Le conseguenze del voto

Starmer prova a resistere, il premier inglese si “barrica” a Downing Street dopo il voto shock: ma nel Labour cresce la fronda

Esteri - di Carmine Di Niro

11 Maggio 2026 alle 15:11

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Starmer prova a resistere, il premier inglese si “barrica” a Downing Street dopo il voto shock: ma nel Labour cresce la fronda

Riconosce le sue responsabilità in una delle più gravi sconfitte e disfatte del Labour, eppure non fa marcia indietro e anzi rilancia la sua azione di governo contro i “nemici” esterni ma soprattutto quelli interni.

Dopo il tracollo subito il 7 maggio scorso nelle amministrative in Inghilterra e nelle parlamentari in Scozia e Galles, il premier inglese Keir Starmer davanti ad una platea di fedelissimi a Londra pronuncia un discorso a tratti sconcertante.

Con un tasso di approvazione ai minimi storici, aggravato dall’imbarazzante emergere dello scandalo legato a Peter Mandelson, nominato ambasciatore negli Stati Uniti nonostante i rapporti col finanziare pedofilo Jeffrey Epstein, Starmer si incolla a Downing Street rischiando così di portare al definitivo tracollo il Labour.

Nel suo discorso il primo ministro ha ribadito che non intende farsi da parte e “lasciare il Paese nel caos” perché, è la tesi del leader laburista, “affrontiamo non solo tempi pericolosi, ma anche avversari pericolosi”, con riferimento a Nigel Farage, il leader di Reform UK, il partito populista di estrema destra trionfatore giovedì, e a Zack Polanski, giovane segretario dei Verdi, in ascesa nei consensi proprio strappando voti ad un Labour in crisi di identità tra virate a destra sull’immigrazione e sicurezza, e politiche di tagli al welfare per finanziare la difesa.

Starmer ha ammesso di aver fatto “errori” e ha riconosciuto che parte dell’elettorato britannico “è frustrato” anche verso di lui personalmente. Tuttavia ha insistito di essere “dalla parte della working class”, rivendicando di avere un piano per “il cambiamento” e di voler ora accelerare su temi come “economia, Europa e difesa”.

La scelta di allontanare ogni ipotesi di passo indietro viene motivata anche ricordando il “prezzo enorme” provocato dall’ultimo governo conservatore, che ha preceduto quello di Starmer, con leadership traballanti e tre passaggi di consegne a Downing Street che ancora oggi fanno sentire il proprio peso sul consenso dei Tories: “Il Partito laburista non lascerà che questo accada. Siamo stati eletti con un mandato di cambiare questo Paese ed è quello che faremo”.

Al di là dei desiderata di Starmer, il leader laburista sa di dover fare i conti con un partito ormai in rivolta contro la sua gestione. È salito a 36 il numero di deputati che chiedono pubblicamente le sue dimissioni, con altri due “new entry” emerse proprio nel giorno del suo discorso per rilanciare la strategia di governo: tra questi anche una ex fedelissima del premier, la deputata di Birmingham Paulette Barker. “Abbiamo bisogno di una transizione ordinata e dobbiamo fare un piano, Sir Keir deve farlo, su quando se ne andrà e quando avverrà questa transizione. Il popolo britannico si è espresso”, ha detto Barker.

La deputata Catherine West, ha confermato di star raccogliendo il sostegno dei parlamentari del Labour per chiedere a Starmer di fissare una data per l’elezione di un nuovo leader del partito a settembre. Secondo West, il discorso pronunciato oggi da Starmer “è stato buono, ma non compensa i risultati di giovedì scorso”. La parlamentare, che nel fine settimana aveva minacciato una sfida diretta alla leadership, ha chiarito di non chiedere dimissioni immediate del premier ma una “tabella di marcia” per la successione. Per avviare formalmente una corsa alla leadership sarebbero necessari 81 deputati laburisti pronti a sostenere pubblicamente la richiesta: Starmer ha già chiarito che parteciperebbe a un’eventuale elezione interna se venisse presentata una mozione di sfiducia.

I tre principali aspiranti leader sono Angela Rayner, ex vice di Starmer, il ministro della Salute Wes Streeting e il sindaco dell’area metropolitana di Manchester Andy Burnham, che a differenza dei primi due non è in parlamento e dunque al momento non può correre per la leadership del Labour.

11 Maggio 2026

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