Dopo il flop dei negoziati

Cos’è il blocco navale imposto dagli Usa allo stretto di Hormuz: la strategia di Trump e la minaccia di nuovi attacchi

Gli Stati Uniti attuano il blocco navale per tutte le imbarcazioni indipendentemente dalla bandiera. Axios: “Se Teheran non cambia rotta, Trump valuta la ripresa degli attacchi”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

14 Aprile 2026 alle 10:00

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AP Photo/Altaf Qadri,File
AP Photo/Altaf Qadri,File

Attacca il Papa ingrato e pacifista. Blocca le navi in entrata ad Hormuz. E torna a mostrare i muscoli. “L’Iran non avrà mai un’arma nucleare!”. E ancora: «L’ho detto ai miei: voglio tutto. Non voglio il 90%. Non voglio il 95%. Ho detto loro: voglio tutto». Parole di Donald Trump quando erano ancora in corso il primo round dei negoziati a Islamabad, conclusosi con un nulla di fatto. In un’intervista a Fox News insiste che gli iraniani finiranno per tornare al tavolo e cedere completamente alle richieste di Washington. Il punto più esplosivo, però, è lo Stretto di Hormuz. Trump lo mette al centro della sua nuova strategia di pressione e parla di blocco navale «a breve», di dragamine americani e britannici. In serata arriva la conferma.

I negoziati tra Stati Uniti e Iran vanno avanti, ma il presidente americano «sta valutando la ripresa degli attacchi» se il «blocco navale» non facesse «cambiare rotta» a Teheran. Lo riferisce Axios. I mediatori pakistani, egiziani e turchi continueranno i colloqui con gli Stati Uniti e l’Iran nei prossimi giorni nel tentativo di colmare il divario e raggiungere un accordo per mettere fine alla guerra, secondo una fonte regionale e una americana. Le parti, spiega Axios, credono ancora che un accordo sia possibile e che si possa arrivare a un altro round di negoziati prima della scadenza del cessate il fuoco il 21 aprile. Ma non è detto che Trump resti a guardare. Gli obiettivi di nuovi attacchi potrebbero includere le infrastrutture che aveva già minacciato di colpire. Trump, rivela Axios, vuole impedire all’Iran di usare lo stretto di Hormuz come leva nei colloqui. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno messo in atto il blocco navale nelle acque del Golfo di Oman e del Mar Arabico a est dello Stretto di Hormuz, applicabile a tutte le imbarcazioni indipendentemente dalla bandiera. Lo si legge in una nota inviata ai naviganti e citata da media internazionali. La nota precisa, inoltre, che il blocco non impedirà il diritto di passaggio neutrale attraverso lo stretto di Hormuz verso o da destinazioni non iraniane. Tuttavia, anche le navi neutrali potranno essere sottoposte a controlli e ispezioni per verificare l’eventuale presenza di merci di contrabbando. Secondo quanto comunicato dal comando militare statunitense, il blocco riguarderà tutto il traffico marittimo nell’area indicata. «Qualsiasi nave che entri o esca dalla zona sottoposta a blocco senza autorizzazione potrà essere intercettata, dirottata o sequestrata», afferma l’esercito americano. Saranno tuttavia consentite spedizioni umanitarie, inclusi generi alimentari, forniture mediche e altri beni essenziali, purché soggette a ispezione preventiva.

Sul tema si cimenta lo stesso presidente Usa. «La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Non abbiamo colpito il loro piccolo numero di quelle che chiamano «navi d’attacco veloci», perché non le consideravamo una grande minaccia. Attenzione: se una qualsiasi di queste navi si avvicina al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, usando lo stesso sistema di sterminio che usiamo contro i narcotrafficanti sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale», scrive Trump su Truth. «P.S. Il 98,2% del traffico di droga verso gli Stati Uniti via mare è stato fermato!», aggiunge. Mohammad Bagher Ghalibaf – presidente del Parlamento iraniano e capo della delegazione ai falliti colloqui di pace di sabato – ha sfidato gli Stati Uniti con un post su X dopo la decisione di Trump di imporre un «blocco navale» sullo stretto di Hormuz. «Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto “blocco”, presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone». (Un gallone equivale a 3,78 litri; per gli Stati Uniti questo prezzo della benzina è molto elevato). «In conformità» con il diritto internazionale, nessun Paese ha il diritto di vietare il diritto di passaggio inoffensivo o la libertà di navigazione negli stretti internazionali utilizzati per il transito globale. Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite, Arsenio Dominguez, durante una conferenza stampa. Le sue parole si riferiscono allo Stretto di Hormuz.

Trump e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di riprendere attacchi militari limitati contro l’Iran, in aggiunta al blocco statunitense dello Stretto di Hormuz. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti a conoscenza della situazione, secondo cui i raid avrebbero lo scopo di sbloccare la situazione di stallo nei colloqui di pace. Trump potrebbe anche riprendere una vera e propria campagna di bombardamenti, sebbene i funzionari abbiano affermato che questa ipotesi sia meno probabile, data la prospettiva di un’ulteriore destabilizzazione della regione e l’avversione del presidente ai conflitti militari prolungati. Potrebbe anche cercare un blocco più temporaneo, mentre esercita pressioni sugli alleati affinché si assumano la responsabilità di una futura missione di scorta militare prolungata attraverso lo Stretto. A fianco di Trump si schiera il suo sodale di Tel Aviv. Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti «potrebbe finire da un momento all’altro». Così il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’inizio della riunione di governo, come riportato da diversi media israeliani. Inoltre, dichiara Netanyahu, Israele appoggia la decisione di Trump di imporre un blocco navale ai porti iraniani, aggiungendo che le due parti «sono in costante coordinamento». “Teheran è più debole che mai, Israele è più forte che mai», ha scritto Netanyahu a commento di un video postato sui suoi canali social.

Da un fronte di guerra all’altro. L’emittente israeliana Channel 12 ha riferito che gli attacchi dell’esercito di Israele (Idf) continueranno in tutto il Libano, a eccezione di Beirut e dei suoi sobborghi meridionali, su richiesta degli Stati Uniti. I negoziati tra il Libano e Israele per un cessate il fuoco dovrebbero iniziare oggi. La crisi umanitaria in Libano assume contorni sempre più drammatici. Secondo i dati più recenti della Disaster Risk Management Unit libanese, il bilancio complessivo ha superato i 2.000 morti e i 6.500 feriti. “La violenza del conflitto è esplosa in modo particolarmente grave l’8 aprile, quando i bombardamenti hanno causato 303 morti in sole 24 ore e 1.150 feriti. La popolazione in fuga è ormai stimata in oltre 1,5 milioni di sfollati interni, di cui 139.673 ospitati nei 682 rifugi collettivi attualmente attivi nel Paese”. Così la ong Arcs presente nel Paese dei Cedri. “La campagna non è ancora finita. Israele ha ancora molto da fare”, proclama Netanyahu. Libano, la nuova Gaza.

14 Aprile 2026

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