Spoils System
Cosa c’entra Meloni con il licenziamento del “direttore” d’orchestra Beatrice Venezi alla Fenice: la batosta all’egemonia culturale del governo
La nota del sovrintendente ìdopo l'intervista al quotidiano argentino. "Non ho padrini, non provengo da una famiglia di musicisti. Questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano di padre in figlio". A Venezia si vota il 24 e 25 maggio
News - di Redazione Web
Secondo un retroscena pubblicato da Il Corriere della Sera, perfino la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe definito una “scelta inevitabile” quella del licenziamento di Beatrice Venezi, “ormai è indifendibile” la direttrice – anche se preferisce “direttore” – d’orchestra che era stata nominata direttrice musicale del teatro La Fenice di Venezia a settembre 2025 tra numerose polemiche. Perché quella nomina era stata assimilata allo spoils system governativo, criticata per esperienza e titoli, al centro di una sorta di sollevazione: al centro c’era la fantasmagorica egemonia culturale. Ecco perché la vicenda simbolicamente potrebbe fare anche più male perfino degli addii innescati dalla vittoria del NO al referendum sulla Giustizia.
A ottobre Venezi avrebbe dovuto assumere la direzione musicale della Fenice. Era sempre stato descritto come personale il legame con la premier della direttrice, che il primo maggio del 2022 aveva diretto il Concerto Virtuosi alla conferenza programmatica del partito Fratelli d’Italia a Milano. L’anno prima aveva ricevuto il premio Atreju, al festival dello stesso partito che si tiene ogni anno a Roma. Si era fatta conoscere al pubblico mainstream grazie a un’ospitata all’edizione del 2021 del Festival di Sanremo. “Chiamatemi direttore e non direttrice”. Quando nel 2022 sarebbe entrato in carica il governo Meloni, sarebbe stata nominata consulente per la musica dall’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
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Era inoltre nota la militanza del padre Gabriele Venezi, imprenditore immobiliare, già candidato alla carica di sindaco a Lucca per il partito neofascista Forza Nuova. La sua nomina – approvata all’unanimità dalla fondazione presieduta dal sindaco di Venezia: in questo momento Luigi Brugnaro, centrodestra – era stata considerata non all’altezza del ruolo, per qualità e per esperienza, da parte di orchestrali e sindacati. A dare il benservito a Venezi, una nota del sovrintendente Nicola Colabianchi che definiva “gravi, offensive e lesive del valore artistico e professionale” le dichiarazioni che la direttrice aveva rilasciato la settimana scorsa al quotidiano La Nación. Lo stesso Colabianchi però l’aveva difesa in ogni modo fino al tracollo finale.
“Io non ho padrini – aveva dichiarato Venezi nell’intervista al quotidiano argentino – questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio. Non provengo da una famiglia di musicisti, sono una donna, ho 36 anni, sono la prima direttrice d’orchestra del Teatro La Fenice, e voglio portare un cambiamento. Questo è il punto principale. Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro. Succede a tutti i teatri del mondo. A Venezia il pubblico è diviso”. Per entrare nelle orchestre italiane si partecipa a un concorso, i musicisti suonano nascosti dietro un paravento.
A Venezia, tra le altre cose, tra poco si andrà al voto, il 24 e 25 maggio: in un momento molto delicato per la maggioranza di centrodesta. Sarebbe stata proprio Meloni a dare il via libera alla fine di ogni collaborazione tra Venezi e il teatro. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha commentato augurandosi che la decisione del Sovrintendente “possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado”. L’orchestra aveva protestato fin dall’inizio di un caso diventato specificatamente politico – destra per Venezi, sinistra contro – per una nomina considerata calata dall’alto: lanci di volantini, scioperi e stati di agitazione, la protesta anche al concerto di Capodanno, con una spilletta dorata appuntata sul frac, per la quale Venezi aveva risposto: “Almeno potevano mettersi uno Swarowski”.