Il tycoon si scaglia contro l'Italia

Meloni al verde, Trump nero: il vertice Nato in Turchia è un flop annunciato

In vista del vertice Nato di martedì, gli Usa affilano le armi, pronti a reclamare nuovi investimenti dagli ‘alleati scrocconi’. Ma Giorgia non ha margini per altri investimenti...

Esteri - di David Romoli

4 Luglio 2026 alle 07:00

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AP Photo/Alex Brandon
AP Photo/Alex Brandon

L’Italia, come del resto tutti i Paesi europei dell’Alleanza atlantica, si prepara al vertice Nato di Ankara dei prossimi 7 e 8 luglio, con un solo obiettivo da raggiungere, comune a tutti. Bisogna rabbonire il Trump furioso, distendere rapporti che non sono mai stati tanto tesi, se non proprio arrivare alla pace almeno imboccare risolutamente quella strada. Ma chi spera di trovare in Turchia un presidente meno bellicoso e furibondo del solito probabilmente sbaglia. The Donald ha detto e ripetuto che lui sarà ad Ankara solo in segno di rispetto per Erdogan, alleato leale a differenza dei ribaldi europei. Ma si presenterà comunque in assetto di guerra.

I pochi dubbi in proposito Trump li ha dissipati ieri con un post sul solito Truth: “È ridicolo continuare ad avere un rapporto a senso unico con la Nato”, scrive indicando la differenza fra le spese militari. Quelle americane ammontano a 999 mld, il Regno Unito spende oltre 10 volte di meno, 90 mld, la Francia si ferma a 66 mld. L’Italia è in fondo alla lista con 48,8 mld. Le cifre sono in un certo senso truccate. Lo scarto tra le diverse spese per armi e sicurezza è reale ma se ci si limita al contributo per la Nato si riduce di molto. Gli Usa coprono il 15% della spesa complessiva, l’Italia il 5%. Inutile dire che non è solo questione di spesa. Il sasso nella scarpa del presidente americano resta il rifiuto europeo, e dunque anche e particolarmente italiano, di dargli una mano nella guerra contro l’Iran: “Il rapporto non è reciproco. Non ci sono stati per noi”. Non è questione di ragioneria. La sparata di ieri annuncia la posizione che l’americano si prapara ad assumere: quella di chi reclama un’impennata della spesa militare dei Paesi europei e lo fa con tono più che minaccioso. La presidente del Parlamento europeo Metsola è perfettamente allineata: “Il tempo in cui potevamo contare sugli altri per difenderci è finito. L’Europa deve assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza”. Il Cancelliere Merz respinge la critica e rivendica al suo Paese il merito di aver già provveduto: “Noi non dobbiamo nasconderci davanti a nessuno. La Germania raddoppierà il proprio bilancio per la difesa in 4 anni. È il più grande sforzo per la difesa che abbiamo mai compiuto”.

Per l’Italia, però, le cose sono un bel po’ più difficili, e a maggior ragione dopo che Trump ha individuato il Paese che fino ieri considerava il più vicino alla sua amministrazione come bersaglio sul quale tirare per primo. Giovedì sera, ai festeggiamenti di Villa Taverna per l’Indipendence Day, la delegazione italiana si è presentata folta e di alto livello, con il presidente del Senato La Russa e i due vicepremier, ma senza Giorgia. L’ambasciatore americano Fertitta, che è tra i più impegnati nel tentativo di ricucire i rapporti, è stato amichevole e rassicurante. Ma il clima, ammettono tutti i presenti, non era certo quello degli anni precedenti. Ad Ankara l’Italia si presenterà vantando un innalzamento della spesa militare sino al 2,8%, con lo 0,8% indirizzato però alla sicurezza. In generale le categorie “Difesa” e “Sicurezza” sono state interpretate dal governo italiano in modo molto estensivo e generoso: insomma facendo scivolare nel conto voci che solo con immensa buona volontà si possono considerare “per la Difesa”. Gli Usa sono convinti che procedendo con questo ritmo l’Italia non abbia alcuna possibilità di raggiungere il traguardo fissato per il 2035: spesa per la difesa pari al 3,5% del Pil e dell’1,5% per la sicurezza. Un nodo scorsoio.

In ballo c’è dunque prima di tutto il Safe, il prestito agevolato europeo per la difesa di 15 mld. Per l’Italia un simile esborso sarebbe un problema in qualsiasi momento ma lo è tanto più ora. Perché bisogna già fare i conti con le conseguenze pesanti della guerra in Iran. Perché l’Italia non ce l’ha fatta a uscire dalla procedura d’infrazione e dunque accedere ora al Safe vorrebbe dire incidere sul debito. Perché le elezioni sono dietro l’angolo, nessuno vuole affrontarle con l’handicap di spese militari alle stelle sul groppone e meno di tutti la Lega, che nelle urne si giocherà letteralmente la sopravvivenza politica. Solo che rimangiarsi l’impegno-capestro vorrebbe dire arrivare davvero ai ferri corti con la America.

Per ora il governo cerca di cavarsela cavalcando l’ambiguità. Afferma che accederà al Safe ma solo quando il Parlamento voterà a favore della richiesta di attivare la clausola di salvaguardia per difesa ed energia. “Potremo usare il fondo nel 2027”, anticipa ottimista Crosetto. La formula è anche un modo per arrivare a settembre, quando il governo spera di poter uscire dalla procedura d’emergenza. Le fonti del governo spiegano che a quel punto il governo porterà in aula l’aumento del debito per difesa ed energia e poi si deciderà se finanziare l’aumento di spesa con i titoli di Stato o chiedendo di attivare il Safe. Non è la stessa cosa però neppure in termini di tassi, più leggeri in caso di prestito europeo agevolato, e a maggior ragione agli occhi per nulla ben disposti di Trump. Ma la maggioranza è troppo divisa per andare oltre tanta vaghezza ed è in questa piuttosto scomoda condizione che si presenterà all’appuntamento di Ankara con l’imbufalito Donald.

4 Luglio 2026

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