La rubrica Sottosopra
Chi ci difende dai crimini della polizia? Gli avvoltoi del governo Meloni colpiscono il dissenso oltre Torino
Il governo di destra vuole spingere sempre più avanti la svolta securitaria, moltiplicando leggi liberticide, con cui ha creato decine di nuovi reati, compreso quello di “resistenza passiva”
Editoriali - di Mario Capanna
Ci sono persone così malvagie da pensare che a nascere non le ha portate la cicogna…, ma l’avvoltoio…
L’“informazione”, data dal governo e dai media compiacenti sui fatti di Torino, costituisce un esempio di manipolazione brada, a senso unico. Finalizzata a impressionare l’opinione pubblica, predisponendola ad accettare una ulteriore stretta securitaria. Non c’è dubbio: il pestaggio del poliziotto rimane un fatto esecrabile. Come le manganellate della polizia ai manifestanti pacifici, di gran lunga più numerosi (circa 50mila) dei casseurs. Di più: ci sono filmati che dimostrano il lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo, cosa proibita perché possono uccidere. Di questo, malauguratamente, ho avuto constatazione diretta.
Il 12 dicembre 1970 – primo anniversario della strage di Stato di Piazza Fontana – nel clima perdurante di caccia alle streghe a sinistra, il Movimento studentesco aveva promosso un sit-in attorno all’Università Statale di Milano per tenerla al riparo dalle provocazioni fasciste. Un candelotto lacrimogeno, sparato ad altezza d’uomo, colpì al petto lo studente Saverio Saltarelli, spaccandogli il cuore. Orbene: gli avvoltoi, subito svolazzanti su Torino, non si curano delle illegalità poliziesche, ma solo del poliziotto bastonato, perché questo consente loro di estendere il volo su tutta l’Italia. Abbiamo così il governo che emana il decreto contenente lo scudo penale per i poliziotti, esteso a chiunque si difenda da un’aggressione (un incentivo a sparare?!), e il fermo preventivo di 12 ore per i facinorosi nell’imminenza di una manifestazione.
Per l’occasione Mattarella si è trasformato in cogestore del governo (tramite il suo lungo incontro preventivo con il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano), per cui non potrà che promulgare il decreto, anziché respingerlo per incostituzionalità e farlo decadere, e passerà alla storia come il “presidente firma-tutto”. In questo modo si incentivano gli avvoltoi. Il fermo preventivo, che sembra piccola cosa, richiama preoccupanti precedenti: la polizia politica, ogni volta che il … Duce si spostava nelle varie città per le sue “adunate oceaniche”, arrestava preventivamente chiunque era in odore di antifascismo. Il fermo preventivo, inoltre, può rivelarsi aleatorio: nell’imminenza di una manifestazione (che sia, poniamo, a Milano o a Roma) il facinoroso presunto (abitante, poniamo, a Canicattì o a Gorgonzola) può eclissarsi per tempo, vanificando bellamente la tagliola. Senonché, al di là dell’aspetto anche risibile del provvedimento, che comunque lede il diritto costituzionale alla libertà di manifestazione, rimane il fatto principale: il governo di destra vuole spingere sempre più avanti la svolta securitaria, moltiplicando leggi liberticide, con cui ha creato decine di nuovi reati, compreso quello di “resistenza passiva” (!?).
La critica più dura e pertinente alle scelte del governo è stata fatta da Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato lavoratori di Polizia. Ha scritto: “La narrazione del ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà. (…) Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale. (…) Ribaltare i fatti non aiuta l’ordine pubblico, serve solo a scaricare sulle forze dell’ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa” (corsivo mio).
Questa notizia, va da sé, non è comparsa, come al solito, nei grandi media. La cosa più… avvoltoiesca… è che le forze conservatrici-reazionarie vedono il dissenso non come il sale della democrazia – foriero pure di conquiste culturali, sociali e civili, vedi per esempio il Sessantotto e l’ “autunno caldo” del 1969 – ma come una iattura, se non una minaccia, da ridurre e, possibilmente, eliminare. Si tratta di una deriva pericolosa che va contrastata con determinazione. Non lasciando più spazio agli avvoltoi.