La vicepresidente del Pd
Intervista a Chiara Gribaudo: “La chiamano sicurezza ma è repressione, il governo Meloni non accetta il dissenso”
“La strumentalizzazione della piazza del 31 gennaio è evidente. Le violenze le abbiamo condannate, ma la giornata di Torino non è stata solo quello. Voglio ricordare a chiunque, compresi i critici interni al Pd, che manifestare è ancora un diritto»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Chiara Gribaudo, Vicepresidente del Partito democratico, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
Dice a l’Unità la presidente di Magistratura Democratica Silvia Albano: “Il governo usa i violenti per colpire il dissenso pacifico”. Lei come la vede?
La strumentalizzazione della piazza del 31 gennaio è evidente: basta rivedere le dichiarazioni subito conseguenti a quella giornata e anche le azioni dei membri di Governo. Prima fra tutti la Presidente del Consiglio, che si è recata a Torino il giorno dopo per approfittare della photo opportunity con i poliziotti in ospedale quando per il maltempo in Sicilia è andata una settimana dopo i fatti. Tralasciando la fantascienza, comunque pericolosa, come quella di chi ha tirato fuori il tema di una cauzione per chi scende in piazza, dopo la manifestazione si è trovato il pretesto per attaccare la Magistratura, per avviare l’iter di un Decreto Sicurezza molto pericoloso e per cercare di limitare i diritti della cittadinanza. La chiamano sicurezza, ma è repressione, anche sulla pelle di chi vuole manifestare pacificamente e nel pieno dei diritti costituzionali. Il problema reale è che questo Governo non sa accettare il dissenso. Lo ha dimostrato ampiamente con tutti i decreti sicurezza fatti finora e con l’introduzione 28 reati nuovi che non sono serviti a niente. Le nostre città sono più sicure? Penso proprio di no.
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Cosa c’entra l’aggressione violenta e vigliacca contro un agente di polizia a Torino con il No al referendum di marzo sull’ordinamento giudiziario? Un collegamento esplicitato dal post di un Comitato per il Sì, nel quale si afferma, mostrando l’immagine degli assalitori dell’agente di polizia, “quelli votano per il No”.
Non c’entra nulla, purtroppo è una strumentalizzazione che ha ben pochi contenuti. Le immagini di quel video le abbiamo viste e condannate tutti e tutte, perché è così che io e il mio partito ci comportiamo di fronte alle violenze, da qualsiasi parte siano. Ma questo non legittima la disinformazione, la propaganda e la mistificazione. Mi rifiuto di dare credito ad ulteriori strumentalizzazioni, così sleali e fuorvianti per giunta. Il referendum riguarda l’ordinamento giudiziario, a mio parere in un modo del tutto inutile rispetto ai reali problemi che la giustizia italiana ha in questo momento e perciò voterò convintamente no. Allo stesso modo la cittadinanza, come avviene in una democrazia, è chiamata a votare sì o no. Associare al no quell’immagine, mi consenta di dirlo, è una strumentalizzazione di basso livello.
Elly Schlein, continua il “tiro alla segretaria”. Ecco cosa succede, sostengono i critici, anche interni al Pd, riferendosi alla manifestazione di Torino, quando si “accarezzano” certe piazze.
Voglio ricordare a chiunque, compresi i critici interni al Pd, che manifestare è ancora un diritto. La segretaria, io e tanti altri del partito abbiamo denunciato le violenze avvenute a Torino, ma abbiamo anche ricordato che la giornata del 31 gennaio non è stata solo quello.
In piazza c’erano tante, tantissime persone, c’è chi dice 50mila, e hanno sfilato non per Askatasuna e lo sgombero, ma per una visione diversa di sicurezza, per una Città e un Paese più giusti, contro questo Governo che, lo ripeto ancora una volta, sa solo reprimere. Non accetto lezioni su questo, così come non accetto che si confondano dissenso e violenze. Chiediamoci, piuttosto, perché si è arrivati a quell’esito lì. Il ministro Piantedosi non ci ha dato risposte su questo, nella sua informativa che era più che altro un comizio, non certo un intervento istituzionale. Ci venga a riferire quanti soldi pubblici sono stati spesi per la giornata di sabato e per tutte quelle precedenti, a partire dallo sgombero di dicembre, considerato che un intero quartiere di Torino, Vanchiglia, è stato militarizzato e che durante il giorno della manifestazione è stato fatto un ingente uso delle forze dell’ordine, dei mezzi, degli elicotteri e dei posti di blocco. Come è stato possibile che così tante persone, specie quelle giunte dall’estero, per un evento di cui si era a conoscenza da un mese e mezzo, non siano state fermate prima di compiere quelle azioni? La manifestazione di Torino è un fallimento del ministro degli Interni, non di Elly Schlein o del Pd, perché non è stata garantita la sicurezza né cittadinanza né per gli agenti.
La destra viene narrata come un fronte compatto, a fronte del campo minato del centrosinistra. E la scissione di Vannacci? E i file-Epstein su Salvini?
Viene narrata dalla destra stessa così, ma è evidente che non lo sia. Al di là della scissione della Lega di questi giorni, è dall’inizio della legislatura che i tre principali partiti di maggioranza non sono d’accordo su nulla. Un esempio su tutti sono le questioni internazionali, in cui Forza Italia cerca ancora di avere una spinta europeista, la Lega di Salvini coccola Putin e idee filorusse, Fratelli d’Italia, nell’incarnazione della sua leader, promuove un’apparente amicizia con Donald Trump, del tutto inutile se non addirittura inventata nei fatti poiché il presidente USA non ha mai mostrato un grande riguardo nei confronti dell’Italia. Non sono quindi sorpresa della fuga dalla Lega di Roberto Vannacci, anche se trovo le sue affermazioni molto pericolose. Il generale sostiene -testuale- che viene prima l’Italia, poi lo Stato e le Istituzioni e infine, fintanto che gli interessi di questi due soggetti sono salvaguardati, il Diritto. Ecco, poche righe che dicono tutto. Sul caso Epstein e Salvini: lo immaginavamo, ma adesso abbiamo una conferma in più. Il ministro vi compare 89 volte, in conversazioni tra il miliardario pedofilo e l’ex stratega di Trump Steve Bannon: ne esce fuori un quadro, se confermato, inquietante, in cui Salvini e la Lega sarebbero il cavallo di troia della destra americana per disarticolare l’Europa e rendere più debole il nostro Paese. Ora Salvini deve venire a spiegare in Aula e farlo con motivazioni convincenti. Altrimenti più che patrioti, come amano definirsi, andrebbero chiamati come avrebbero fatto i miei nonni: traditori.
Tutto questo mentre il mondo è marchiato dalla “dottrina Trump”. Da Minneapolis a Teheran, dalla Groenlandia a Gaza…Che ordine è quello declinato dal tycoon?
Non è ordine. Lo possiamo definire in tanti modi ma sicuramente non ordine. Si sta respirando un clima molto pesante, fatto di odio, di sopraffazione, di pulsioni che spingono sempre di più verso principi illiberali e antidemocratici. Tutto ciò è molto grave e preoccupante. Abbiamo condannato da tempo le azioni, le parole, i modi del presidente degli Stati Uniti e, anche se non si può dire lo stesso di chi ci governa in Italia, continueremo a farlo, perché crediamo veramente che in questo momento si debbano abbassare i toni e cambiare gli atteggiamenti, verso azioni più democratiche e diplomatiche. Trovo intollerabile l’ambiguità di Giorgia Meloni che continua a voler strizzare l’occhio a Trump nonostante tutte le situazioni gravi che le sue politiche di intolleranza e supremazia hanno comportato. Proprio la settimana scorsa alla Camera abbiamo voluto tenere una commemorazione per Renee Good ed Alex Pretti, i due cittadini statunitensi uccisi a Minneapolis dall’ICE. I Deputati della destra sono usciti quasi tutti dall’Aula: questo è il loro rispetto, una scena incommentabile. In questi mesi Trump sta tirando fuori il peggio, non solo consentendo azioni intollerabili ma dimostrando anche tutta la sua ignoranza. Penso all’immagine che ha pubblicato sui suoi social in cui cammina tenendo per mano un pinguino: non ha qualcuno nel suo staff che gli dica che quegli animali non vivono in Groenlandia? Sarebbe grottesco, se non ci fosse da piangere.