In Camerun
Papa Leone non ha paura di Trump: “Mondo manipolato da una manciata di tiranni, religione manipolata per interessi”
Il terzo viaggio del Pontefice in quattro Paesi in cui sono molto forti la Cina e le Chiese indipendenti. 600mila di persone a Douala. "Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento, rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza"
News - di Redazione Web
Nessuna paura, aveva replicato Leone XIV alle parole del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nessun timore neanche nelle sue parole nell’ultima tappa del viaggio in Africa, un tour storico in quattro nazioni terminato nel nord-ovest del Camerun, in un’area al centro di un’insurrezione separatista di lingua inglese che va avanti da quasi un decennio e che secondo le Nazioni Unite ha causato almeno seimila vittime.
“Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia”, le parole del Pontefice nel suo discorso nella Cattedrale di San Giuseppe nella città di Bamenda. “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali”.
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Continua quindi lo scontro a distanza tra il Vaticano e il Presidente USA che ama ritrarsi sui social come un nuovo Gesù Cristo. Il Vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato in un evento pubblico che il Pontefice dovrebbe prestare “attenzione quando parla di questioni teologiche” e che nel cattolicesimo “c’è una tradizione lunga più di mille anni sulla teoria della guerra giusta“. È un principio attorno al quale quadri e autorità statunitensi stanno spingendo molto per giustificare le loro azioni contro l’Iran congiunte con Israele.
E infatti Washington ha provato a giustificare le sue operazioni militari come contrasto alla dottrina di proliferazione nucleare della Repubblica Islamica. Con poco successo, oltre la stretta cerchia. Con poco successo, anche sul campo considerando la compromissione dei traffici dello stretto di Hormuz attraverso il quale passavano buona parte del petrolio del gas naturale liquefatto. E che ha generato ansie e rincari dei prezzi. La Chiesa Cattolica, in realtà, legittima la guerra quando è difensiva.
Quello in Africa è il terzo viaggio del Pontificato di Prevost, il secondo nel 2026. Ha attraversato Algeria, Angola, Guinea Equatoriale e Camerun. Quattro Paesi in cui è molto forte la presenza della Cina e dove sono molto forti e presenti le Chiese indipendenti. Oggi in programma una messa a Douala, alle 11:30 italiane, cui erano attese oltre 600mila persone, nel pomeriggio il Santo Padre tornerà nella capitale Yaoundé dove incontrerà il mondo delle Università.
“Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile”, ha detto il Pontefice rivolgendosi ai giovani. “Moltiplicate i vostri talenti con la fede, la tenacia, l’amicizia che vi animano. Siate voi per primi i volti e le mani che portano al prossimo il pane della vita: cibo di sapienza e di riscatto da tutto ciò che non ci nutre, ma anzi confonde i nostri buoni desideri e ci ruba dignità”.