Caos sul decreto sicurezza

Dl sicurezza, dal Quirinale nessun aiuto: Meloni dovrà sbrigarsela da sola

La premier auspicava un intervento di Mattarella per sbarrare la strada alla Lega, ma il Colle l’ha gelata: il pasticcio deve risolverlo il Parlamento

Politica - di David Romoli

21 Aprile 2026 alle 18:30

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Photo credits: Paolo Giandotti/Imagoeconomica
Photo credits: Paolo Giandotti/Imagoeconomica

Il governo si è infilato nell’ennesimo vicolo cieco e non sa come uscirne. La premier, che aveva suggerito prudenza, è fuori dai gangheri. Il capo dello Stato, alle prese da settimane con un decreto che dal punto di vista costituzionale fa acqua da tutte le parti e sul quale grava il parere negativo del Tesoro e addirittura dello stesso ministero della Giustizia, non ha alcuna intenzione di togliere per millesima volta le castagne dal fuoco per conto del governo. All’ipotesi ventilata – forse su spinta di palazzo Chigi – di farsi sentire con una lettera per segnalare la necessità di correggere il passaggio anticostituzionale e illegale sui soldi agli avvocati per “convincere” i migranti ad accettare il rimpatrio ha risposto picche.

Negli anni il modus operandi della premier per risolvere i contrasti all’interno della sua maggioranza è stato proprio questo: appigliarsi all’alibi Mattarella per fronteggiare le spinte ora di questo ora di quello, ma soprattutto di Salvini. Anche in questo caso a fortissimamente volere il decreto è stato il leader della Lega ma in questo caso il capo dello Stato non intende prestarsi al gioco. Risolvere il guaio nel quale la maggioranza ha ficcato il governo è compito del Parlamento. Le strade da percorrere per uscire comunque non indenni dalla trappola sono però tutti viottoli impervi. Si potrebbe tentare una corsa contro il tempo modificando il dl alla Camera per poi riportarlo di corsa al Senato e farcela comunque entro il 25 aprile, data entro la quale il decreto deve essere convertito pena la decadenza. Sarebbe possibile solo con la complicità dell’opposizione che naturalmente non ci pensa per niente. Strada sbarrata. La via maestra sarebbe lasciare scadere il decreto salvo poi ripresentarlo depurato dai passaggi più deboli e palesemente incostituzionali, non solo quello sugli avvocati prezzolati ma anche la soppressione del gratuito patrocinio e il blocco navale, che il Colle ha parzialmente disinnescato “consigliando” di subordinarlo esplicitamente al rispetto dei trattati internazionali e delle leggi del mare. Ma in un momento come questo, con la premier che dal referendum in poi prende mazzate da tutte le parti, per il governo un passo del genere è più o meno proibitivo

L’ultima possibilità, acrobatica ma forse meno impraticabile delle altre è quella indicata da Fi: accompagnare la conversione con un odg che impegna il governo, e in particolare il ministero degli Interni, a non procedere con i decreti attuativi prima che siano stati revisionati e modificati i passaggi incostituzionali e illegali. In sé un odg parlamentare non può congelare norme che hanno forza di legge. Ma essendo necessari i decreti del Viminale un odg votato dal Parlamento può effettivamente impegnare il governo a non procedere prima di avere sciolto nodi che potrebbero spingere Mattarella a respingere la legge. Il presidente infatti non ha dato garanzie di sorta: aspetta di vedere cosa arriverà sul suo tavolo. Certo, un decreto approvato e contestualmente congelato non è il massimo della coerenza e non restituisce un’immagine di grande lucidità. Ma tant’è: lo stato del governo è questo.

21 Aprile 2026

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