Il segretario di Stato Usa a Roma

Gelo tra Papa Leone e Rubio, il confronto in Vaticano dopo lo scontro con Trump è un flop

La stringata nota americana rivela quello che era visibile nelle foto di circostanza: Leone resta sulle sue posizioni, e non si farà intimidire dal tycoon

Esteri - di Fabrizio Mastrofini

8 Maggio 2026 alle 08:34

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Foto Vatican Media/LaPresse
07-05-2026 Citta’ del Vaticano, Vaticano
Papa Leone XIV riceve Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America
Cronaca
Nella foto : Papa Leone XIV

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Foto Vatican Media/LaPresse 07-05-2026 Citta’ del Vaticano, Vaticano Papa Leone XIV riceve Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America Cronaca Nella foto : Papa Leone XIV DISTRIBUTION FREE OF CHARGE – NOT FOR SALE

Papa Leone XIV ha donato al Segretario di stato americano Marco Rubio una penna in legno d’ulivo. “È la pianta della pace”, ha sottolineato Leone XIV, mostrando anche che su una delle estremità è raffigurato il suo stemma. Dal canto suo Marco Rubio ha pubblicato una foto dell’incontro con papa Leone XIV, affermando che gli Stati Uniti e il Vaticano condividono un impegno comune per la pace e la dignità. “Incontro con il Papa per sottolineare il nostro impegno condiviso nella promozione della pace e della dignità umana”, ha scritto Rubio sul suo account X dopo la visita, pubblicando diverse foto, tra cui una con la moglie, Jeanette Dousdebes, di origine colombiana, che indossa un velo e un abito nero. Quanto ai contenuti dell’incontro, il Vaticano è stato lapidario. “È stato rinnovato il comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali tra la Santa Sede e gli Stati Uniti d’America. Vi è stato poi uno scambio di vedute sulla situazione regionale e internazionale, con particolare attenzione ai Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie, nonché sulla necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace”. Frasi di prammatica, che seguono il laconico commento del Dipartimento di stato: “L’incontro ha sottolineato la solida relazione tra gli Stati Uniti e la Santa Sede e il loro comune impegno per la promozione della pace e della dignità umana”. Leggendo dietro le righe, il risultato è stato pari a niente. 45 minuti a tu per tu con il papa, un’altra ora con il Segretario di stato cardinale Parolin, per produrre un risultato completamente interlocutorio, confermato da un’altra fonte Usa che ha parlato di colloquio “amichevole e costruttivo”.

Niente di più. Da parte sua Trump ha ancora una volta insistito sulle sue notesciocchezze sul Vaticano e sul papa che non condannano la possibilità dell’Iran di avere l’arma nucleare. Nella realtà che Trump si ostina a non vedere, la Santa Sede da sempre stigmatizza in modo inequivocabile non solo l’impiego ma anche il possesso delle testate da parte di qualunque stato. Emblematica la risposta di Leone XIV martedì, all’uscita dal palazzo di Castel Gandolfo: “se qualcuno vuole criticarmi perché annuncio il Vangelo, che lo faccia con la verità. La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio” perché “la missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace”. A parlare ora sono i fatti. Due in particolare. Il primo è il modo stringato di sintetizzare due ore di colloqui. Vuol dire che il contrasto è serio. E comunque la Santa Sede è ferma nella sua posizione a favore della pace ma resta disponibile a un dialogo con interlocutori ragionevoli e non irascibili. Il secondo fatto, che scotta ancora di più Trump, riguarda l’ultimo sondaggio del Washington Post-ABC News-Ipsos, pubblicato il 6 maggio. I dati indicano che la maggior parte degli americani disapprova i commenti del presidente sul Papa, e ancor più disapprova l’immagine generata dall’intelligenza artificiale, recentemente pubblicata e poi cancellata dal profilo social del presidente, che lo ritraeva come Gesù. Il sondaggio, condotto dal 24 al 28 aprile, ha rilevato che papa Leone gode di un margine di gradimento netto di 25 punti percentuali tra gli americani in generale, con il 41% di opinioni favorevoli, il 16% sfavorevoli e il 43% che dichiara di non avere un’opinione sul pontefice.

Nel frattempo, il tasso di approvazione di Trump è sceso al 37%, rispetto al 45% di febbraio 2025. Due terzi degli americani, il 66%, hanno affermato di aver reagito positivamente all’appello di papa Leone, che il 7 aprile ha chiesto agli americani di contattare i propri rappresentanti al Congresso per lavorare per la pace e respingere la guerra, mentre il 57% ha reagito negativamente al post di Trump in cui affermava: “Non voglio un papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare”. Tra i cattolici americani, il 70% ha dichiarato di aver reagito positivamente all’invito di papa Leone ai cittadini americani a contattare il Congresso, mentre il 61% ha espresso una reazione negativa al post di Trump sul papa e le armi nucleari. Analogamente, l’87% ha dichiarato di disapprovare il post di Trump contenente un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che lo ritraeva come Gesù. L’immagine è stata rimossa dal suo account sui social media in seguito alle proteste, con molte persone appartenenti a diverse confessioni cristiane che l’hanno denunciata come blasfema. Il sondaggio ha rilevato che il 90% dei cattolici ha disapprovato quel post. Dati importanti, se paragonati al fatto che nelle elezioni del 2024, Trump si è aggiudicato il voto dei cattolici bianchi con un margine di oltre 20 punti percentuali. Tuttavia, il suo indice di gradimento in questo gruppo è sceso al 49% nel nuovo sondaggio, rispetto al 63% di febbraio 2025. Il suo indice di gradimento tra tutti i cattolici è solo del 38%, simile a quello degli americani in generale.

Oggi è il primo anniversario dell’elezione ed è questa la notizia in primo piano sul sito ufficiale Vatican News nelle diverse lingue. Di Rubio non c’è traccia. Nel contesto dell’anniversario di pontificato, la Santa Sede sottolinea l’impegno costante del papa per la pace durante questi dodici mesi, un lavoro “dietro le quinte”, come lo stesso Leone XIV ha spiegato ai giornalisti nel volo di ritorno dal Libano, al termine del primo viaggio apostolico: “Il nostro lavoro principalmente non è una cosa pubblica che dichiariamo per le strade, è un po’ dietro le quinte. È una cosa che infatti già abbiamo fatto e continueremo a fare per cercare, diciamo, di convincere le parti a lasciare le armi, la violenza, e venire insieme al tavolo di dialogo”. Si vedrà se funziona con questo Trump.

8 Maggio 2026

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