Avvocati contrari
Soldi agli avvocati per i rimpatri dei migranti, la “remigrazione soft” del governo Meloni: è bufera sul decreto Sicurezza
Sarà la questione migranti a far segnare un nuovo, ennesimo strappo tra governo e Quirinale? I rapporti già freddi tra il Colle e Palazzo Chigi potrebbero “gelarsi” a causa dell’ennesimo provvedimento controverso firmato dalla maggioranza e contenuto all’interno del Decreto Sicurezza approvato venerdì mattina al Senato, in vista dell’ultimo passaggio anche alla Camera entro il 25 aprile.
Una delle norme presenti nel decreto, passata sottotraccia, prevede infatti di dare un compenso economico, di fatto un “premio”, agli avvocati che assistono le persone migranti nelle pratiche di rimpatrio volontario assistito se questo va a buon fine: come evidenziato dal Manifesto, il testo suona come uno strumento fattivo per incentivare la “remigrazione” cara alla Lega.
La norma sul compenso agli avvocati è presente nel decreto con l’emendamento 30-bis: secondo Riccardo Magi, leader di +Europa, il contributo in favore degli avvocati sarebbe di oltre 615 euro a rimpatrio, anche perché nel provvedimento non è esplicitato a quanto ammonta l’incentivo economico. Il calcolo di Magi si basa in particolare sui rimpatri volontari avvenuti nel triennio 2023-2025 (circa 2.500) e sui fondi stanziati per finanziare la norma contenuta nell’emendamento 30-bis: 246mila euro per quest’anno e 492mila euro sia per il 2027 che per il 2028.
Sempre Magi ha chiesto un incontro urgente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché il decreto sicurezza sta costringendo ad approvare in tempi strettissimi norme su temi “delicatissimi, libertà personali e diritti fondamentali”. In realtà, visti i tempi contingentati per la maggioranza, che deve approvare il decreto entro il 25 aprile, data limite per la conversione in legge, verosimilmente il testo resterà tale senza alcuna modifica.
Una mossa, quella del governo Meloni, che ha fatto infuriare i diretti interessati dalla misura, ovvero gli avvocati. L’Unione delle camere penali, l’organizzazione che rappresenta gli avvocati penalisti, ha detto che la norma è “incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense: l’avvocato non può essere pagato per ottenere l’esito voluto dallo Stato, ma deve assistere il proprio cliente in piena libertà e indipendenza”.
Posizione simile è arrivata dal Consiglio nazionale forense, l’organismo che rappresenta l’avvocatura italiana e che secondo l’emendamento dovrebbe occuparsi di dare agli avvocati il compenso stabilito dal governo per i rimpatri volontari assistiti: Il Cnf ha spiegato di “non essere mai stato informato” della norma e ha chiesto al Parlamento di “intervenire per eliminare ogni coinvolgimento”.
Nella maggioranza si tira dritto nonostante le polemiche da parte degli avvocati e delle opposizioni, ma si registrano anche dei distinguo. A smarcarsi sono in particolare Forza Italia, che ha già annunciato un intervento normativo “dopo un incontro con tutte le parti” sia Noi Moderati, che parla di “inaccettabile forzatura”: critiche paradossali, considerando che tra i proponenti della “forzatura” c’è Mariastella Gelmini, senatrice del partito di Lupi.