Il premio
David Szalay ha vinto con il romanzo “Nella carne” il Booker Prize: “Mai letto niente di simile”
Il sesto romanzo dello scrittore anglo-ungherese su mascolinità, potere, migrazione, sesso. "Volevo esprimesse la sensazione che avevo che la nostra esistenza è un'esperienza fisica prima di essere qualsiasi altra cosa"
Cultura - di Redazione Web
Non hanno mai letto niente di neanche lontanamente simile a Nella carne, i giurati del Booker Prize 2025, che hanno premiato l’ultimo romanzo dello scrittore canadese naturalizzato ungherese David Szalay. Flesh, il titolo originale in lingua inglese, riflette una delle intenzioni primarie dell’autore che voleva che l’opera parlasse “esprimesse in qualche modo la sensazione che avevo che la nostra esistenza è un’esperienza fisica prima di essere qualsiasi altra cosa, che tutti i suoi altri aspetti derivano da quella fisicità”.
Il romanzo in Italia è stato pubblicato da Adelphi. Prosa asciutta, un protagonista memorabile, dramma e ironia della vita. Si chiama István, il personaggio protagonista, di origini operaie, adolescenza in povertà, recluta nell’esercito ungherese, immigrato nel Regno Unito, a Londra per lavorare al servizio di ultra ricchi. Al centro della parabola temi come quelli della mascolinità, della differenza di classe sociale e del potere esercitato tra le stesse, della migrazione, del sesso.
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Il Booker Prize è il premio più prestigioso assegnato nel Regno Unito, aperto ai romanzi in lingua inglese. È stato fondato nel 1969. In passato si sono aggiudicati il Booker Prize scrittori come Salman Rushdie, Ian McEwan, Margaret Atwood e Samantha Harvey. “Szalay ha scritto un romanzo sulla Grande Domanda: sulla stranezza paralizzante dell’essere vivi”, aveva scritto Keiran Goddard in una recensione del romanzo sul Guardian. “Stilisticamente, Flesh è tutto ossa. Szalay è sempre stato un maestro della frase rigorosa e scarna, ma in questo romanzo ha ridotto il tutto in modo ancora più brutale”. Lo stesso autore aveva parlato del romanzo come di un’opera “concepita all’ombra del fallimento”.
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Szalay è uno scrittore di 51 anni, nato in Canada, figlio di padre ungherese e madre canadese. È cresciuto a Londra, ha vissuto in Libano, oggi vive a Vienna, in Austria. Si è laureato a Oxford e ha lavorato come responsabile delle vendite pubblicitarie nel settore finanziario, esperienza alla quale è stato ispirato il romanzo d’esordio. Con questa vittoria si è aggiudicato il premio in denaro di 50mila sterline, circa 57mila euro – è comunque un riconoscimento che garantisce un sostanzioso ritorno in termini di vendite. 153 i romanzi presentati. Gli altri cinque romanzi finalisti erano The Lady in Winter di Andrew Miller, The Loneliness of Sonia and Sunny di Kiran Desai, Flashlight di Susan Choi, Audition di Katie Kitamura e The Rest of Our Lives di Ben Markovits.
Szalay era già arrivato in finale al Booker Prize nel 2016 con Tutto quello che è un uomo, anche questo edito in Italia da Adelphi. Nella carne è il suo sesto romanzo. Lo scrittore ha ritirato il riconoscimento all’Old Billingsgate di Londra, un ex mercato del pesce trasformato in location per eventi di gala. La giuria era presieduta da Roddy Doyle che ha parlato di Flesh come di un’opera “sul vivere e sulla stranezza del vivere”. Il verdetto è stato unanime dopo una riunione di cinque ore. “Quello che ci è piaciuto in particolare di Flesh è la sua unicità. Non assomiglia a nessun altro libro. È un libro cupo, ma per tutti noi è stata una gioia leggerlo”.