La premier prova a ricucire con gli Usa

Come Meloni cerca di ricucire con Trump: l’incontro con Rubio e la sfida del nuovo ordine internazionale per l’Europa

La premier conferma che venerdì vedrà Rubio, nel tentativo di distendere i rapporti. Ma il tycoon continua ad attaccare, e lei replica piccata: “Noi corretti”

Politica - di David Romoli

5 Maggio 2026 alle 07:00

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AP Photo/Evan Vucci, Pool, File
AP Photo/Evan Vucci, Pool, File

L’incontro ci sarà. Dopo essersi fatta un po’ desiderare, Giorgia Meloni annuncia che “probabilmente incontrerà Rubio” a Roma venerdì prossimo. Il segretario di Stato americano, cattolico, sarà nella capitale italiana giovedì con una missione precisa, ricucire i rapporti con il Vaticano per fermare l’emorragia di consensi cattolici in patria. Sin dall’inizio aveva in programma anche due incontri politici, con i ministri della Difesa e degli Esteri, Crosetto e Tajani. Proprio quest’ultimo, che di Rubio è amico personale, è il regista dell’operazione che sin dall’inizio doveva essere coronata, nelle intenzioni di Tajani, dal faccia a faccia con la premier.

L’incontro, chiesto da Rubio, ci sarà. Alla fine si può scommettere già da ora che le dichiarazioni saranno cordiali e distensive. Ma che si arrivi davvero a una pace non è facile e che i rapporti tra il presidente americano e la premier italiana tornino quelli di prima della crisi è difficilissimo. Lo stesso Trump, mentre invia Rubio col ramoscello d’ulivo in bocca, lancia non a caso un segnale opposto. Rilancia infatti sui social un’intervista di Matteo Salvini, indicandolo così come il suo nuovo punto di riferimento in Italia e di conseguenza confermando la scomunica piovuta su Giorgia un po’ per la sua difesa del papa dalle frecciate del tycoon e molto per non avergli dato man forte nella guerra contro l’Iran. La stessa premier italiana, peraltro, non è da meno. Tiene duro, non ammorbidisce i toni, conferma posizione e relative critiche rivolte all’ex amico numero uno: “L’Italia ha mantenuto tutti gli impegni che ha sottoscritto, particolarmente in ambito Nato, anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, come in Iraq e in Afghanistan. Quindi alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette, anche perché a livello di Patto atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo”. Risposta diretta e piccata alle cariche di The Donald e anche conferma puntigliosa della linea europea. L’offensiva di pace del presidente, per quanto così possa essere intesa, ha un obiettivo preciso: frenare il riavvicinamento dell’Italia e forse anche della Germania alla coalizione di copyright anglo-francese dei Volenterosi. L’Italia se ne era di fatto tenuta fuori. La Germania era stata appena meno tiepida. Gli attacchi a testa bassa di Trump contro Meloni e Merz hanno ottenuto come unico risultato un riavvicinamento delle posizioni e un ricompattamento dell’Europa in asse anche con Paesi occidentali non europei ma importanti come il Canada. Ieri, ai margini del vertice della Comunità politica europea di Erevan, Meloni e il premier canadese Carney si sono incontrati e il canadese ha poi dichiarato che “il nuovo ordine internazionale sarà ricostruito a partire dall’Europa”, ribadendo così una precisa e ormai definita scelta di campo.

Certo l’eventuale riavvicinamento tra l’amministrazione Trump e il Vaticano stempererebbe una parte delle tensioni con Roma e peraltro quella resta la principale missione di Marco Rubio, che incontrerà giovedì non solo il pontefice ma anche il cardinal Parolin. Se poi, dopo l’incontro con Rubio e dopo la prossima riunione del G7, si riaffacciasse la possibilità di provare a fare da ponte tra le due sponde dell’Atlantico, Giorgia ne sarebbe più che felice. Ma tra la minaccia di innalzare sino al 25% i dazi sulle automobili europee e quella di disimpegnarsi dalla Nato le intenzioni di Donald Trump sembrano opposte. In quel caso, a questo punto, Meloni non potrà che restare saldamente dalla parte dell’Europa e del resto lo sottolinea implicitamente lei stessa: “Sappiamo che da tempo gli Stati Uniti discutono di un loro disimpegno dell’Europa: chiaramente è una scelta che non dipende da me e che personalmente non condividerei. Ed è la ragione per la quale penso che noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella nostra capacità di dare risposte da questo punto di vista”.

In compenso la benedizione di Salvini, pur chiaramente strumentale essendo l’intervista rilanciata pre guerra in Iran rischia di agitare le acque nella maggioranza. Dopo il referendum la premier è di fatto molto più debole e questo rende automaticamente più forti, quale che sia il loro reale peso elettorale, gli alleati. Salvini ha già deciso di spendere quella carta in chiave anti europea, anche se supportando una causa in sé tutt’altro che folle, la necessità cioè di uno scostamento di bilancio anche a costo di violare unilateralmente i parametri europei. Ieri il leader leghista è tornato alla carica con veemenza moltiplicata: “Bisogna sforare di diversi miliardi. Non è una questione politica ma di sopravvivenza. E bisogna che l’Europa decida a maggio perché se Bruxelles aspetta giugno, luglio o ferragosto abbiamo chiuso”. Chissà se la benedizione di Donald c’entra qualcosa con il rinnovato vigore bellico di Matteo Salvini?

5 Maggio 2026

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