrebbe che il governo di Washington cancelli i divieti di vendita di prodotti e componenti di alta tecnologia al governo e ad altre società cinesi. Accordi riguarderanno i settori dell’aerospaziale, quelli agricolo ed energetico. Non è chiaro se Trump chiederà a Xi Jinping della vicenda di Jimmy Lai, attivista ed editore di 78 anni, è stato condannato a 20 anni di prigione lo scorso febbraio. Il Presidente USA ha già definito “non una priorità” il caso anche se secondo alcuni osservatori anche questo sarà sul tappeto.