Il voto alla Knesset
Israele non è una democrazia: tra razzismo, censura, apartheid e forca
Il ministro Ben-Gvir distribuisce dolcetti in Parlamento dopo l’approvazione della legge che formalizza l’apartheid e la pena di morte per i palestinesi. Poi passa la legge che autorizza il governo a chiudere le emittenti scomode
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Quell’immagine fotografa il tempo funesto d’Israele. I baklava per festeggiare la forca. Ha fatto scalpore il video del ministro per la Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, che festeggia il primo sì alla Knesset alla legge per la pena di morte ai terroristi, offrendo dolcetti. Il leader dell’estrema destra messianica, esultante, viene ripreso mentre si aggira per i corridoi del Parlamento con un vassoio di dolci, offrendoli e rivendicando a gran voce il risultato dell’aula.
«Potere Ebraico (Otzma Yehudit, di cui Ben-Gvir è il leader) è sulla buona strada per fare la storia», ha scritto su X il ministro, postando il video. Per poi aggiungere in una nota: “Coloro che hanno ucciso, violentato e rapito i nostri figli e le nostre figlie non meritano di vedere la luce del sole e la loro condanna dovrebbe essere la morte”. E ancora: «La legge sulla pena di morte non è solo un passo morale e giusto, ma anche fondamentale per la sicurezza dello Stato». Lunedì sera la controversa proposta di legge promossa dalla collega parlamentare, Limor Son Har-Melechda, è passata in prima lettura con 39 voti a favore e 16 contrari. Il disegno normativo prevede la pena di morte per coloro che uccidono israeliani per motivi di «razzismo» e «con lo scopo di danneggiare lo Stato di Israele e la rinascita del popolo ebraico nella sua terra». Deve superare una seconda e una terza lettura prima di diventare legge.
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La discussione in aula è stata molto tesa. Ahmad Tibi, Ayman Odeh e Mansour Abbas, rappresentanti delle liste arabe, sono stati espulsi dopo aver accusato Ben-Gvir di essere «un terrorista al governo». «Lasciateli protestare», ha replicato il ministro, «difendono solo i mostri per cui combattono». Dall’opposizione, Yair Lapid ha annunciato il voto contrario del suo partito Yesh Atid: «Non siamo al servizio delle acrobazie politiche di Otzma Yehudit». Gilad Kariv, dei Democratici, ha avvertito che «la legge potrebbe portare a un aumento degli attacchi terroristici e a una nuova ondata di pressione internazionale». Sebbene la pena di morte esista per un numero limitato di crimini in Israele, il Paese è diventato di fatto un paese abolizionista: l’autore dell’Olocausto nazista Adolf Eichmann fu l’ultima persona a essere giustiziata nel 1962. Ma Ben-Gvir aveva minacciato di ritirare il suo partito Jewish Power dalla coalizione di governo se la legge non fosse stata messa ai voti. Una dichiarazione del comitato per la sicurezza, che include la nota esplicativa del disegno di legge, afferma: “Lo scopo è quello di sradicare il terrorismo e creare un forte deterrente”. Non solo. “Si propone che un terrorista condannato per omicidio motivato da razzismo o odio verso il pubblico, e in circostanze in cui l’atto è stato commesso con l’intento di danneggiare lo Stato di Israele… sia condannato alla pena di morte obbligatoria”, si legge nella dichiarazione.
Protestano le associazioni dei diritti umani come Amnesty International secondo cui la legge è un “tentativo di creare una distinzione su base etnico-nazionalista e questo la rende una legge di apartheid”. Critiche sono arrivate anche dagli esperti dell’Onu, secondo cui è “un passo profondamente regressivo” che “tra l’altro si applicherà alle minoranze e a chi vive da 55 anni sotto occupazione”. Per l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen è “una decisione che apre la porta a esecuzioni extragiudiziali sul campo ed è un chiaro intento di commettere un crimine”. Addameer, l’associazione palestinese per i diritti umani parla di un «nuovo episodio nella serie continua di oppressione e costituisce una grave escalation delle violazioni diffuse da parte di Israele nei confronti dei palestinesi, comprese centinaia di esecuzioni extragiudiziali». Una legge che rivela «un altro aspetto del regime di apartheid israeliano». La legge proposta «incarna il brutto volto fascista dell’occupazione sionista canaglia e rappresenta una palese violazione del diritto internazionale». Questo il commento di Hamas dopo l’approvazione ieri in prima lettura, da parte del parlamento israeliano, della proposta di legge per la pena di morte per i «terroristi»: una misura che potrebbe essere applicata ai palestinesi condannati per attacchi mortali contro gli israeliani.
Il ministero degli Esteri palestinese con sede a Ramallah l’ha definita una «nuova forma di crescente estremismo e criminalità israeliana contro il popolo palestinese». Come non bastasse, la Knesset ha approvato in prima lettura un disegno di legge che consentirà al governo di chiudere una testata giornalistica straniera senza la necessità di ottenere l’autorizzazione di un tribunale. Il provvedimento mira a trasformare in legge permanente la cosiddetta «legge al Jazeera», finora in vigore come ordine temporaneo che permetteva la chiusura di media stranieri operanti in Israele. Il testo è passato con 50 voti a favore e 41 contrari, nonostante le obiezioni sollevate dai consulenti legali del parlamento. Intervenendo in Aula, il ministro delle Comunicazioni Shlomo Karhi, del Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu, ha spiegato che l’ordine temporaneo è scaduto e che, per questo motivo, la nuova normativa deve essere approvata rapidamente.
Secondo il disegno di legge, il ministero potrà ordinare la chiusura di un’emittente straniera se ritenuta una minaccia per la sicurezza nazionale, senza passare attraverso il vaglio dei giudici. Opposizione e organizzazioni per la libertà di stampa hanno criticato la misura, sostenendo che potrebbe compromettere in modo significativo l’attività dei media internazionali nel Paese. Nuovo capitolo dello scontro tra il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin e la magistratura. Sul tavolo stavolta c’è il caso degli abusi su un detenuto palestinese nella prigione di Sde Teiman, al centro di una forte attenzione mediatica dopo la fuga di notizie per la quale è sotto accusa l’ex procuratore generale militare Yifat Tomer-Yerushalmi. Il caso è finito davanti all’Alta Corte di Giustizia, chiamata a pronunciarsi su chi deve guidare le indagini.
Dopo che a fine ottobre Tomer-Yerushalmi ha ammesso di essere stata lei a diffondere un video che mostra gravi abusi da parte di soldati israeliani su un prigioniero palestinese, Levin ha annunciato l’intenzione di voler rimuovere il procuratore generale Gali Baharav-Miara dalla supervisione dell’indagine e di nominare al suo posto il difensore civico dello Stato per i Giudici Asher Kula. Una mossa giustificata dal ministro come necessaria a causa di un presunto conflitto di interessi: il procuratore generale aveva avuto la supervisione finale su una precedente indagine interna dell’ufficio del procuratore generale militare sulla fuga di notizie, e aveva raccomandato di non aprire un’indagine penale sulla questione. Per questo secondo il ministro sarebbe compromessa e inadatta a gestire il caso. Patibolo, bavaglio alla stampa indipendente, procuratori rimossi. Cosa è rimasto dell’”unica democrazia del Medio Oriente”?