Il divorzio tra America e liberalismo
Trumpismo come nuovo maccartismo che rischia di contagiare l’Europa: abbiamo gli anticorpi all’ideologia autoritaria?
Quella del presidente americano è una vera e propria ideologia autoritaria, violenta e antidemocratica. L’America ha gli anticorpi?
Editoriali - di Piero Sansonetti
Molti analisti pensano che l’imbarbarirsi della politica americana – sia sul piano interno sia su quello internazionale – e la nuova religione della supremazia e della violenza, siano l’effetto prodotto dallo sgretolarsi dell’impero. Cioè immaginano che Trump sia semplicemente un prodotto della crisi di egemonia, e dell’esaurirsi della spinta propulsiva della grande epoca liberale. Spero che abbiano ragione. E che il trumpismo sia solo un episodio, destinato a concludersi rapidamente senza lasciare conseguenze. Però temo che non sia così.
Donald Sassoon – storico, editorialista, analista britannico – paragona addirittura il trumpismo al nazismo allo stato nascente. Non so se ha ragione. A me ricorda più il maccartismo, che all’inizio degli anni Cinquanta trascinò l’America in un burrone politico, mettendo in discussione proprio il suo liberalismo e la sua democrazia. Il maccartismo (guidato da un certo senatore Joseph Mccarthy, repubblicano ultrareazionario e autoritario) però ebbe vita breve. Durò meno di quattro anni. Fu cancellato dal Congresso sotto la guida di un ex generale, anche lui repubblicano, come Ike Eisenhower. L’America ha sempre subito il fascino delle sbandate a destra, ma ha sempre trovato gli anticorpi, le contromisure. Ha una sua anima, che non si fonda soltanto sull’economia, che di solito non permette gli estremismi.
Non so se sarà così anche questa volta. Il rischio è che invece si sia aperta una fase di slittamento di tutto il sistema liberale verso forme di autoritarismo e di riduzione degli spazi della democrazia. E che non siamo entrati nell’epoca del dissolversi dell’impero americano, ma invece nell’epoca del cambio di pelle del capitalismo a livello mondiale.
- Trump abolisce l’Onu e fa arrestare bambini di 5 anni: gli orrori e le prepotenze del tycoon da Davos a Minneapolis
- L’impero pirata di Trump, ecco la strategia di Donald: spargere caos per fermare la Cina e rallentare la decadenza Usa
- Trump è un T-Rex: l’ultimatum all’Europa, una minaccia come il discorso del bivacco di Mussolini
Non sono sicuro che Trump sia destinato a perdere. Lui agisce con piglio fascista ma con andatura americana, convinto della abissale superiorità del suo paese e di se stesso rispetto all’Europa e al resto dell’Occidente e dei suoi piccoli leader. E con la certezza che sarà lui a imprimere un cambio di passo all’Occidente anche più drastico di quanto fu il cambio di passo imposto da Ronald Reagan, che all’inizio degli anni Ottanta cancellò Nixon e Eisenhower e la politica dei conservatori “pietosi” e sociali, e sostenitori del welfare. Reagan seppellì il ‘68, lo spirito libertario, le spinte egualitarie, la religione dello Stato sociale. Passò attraverso una battaglia dentro al suo partito che ne stravolse la linea politica e anche i gruppi dirigenti. Nixon era stato abbattuto dallo scandalo del Watergate, voluto dall’Fbi, e persino Rockefeller era stato allontanato (sconfitto alle primarie).
Trump ha fatto la stessa cosa, ma in modo ancora più irruente e sconvolgente. Il vecchio partito repubblicano di Bush, di McCain, di Bob Dole è del tutto sparito. Le primarie del 2024 sono state una cavalcata solitaria. I senatori repubblicani liberal sono in un angolo. Il modello Trump ormai è consolidato. Ed è un impasto di americanismo, di imperialismo, e di spregio per le regole democratiche e per lo stato di diritto. È tutto interno al capitalismo, ma a un capitalismo diverso da quello che conosciamo. Quel che colpisce di più dei delitti commessi dalla polizia anti-immigrazione nel Minnesota non sono tanto i delitti stessi (la polizia americana ha una lunga storia infame in questo campo) ma i commenti entusiasti di Trump. Le sue vere e proprie rivendicazioni baldanzose (giorni fa abbiamo aperto l’Unità con un titolo che evocava il famoso primo discorso di Mussolini da presidente del Consiglio: “avrei potuto trasformare questa aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli….”). Trump è andato molto vicino a quel tipo di retorica.
Cosa significano queste cose? Forse in questi anni ci giochiamo tutto. Perché lo sapete benissimo che quello che accade negli Stati Uniti poi accade anche in Europa. In particolare in Italia. E qui da noi, in particolare, abbiamo una premier ma anche una fetta molto grande di opinione pubblica, del tutto subalterne a Trump e al trumpismo. Se Trump non sarà sconfitto in America, nei prossimi mesi, dobbiamo entrare nell’ordine di idee che la democrazia – che in Europa , almeno dal 1975/76, è considerata un dato certo e scontato – possa essere messa in discussione.