La battaglia interna
Terremoto a Londra, il ministro della Salute Streeting si dimette e sfida Starmer: “Non sarai tu a guidare il Labour”
Esteri - di Carmine Di Niro
La sfida è lanciata ufficialmente. Con una mossa attesa da giorni, il ministro della Salute inglese Wes Streeting si è dimesso dal governo britannico, accusando apertamente il premier Keir Starmer di aver perso la sua fiducia politica e di fatto puntando proprio a prendere le redini del Labour e dunque di Downing Street.
Dimissioni che aprono la strada ad una potenziale sfida per la leadership del partito, reduce da una devastante disfatta elettorale il 7 maggio scorso nelle elezioni amministrative in Inghilterra, Galles e Scozia: un voto che ha segnato l’avanzata inesorabile di Reform UK, il partito populista e di estrema destra di Nigel Farage, e l’emergere sul piano nazionale dei Verdi grazie al nuovo corso del giovane leader Zack Polanski, in uno scenario politico mai visto prima nel Paese in cui allo storico “bipartitismo” di Labour e Conservatori si aggiungono i LibDem e le due “novità”.
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Streeting ha ufficializzato le dimissioni in una lettera indirizzata al primo ministro, pubblicata anche su X, in cui “sfiducia” il suo capo di governo e di partito. “I risultati elettorali della scorsa settimana sono stati senza precedenti, sia per l’entità della sconfitta che per le conseguenze di tale fallimento. Per la prima volta nella storia del nostro Paese, i nazionalisti sono al potere in ogni angolo del Regno Unito”, scrive Streeting, e i progressisti “comprendono questa minaccia e la nostra responsabilità di affrontarla, ma stanno perdendo sempre più fiducia nella capacità del Partito Laburista di essere all’altezza della nostra responsabilità storica di sconfiggere il razzismo e offrire la speranza che i giorni migliori della Gran Bretagna siano ancora davanti a noi attraverso la socialdemocrazia”.
— Wes Streeting (@wesstreeting) May 14, 2026
Per l’ormai ex ministro della Salute, esponente della corrente della destra blairiana del Labour, Starmer è di fatto un leader già azzoppato e con un piede fuori da Downing Street. Secondo Streeting “è ormai chiaro che non sarai tu a guidare il Partito Laburista alle prossime elezioni generali” e ciò che seguirà dovrà essere “una battaglia di idee” che sia “ampia e deve avere il miglior gruppo di candidati possibile”.
Streeting è il quarto ministro a dimettersi: a lasciare per prima era stata Miatta Fahnbulleh, ministra per le Comunità, seguita a ruota da Jess Phillips, ministra per la tutela dei minori e da Alex Davies-Jones, ministra per le Vittime e la Violenza contro donne e ragazze. Tutti avevano chiesto “un cambiamento di leadership”.
La sfida è dunque segnata, ma il cammino è tutt’altro che in discesa. Per arrivare a primarie e tentare di scalzare Starmer, in quello che sarebbe la prima volta in assoluta nella storia del partito che un primo ministro viene sfidato dall’interno mentre è ancora in carica, Streeting necessita di 81 firme di deputati laburisti (un quinto dell’attuale gruppo parlamentare) a sostegno della sua candidatura.
Non solo. Starmer già nei giorni scorsi ha annunciato la volontà di correre contro i suoi sfidanti, e la sinistra interna al partito non resterà con le mani in mano. La corrente più progressista punta tutto su Andy Burnham, il popolare sindaco di Manchester. La strada verso la sua candidatura è lastricata di ulteriori problemi: non essendo eletto in Parlamento, Burnham non può correre per la leadership del partito e dunque del governo. Il sindaco di Manchester avrebbe bisogno di più tempo per “spingere” un deputato vicino alla sua area a dimettersi, svolgere elezioni suppletive e candidarsi per quel collegio: anche per questo probabilmente Streeting ha scelto di “bruciare i tempi” e lanciare la sfida a Starmer.
Per questo la corrente di sinistra del Labour potrebbe sceglie di puntare su altri due candidati: una è Angela Rayner, ex vicepremier costretta alle dimissioni per una questione relativa a problemi col fisco su una seconda casa; l’altro è Ed Miliband, l’attuale ministro per la Sicurezza energetica che era già stato leader laburista fra il 2010 e il 2015, venendo sconfitto alle elezioni dal conservatore David Cameron.