Il vicecapo di gabinetto Usa
Chi è Stephen Miller, il burocrate ammazza immigrati di Trump
Solo formalmente è un vice capo gabinetto. Con un potere personale enorme, traduce in atti concreti le smanie violente del presidente. Sua l’idea dei rastrellamenti: fino a 2mila arresti al giorno
Esteri - di Angela Nocioni
La feroce meticolosità dei quotidiani rastrellamenti di immigrati negli Stati uniti è il prodotto del potere smisurato di un uomo soltanto. Non di Trump, che la abbraccia e la cavalca senza essere in grado di architettarla. Ma del suo vicecapo di gabinetto Stephen Miller. Miller, 39 anni, mentre nel primo mandato di Trump alla Casa Bianca era stato arginato dalla resistenza del Congresso e dalle sentenze dei tribunali, nel secondo mandato ha briglia sciolta e il potere personale di sfidare le garanzie costituzionali fino ad evocare la possibilità di sospendere l’habeas corpus, il principio fondamentale che garantisce agli individui il diritto di contestare la propria detenzione.
Farina del suo sacco è stata la decisione di mandare l’esercito in California, roccaforte progressista, per sfidare sulle retate di immigrati l’amministrazione locale del governatore democratico Gavin Newsom. Ricorda il New York Times che erano passati un paio di mesi dal primo insediamento di Donald Trump, e Miller, allora consigliere di alto rango della Casa Bianca “in un incessante giro di riunioni, telefonate ed e-mail, ha minacciato i burocrati di livello medio e basso del dipartimento per la sicurezza nazionale. Per mantenere i loro posti di lavoro, ha detto ai funzionari, dovevano applicare una nuova politica che puniva le famiglie di immigrati considerati irregolari separando con la forza i genitori dai loro figli”. Non gli andò bene. L’allora segretario alla sicurezza John Kelly, aveva ordinato ai funzionari di rifiutarsi di eseguire qualsiasi comando di Miller se non esplicitamente avallato da Kelly stesso.
“Otto anni dopo, lo scorso maggio – racconta il New York Times – Miller, ancora furioso e ora vice capo del personale della Casa Bianca, ha varcato la soglia della sede di Washington del Servizio per l’immigrazione e il controllo doganale (Ice) e ha rimproverato i funzionari per non aver deportato un numero sufficiente di immigrati. Ha detto ai funzionari che, invece di stilare elenchi di obiettivi di appartenenti a bande e di criminali violenti, devono andare direttamente a Home Depots, dove i lavoratori giornalieri si riuniscono per essere assunti, o ai minimarket 7-Eleven e arrestare tutti gli immigrati senza documenti che trovano lì. Questa volta, i funzionari hanno fatto quello che ha detto Miller”. “L’Ice ha pedissequamente eseguito l’ordine: perquisizioni a raffica nei fast food, nei supermercati e nei luoghi di lavoro in tutto il paese, con arresti che superano i 2000 al giorno”. L’invio della Guardia nazionale e dei marines a Los Angeles a inizio giugno per soffocare le protesta contro le retate è opera di Miller. E’ stata l’esibizione del suo potere personale ormai conquistato alla Casa Bianca. Scrive il Nyt: “Kristi Noem, la segretaria della Sicurezza Nazionale, che ha accompagnato Miller nella sua visita al quartier generale dell’Ice, sembra essere al suo servizio. ‘È davvero Stephen a guidare il dipartimento per la sicurezza’, ha detto un consigliere di Trump. Il procuratore generale, Pam Bondi, è così concentrato sulla preparazione e sull’apparizione su Fox News che, in pratica, ha ceduto il controllo del Dipartimento di Giustizia a Miller”. Il consigliere più potente di Trump usa ormai l’Ice come un suo esercito privato. “Stephen Miller traduce la politica istintiva di Trump in un programma ideologico coerente” ha detto l’attivista conservatore Christopher Rufo, “ed è l’uomo del momento nel secondo mandato”.
A Santa Monica, in California, dove andava al liceo, Miller si candidò alle elezioni studentesche con questo discorso elettorale: “Sono l’unico ad esser stufo di sentirsi dire di raccogliere la spazzatura quando abbiamo molti bidelli che vengono pagati per farlo per noi?”. La cultura liberal della California e gli immigrati in quella terra in cui è cresciuto in una famiglia ricca e bianca sono le sue ossessioni. Sostiene sia stata la sua esperienza in California a fargli pensare che “la migrazione di massa fa sì che la politica si sposti a sinistra”. Dopo essersi laureato alla Duke University, ha lavorato come consigliere repubblicano al Campidoglio e poi, nel 2016, è entrato nella prima campagna presidenziale di Trump come ghostwriter dei discorsi del candidato. Quando Trump ha vinto, l’ha incaricato di redigere la politica di migrazione del governo. Ma nel primo mandato è stato più volte fermato. Ora non più. Una mossa utile è stato per lui fondare America First Legal. Ha detto di lui Steve Bannon, guru della Casa Bianca nel primo periodo del primo mandato di Trump: “Miller ha capito subito che la guerra giudiziaria sarebbe stata qualcosa di centrale”. L’ha usato per sferrare una battaglia giudiziaria contro le politiche di Joe Biden per l’inclusione e poi contro le aziende che applicavano misure favorevoli alle minoranze. La strategia legale, ha spiegato Miller all’epoca, mirava a combattere la “discriminazione insidiosa ed esplicita contro gli americani bianchi, gli americani di origine asiatica, gli americani di origine india e gli americani di origine ebraica basata sul colore della loro pelle e sulla loro discendenza”.
Presentava le denunce nel distretto settentrionale del Texas, dove sapeva che i casi sarebbero stati giudicati da giudici nominati da presidenti repubblicani, tra cui Trump. Miller ha collaborato a stretto contatto con Gene Hamilton, il principale avvocato di America First Legal, che è entrato alla Casa Bianca come consulente principale durante i suoi primi cinque mesi prima di tornare in America First Legal, per scrivere una straordinaria raffica di ordini esecutivi. Molti si riferivano a questioni che rientravano nelle nuove e più ampie competenze di Miller, come la fine dei programmi di diversità, equità e inclusione e di giustizia ambientale in tutto il governo federale; proclamare che il governo federale riconoscerà solo due generi, maschile e femminile; e abrogare gli standard di efficienza energetica per alcuni elettrodomestici, come soffioni doccia e fornelli a gas. Molti degli ordini si riferivano anche al vecchio cavallo di battaglia di Miller, la migrazione, tra cui uno che mira a porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita.
“La sua trovata più aggressiva in materia di immigrazione ha assunto la forma di un proclama presidenziale – dice il Nyt – che Trump ha usato per invocare l’Ester Enemys Act del 1798 e deportare i migranti venezuelani accusati di appartenere alla banda Tren de Aragua. Miller aveva scoperto il Foreign Enemy Act mentre lavorava all’America First Legal. Parlando con i presentatori del podcast Clay Travis e Buck Sexton nel 2023, ha elogiato la legge come una norma ‘che ti consente di deportare qualsiasi straniero di età pari o superiore a 14 anni senza il giusto processo se c’è uno stato dichiarato di incursione, incursione predatori o invasione di quel paese’. (Miller ha interpretato leggermente male la legge, che specifica che lo straniero deve essere maschio e avere più di 14 anni). Da febbraio, Miller ha usato la legge per inviare quasi 140 venezuelani in una prigione di El Salvador senza un giusto processo. I giudici federali hanno stabilito più volte che gli uomini sono stati deportati illegalmente, il che ha portato Miller a sostenere che il tribunale non ha alcuna autorità in materia”. Il Nyt ricorda un commento su Trump fatto da un ex funzionario del governo nel 2019: “Il suo istinto costante per tutto il tempo era: fallo e basta, e se ci denunciano, ci denunciano”. “Per lui, è tutta una trattativa. Immagino che lo pensi perché è così che funzionavano gli affari nel settore privato. Ma la legge federale è diversa, e non c’è davvero un passaggio di conciliazione quando si viola la legge federale”.