Attesa per la decisione di Trump

Iran-Stati Uniti, prove di intesa sul memorandum ma Netanyahu rema contro gli accordi

Prima di firmare il memorandum, il tycoon vuol essere certo che Teheran non faccia passi indietro e anche sondare le reazioni in America.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

30 Maggio 2026 alle 11:00

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AP Photo/Alex Brandon
AP Photo/Alex Brandon

Firmo, non firmo. Va in scena il “presidente titubante”. C’è «una finestra temporale ristretta» rispetto all’Iran, ma Donald Trump farà «ciò che è giusto» perché si sono le condizioni favorevoli perché un accordo sia a favore degli Stati Uniti. Lo ha dichiarato lo stesso presidente americano in una intervista a Fox News che sarà trasmessa integralmente domani alle 21 ora di Washington.

Gli iraniani sono «ottimi» negoziatori, ha aggiunto Trump secondo le anticipazioni, affermando però che l’esercito di Teheran è «decimato» e questo offre agli Stati Uniti «una leva per ottenere le condizioni che preferiscono», prima fra tutte un Iran «disarmato dal punto di vista nucleare». Dunque, gli iraniani “sono astuti, ma alla fine abbiamo tutte le carte in regola perché li abbiamo sconfitti militarmente”, ha detto il presidente. Trump sta aspettando per la firma dell’accordo dell’Iran per assicurarsi che l’Iran non torni indietro e vuole inoltre vedere come l’intesa viene accolta negli Stati Uniti. Lo ha detto Barak Ravid, il giornalista di Axios su Cnn, sottolineando che in “un giorno o due potrebbe decidere”. L’approccio di Trump all’Iran sta spiazzando alleati. Fra bombe, affari e spavalderia, le posizioni del presidente sono oscillate nel corso delle settimane creando confusione fra gli alleati in casa e all’estero. Lo riporta il New York Times sottolineando come l’approccio del presidente sembra più dettato dal suo umore che da una strategia chiara, e riflette il braccio di ferro politico fra i falchi che vorrebbero l’attacco definitivo contro Teheran e i non interventisti che chiedono di fermare la guerra.

Gli Usa e l’Iran hanno compiuto buoni progressi sull’estensione del cessate il fuoco, ma Trump non è ancora pronto ad approvare l’accordo. Lo ha detto il vicepresidente JD Vance, secondo cui «ci stiamo confrontando su un paio di punti relativi alla formulazione del testo. Abbiamo fatto molti progressi in tal senso». Parlando coi media poche ore dopo che fonti Usa hanno riferito che le due parti avrebbero raggiunto l’intesa, Vance ha espresso l’auspicio che si continui «a fare progressi» per mettere il tycoon «nella posizione di poter avallare l’accordo». Anche se, «ovviamente, la questione è ancora da definire». «È difficile dire esattamente quando, o se, il presidente firmerà il memorandum. Non posso garantire che ci arriveremo, ma allo stato sono abbastanza fiducioso», ha aggiunto. Nell’accordo fra Iran e Stati Uniti ci sarebbe anche il riferimento a un fondo di investimento per l’Iran. Lo riporta il New York Times, secondo il quale fonti iraniane lo hanno identificato in circa 300 miliardi di dollari. Il fondo sarebbe, secondo Teheran, un “programma di ricostruzione” che sarebbe promesso all’Iran nel caso in cui un’intesa finale sarà firmata.

Secondo due diplomatici, l’ultima bozza del memorandum of understanding farebbe riferimento a un “fondo di investimento” internazionale che gli Stati Uniti contribuirebbero a facilitare se un accordo finale sarà raggiunto. I piani per il fondo saranno discussi nel corso dei 60 giorni di trattative. L’idea prende le mosse da una proposta avanzata in precedenza dagli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, che hanno suggerito di promuovere immobiliari a Teheran oltre a un fondo investimento. A lavorare alacremente per far saltare l’accordo in fieri è Benjamin Netanyahu. «Ci sono risultati molto impressionanti, le nostre truppe hanno attraversato il fiume Litani, hanno conquistato le alture dominanti. Operiamo anche a Beirut, nella Beqaa, lungo tutto il fronte, e stiamo infliggendo duri colpi a Hezbollah». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in visita alla Divisione 36 dell’Idf al confine settentrionale insieme al ministro della Difesa Israel Katz e al vicecapo di stato maggiore Tamir Yadai.

In Libano, nell’ultima settimana, una media di 11 bambini sono rimasti feriti o uccisi ogni 24 ore. Lo ha denunciato l’Unicef, sottolineando che 15 bambini sono morti e altri 62 feriti nei raid israeliani negli ultimi sette giorni. Un bilancio “sconvolgente”, secondo il portavoce dell’Unicef, Ricardo Pires, secondo il quale “la stragrande maggioranza di questi bambini è stata colpita dai raid aerei (israeliani) nel Libano meridionale”. “Solo ieri (giovedì, ndr) – ha aggiunto – sette bambini sono stati uccisi e 30 feriti”. Dal 2 marzo, ossia da quando è di nuovo esplosa la tensione tra Israele ed Hezbollah, il numero delle vittime degli attacchi israeliani ha raggiunto quota 3.327 e i feriti sono saliti a 10.041.

Dai morti accertati a un disastro sfiorato. L’Idf avrebbe aperto il fuoco contro un aereo civile in volo sopra la Cisgiordania, scambiandolo per un drone. Lo riporta il Times of Israel, secondo cui l’incidente si è verificato dopo che i residenti dell’insediamento di Beit El hanno segnalato la presunta presenza di velivoli a pilotaggio remoto non identificati sopra la zona. A quel punto le truppe israeliane sono state inviate a perlustrare la zona e una delle unità militari, credendo di aver individuato un drone, ha aperto il fuoco contro di esso. Non sono stati segnalati danni o feriti, ma l’esercito dello Stato ebraico ha dichiarato che aprirà un’indagine sull’accaduto.

30 Maggio 2026

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