Il regime di Erdogan
Turchia, assedio e irruzione della polizia nella sede del CHP: destituito il leader dell’opposizione Ozel, barricato da 3 giorni
Esteri - di Carmine Di Niro
Tre giorni di assedio tra lanci di lacrimogeni, proiettili di gomma, proteste di massa. Dopo 72 ore di caos è terminato domenica 24 maggio, con l’irruzione all’interno del quartier generale del partito della polizia in assetto anti sommossa, l’assedio del CHP, il Partito Popolare Repubblicano che è la principale forza di opposizione in Turchia al regime di Recep Tayyip Erdogan.
Nella sede del partito di Ankara, fondato dal padre della moderna Turchia Mustafa Kemal Atatürk, si erano barricati ormai da giovedì scorso attivisti, parlamentari e dirigenti, a partite dal Ozgur Ozel. Una scelta arrivata come protesta di fronte alla controversa decisione della Corte d’appello regionale di Ankara di annullare il congresso nazionale del CHP tenuto nel novembre 2023 e che aveva visto trionfare proprio Ozel, e di reinsediare al suo posto l’ex leader sconfitto, quel Kemal Kilicdaroglu che ha guidato il CHP dal 2010 al 2023.
Tra gas lacrimogeni, spintoni e vetri rotti, le immagini di domenica mostrano Ozel costretto ad uscire dalla sede del partito sotto assedio: tra gli applausi dei militanti, il leader dell’opposizione ha guidato una marcia di diversi chilometri verso il Parlamento, per rinnovare la sua sfida a Erdogan.
Kilicdaroglu is currently trying to subdue the Turkish main opposition CHP headquarters through police force to seize the building in Ankara.
Real shame.
This is the party which has founded the Republic of Turkey.
— Ragıp Soylu (@ragipsoylu) May 24, 2026
Si tratta di uno dei punti più alti e delicati dello scontro in corso tra il presidente Erdogan e l’opposizione del CHP, già colpita negli scorsi anni con arresti sistematici dei suoi leader, a partire dall’ex sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, principale figura emergente dell’opposizione turca e considerato il rivale più credibile di Erdogan in vista delle presidenziali del 2028, detenuto ormai dal marzo 2025 con accuse di corruzione e associazione criminale.
La crisi dei giorni scorsi è stata innescata dalla decisione della 36ma sezione civile della Corte d’appello di Ankara di dichiarare nullo il 38esimo congresso del CHP tenutosi nel novembre 2023, quando Ozel aveva sconfitto lo storico leader Kilicdaroglu dando una decisa sterzata al partito. Per i giudici quel congresso fu segnato da episodi di compravendita di voti tra i delegati del congresso: a dare il là all’inchiesta le denunce presentate proprio dai fedelissimi di Kilicdaroglu, a partire dall’ex sindaco metropolitano di Hatay, Luftu Savas.
Ozel ha definito la sentenza un “colpo di Stato giudiziario” contro l’opposizione e ha annunciato ricorso davanti al Consiglio elettorale supremo e alla Corte di Cassazione, ma si è anche impegnato ad evitare scissioni nel CHP, dove Kilicdaroglu era stato ormai emarginato grazie a nuove figure come lo stesso Ozel o l’ex sindaco di Istanbul Imamoglu. Kilicdaroglu ha invece invitato alla calma sostenendo che il partito “non deve diventare terreno di scontro per ambizioni personali”, ma è chiaro che la sentenza della Corte d’appello regionale di Ankara che rimette ai comandi del CHP Kilicdaroglu è un evidente “regalo” a Erdogan, che sa così di poter contare su una opposizione più debole.