Aumenta la repressione
Vertice Nato in Turchia, il summit è l’occasione per Erdogan per centinaia di arresti tra gli oppositori del regime
Per Recep Tayyip Erdogan ogni occasione è buona per mostrare la forza e reprime il dissenso interno nel Paese. Nella Turchia trasformata dal “sultano” in un regime semiautoritario da alcuni giorni le forze dell’ordine stanno eseguendo arresti di massa tra attivisti e membri dell’opposizione: il pretesto sono le proteste contro i leader della Nato che saranno presenti ad Ankara il 6 e 7 luglio. Proprio nell’ottica del summit, il governo Erdogan ha adottato misure straordinarie di sicurezza: sulla carta sono previste per proteggere i leader di Stato e di governo stranieri, all’atto pratico per continuare l’opera di dissoluzione dell’opposizione interna.
Tra le persone finite in manette nel weekend appena trascorso ci sono studenti, attivisti, sindacalisti e anche alcuni giornalisti, da anni presi di mira dal regime. Tra questi vi sono la reporter di Oda TV Ceren Erdoğdu e una redattrice del giornale online T24, Buse Söğütl, oltre a 14 attivisti in pensione dell’organizzazione ambientalista Fondazione TEMA e all’avvocato per i diritti civili del mondo Lgbtq+ Yildiz Tar. In manette è finito persino un comico, Deniz Göktaş, accusato di incitamento all’odio e di insulti nei confronti del presidente per uno spettacolo satirico che prendeva di mira il leader turco.
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Per fare fronte al vertice Nato, il governo ha proibito tutte le manifestazioni e gli eventi pubblici dal 28 giugno al 10 luglio: decine di strade sono state chiuse, in altre sono stati posizionati posti di blocco, mentre a gran parte dei funzionari pubblici è anche stata data una settimana di ferie per ridurre il traffico cittadino ad Ankara.
Repressione che arriva nel sostanziale disinteresse del mondo occidentale e dei membri Nato. D’altra parte, con grande prova di onestà, nel luglio 2022 l’allora presidente del Consiglio italiano Mario Draghi definiva Erdogan “un dittatore” di cui “si ha bisogno” per “assicurare gli interessi del proprio Paese”. Senza bisogno di essere così espliciti, anche gli altri leader che saranno presenti ad Ankara non hanno problemi ad accettare lo scivolamento verso l’autocrazia della Turchia: membro della Nato dal 1952, il Paese ha il secondo esercito più numeroso dell’Alleanza Atlantica ed un peso evidente nei rapporti coi Paesi del mondo arabo.