"Affogateli"

Blocco navale, deportazione, consegna agli aguzzini: Italia ed Europa dichiarano guerra ai migranti

Bisogna con urgenza rispondere a questa domanda: come possiamo evitare che nel Mediterraneo muoia tanta gente? Come possiamo portarla in salvo?

Politica - di Piero Sansonetti

12 Febbraio 2026 alle 09:00

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Foto da X
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È il giorno della vergogna. Ieri sera il governo italiano ha varato un disegno di legge che ha un obiettivo evidente e dichiarato: aumentare il numero dei naufragi nel Mediterraneo per ridurre il numero degli sbarchi. Così poi il ministro Piantedosi potrà andare in Parlamento e dichiarare che il suo governo segna un successo: meno sbarchi rispetto all’anno precedente. È il giorno della vergogna anche in Europa. Perché se l’Europa non avesse dato l’altra sera il via libera all’Italia, con il voto compatto di fascisti e destre, e non avesse accolto la linea-Meloni, il disegno di legge contro i profughi sarebbe stato impossibile.

Blocco navale. È questa la nuova parola d’ordine della destra. L’ultima volta che avevo sentito parlare di blocco navale è stato quando ero ragazzino: lo proclamò John Kennedy, sul versante americano dell’ Oceano Atlantico, per impedire alle navi militari sovietiche di raggiungere Cuba e portare i missili nucleari che avrebbero minacciato gli Stati Uniti. Quella volta rischiammo la guerra nucleare. Poi all’ultimo momento Krusciov, cioè il successore di Stalin, dimostrò la sua saggezza e diede ordine agli ammiragli di invertire la rotta e tornare in Europa. Stavolta il blocco navale non è contro le testate atomiche. È contro le barchette dei migranti e le piccole navi dei soccorritori che in questi anni hanno portato in salvo molte migliaia di persone che altrimenti sarebbero finite in fondo al Mediterraneo. L’Italia è pronta a muovere la marina militare, che una volta era la sua gloria, per sbarrare il passo ai disperati e costringerli o al naufragio o a tornare in bocca agli aguzzini libici e tunisini dai quali erano riusciti a fuggire. Il calcolo è semplice: ogni morto in più in mare è uno sbarco in meno.

Sì, è il giorno della vergogna. C’è una vecchia e celeberrima canzone anarchica di fine Ottocento, scritta da Pietro Gori contro il governo svizzero che perseguitava gli anarchici. E li espelleva. Proprio come facciamo noi ora coi profughi africani. Il verso più famoso di quella canzone dice così: “Repubblica borghese un dì ne avrai vergogna, insulti la leggenda del tuo Guglielmo Tell”. Noi non abbiamo Guglielmo Tell. Però avevamo una lunga tradizione socialista, liberale e cristiana. Umanitaria. Questo governo l’ha messa sotto i piedi. In Europa la maggioranza dei parlamentari socialisti e liberali hanno votato contro il provvedimento anti-profughi. Ma sono minoranza. Anche perché i popolari, in contrasto aperto con la Chiesa e il Vaticano, si sono schierati coi fascisti. Le destre dicono che c’è una emergenza immigrazione e che perciò si deve agire. Verissimo.

Le notizie che giungono dal mare sono terrificanti. Emergenza vera. Nella settimana di gennaio nella quale il Mediterraneo è stato attraversato da una tempesta ci sono state almeno 1000 persone scomparse tra le onde. Negli ultimi giorni circa altre 350. Numeri da brividi. Bisogna tornare ai tempi del Vajont, che spazzò via e seppellì un paese intero, Longarone, per trovare una sciagura di queste dimensioni in Italia. Certo che è una emergenza. Bisogna con urgenza rispondere a questa domanda: come possiamo evitare che nel Mediterraneo muoia tanta gente? Come possiamo portarla in salvo? Servono norme che facilitino l’azione delle Ong che prestano i soccorsi, e serve rafforzare la Guardia Costiera e darle un ordine preciso: spingetevi al largo e pattugliate cercando le barche in difficoltà, salvate i naufraghi e portateli qui a terra dove ci prepariamo ad accoglierli.

Invece il governo ha emanato un decreto che stabilisce che per le ragioni più diverse e a discrezione del ministro Piantedosi, si possono schierare le nostre navi da guerra per respingere i disperati. Lo si può fare con provvedimenti che durano fino a sei mesi. Se poi si vede che i morti sono stati pochi, si emette un nuovo provvedimento. Nel disegno di legge sono previste anche altre norme che permettono la deportazione dei profughi in paesi terzi, che non necessariamente siano i paesi di cui sono cittadini. Si riduce drasticamente il diritto d’asilo. Si dà il via libero ai Cpr in Albania. Si realizza una stretta molto severa sui ricongiungimenti familiari. Si limita il potere della magistratura di intervenire nelle operazioni di arresto e detenzione dei migranti. E per finire si prevedono delle norme speciali che stabiliscono che se qualcuno sospetta che un ragazzetto sia stato alla guida del gommone, lo si può mettere in gabbia, processare e condannare fino a 30 anni di galera.

Ma se invece la polizia becca uno dei capi dei trafficanti, tipo Almasri, allora è meglio che lo riporti sano e salvo da dove era venuto. Una norma che dovrebbe servire a salvare i ministri che permisero l’evasione del tagliagole libico dalle carceri italiane. Questo disegno di legge è la parte più robusta della nuova legislazione-sicurezza. Risponde alle necessità di una campagna elettorale che è già iniziata e che il centrodestra intende giocare tutta su posizioni xenofobe e securitarie. Detto meglio: razzismo e prevenzione. Le conseguenze di questa svolta possono essere a lungo lungo termine. L’Europa e l’Italia sembrano intenzionate a dimenticare 80 anni di diritto e democrazia. Non bisogna scandalizzarsi – ci dicono – di leggi e provvedimenti che violano i diritti umani e ricordano gli anni Trenta.

12 Febbraio 2026

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