Il piano per mandare ai domiciliari 5mila detenuti
Carceri, da Nordio una toppa su sovraffollamento e suicidi: ma il piano per 5mila detenuti ai domiciliari non basta
Con 64.400 presenze a fronte di 51mila posti, a via Arenula iniziano a capire che qualcosa va fatto anche per scongiurare il rischio di una nuova condanna Cedu. Il ministro: “Non clemenza indiscriminata, ma detenzione differenziata”
Giustizia - di Angela Stella
Il Governo tenta di ricorrere ai ripari contro l’overcrowding carcerario. La situazione è ormai insostenibile e con l’avvicinarsi dell’estate si farà sempre più critica. La popolazione detenuta ha superato infatti le 64400 presenze a fronte di 51 mila posti regolamentari. I suicidi dall’inizio dell’anno sono già 21. Proprio due giorni fa a Modena, nel carcere di Sant’Anna, un detenuto di 44 anni, in attesa del processo d’appello, si è tolto la vita e i capigruppo di maggioranza del consiglio comunale a Modena hanno parlato di “sistema ormai al collasso”. Sono intervenuti anche i parlamentari modenesi del Pd, sottolineando a loro volta il caso del consiglio comunale mai svoltosi al Sant’Anna, a causa della richiesta rigettata da parte del Dap.
Più volte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva parlato di “grave e ormai insostenibile condizione di sovraffollamento” e “drammatico” numero dei suicidi ormai divenuti una “vera e propria emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente”. Ciononostante Esecutivo e Parlamento erano restati a guardare: un po’ a causa della loro visione carcerocentrica un po’ per strategia, non volendo arrivare al voto sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dopo l’approvazione di una possibile norma definibile mediaticamente come “svuotacarceri”. Adesso però anche a Palazzo Chigi e a via Arenula sono arrivati a capire che qualcosa va fatto, anche per evitare una nuova sentenza Torreggiani da parte della Cedu, che arrivò quando il sovraffollamento giunse al 148 per cento (66585 detenuti, di cui il 42 per cento erano sottoposti a custodia cautelare). E allora, come anticipato ieri in parte da Repubblica, l’intenzione è quella di mandare ai domiciliari entro l’estate 5000 detenuti. Come? Facendoli andare in comunità, parrocchie o strutture dedicate. L’annuncio dovrebbe essere fatto a metà della prossima settimana durante una conferenza stampa. Non serve una nuova norma ma solo alcuni decreti ministeriali. Potranno accedere alla detenzione domiciliare reclusi senza un posto alternativo dove andare, previa richiesta del loro legale e accoglimento della domanda da parte del magistrato di sorveglianza. Ovviamente con 5000 detenuti in meno nelle carceri il problema del sovraffollamento non sarebbe risolto. Per questo due giorni fa il sottosegretario Alfredo Mantovano è intervenuto in commissione Giustizia al Senato: illustrando l’emendamento governativo al ddl “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti”, ha fatto appello alle opposizioni affinché venga approvato entro il termine della legislatura.
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Tuttavia Mantovano ha tenuto a precisare che “l’obiettivo primario del provvedimento non è la lotta al sovraffollamento carcerario. L’obiettivo primario del Governo è incentivare il recupero dalle dipendenze e un deflazionamento delle carceri può considerarsi un effetto delle misure alternative proposte”. Un escamotage linguistico che servirà più per spiegare la questione agli elettori quando avverrà l’approvazione finale: una cosa è raccontare che si è agito a favore dei tossicodipendenti, altro sarebbe dire che si sono svuotate le carceri grazie ad una norma per i fruitori di sostanze stupefacenti. Infine, incalzato soprattutto dal senatore Ivan Scalfarotto sul tema dell’overcrowding, ha ribadito che “il Governo ha ben presente la situazione e che in un tavolo interministeriale presso la Presidenza del Consiglio, in collaborazione con il Commissario per le carceri, ritiene di poter realizzare l’obiettivo di 11.00 posti in più nelle carceri entro il 2027”. Comunque, secondo quanto illustrato nella relazione del ddl, i beneficiari sarebbero all’anno circa 11 mila detenuti tossicodipendenti e 3 mila e 700 alcoldipendenti. Se tutto andasse come dovrebbe andare sommando tutti quelli che possono usufruire della misura alternativa al carcere prevista del ddl e dall’attuazione dei decreti ministeriali, entro il 2027 potrebbero lasciare gli istituti di pena 19 mila reclusi portando la popolazione carceraria a 45 mila unità.
Sempre ieri lo stesso Ministro Nordio ha dichiarato: “Per quanto riguarda il sovraffollamento carcerario, noi siamo già in fase molto avanzata, ma non voglio anticipare, per alcuni provvedimenti che non sono quelli della liberazione lineare, della clemenza indiscriminata e incondizionata, ma che potremmo chiamare della detenzione differenziata, per la quale vedremo secondo me in tempi medio brevi già dei buoni risultati”. Siamo dinanzi ad un libro dei sogni? Chissà, lo scopriremo a breve. Intanto ieri è proseguita la mobilitazione di +Europa in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Marco Pannella. L’esponente di +E Thomas Montobio ha fatto visita alla Casa Circondariale di Marassi a Genova dove il sovraffollamento è al 130 per cento. Sempre ieri è nato il “Movimento italiano diritti detenuti”, nuova associazione senza scopo di lucro fondata a Milano da Giulia Troncatti, che ha l’obiettivo di “sensibilizzare la società civile sul tema della detenzione e della giustizia”, anche con l’aiuto di strumenti digitali.