La premier alla vigilia del Consiglio Ue
C’era una volta la Meloni europea, gli strali della premier che remigra Vannacci: “La destra non sei tu”
Infuriata per essere diventata irrilevante, Meloni lancia strali su Bruxelles: dalla tassa sui fossili alla Difesa la sua è un’escalation vittimistica. “Non ci faremo ricattare da burocrati”
Politica - di David Romoli
C’era una volta Giorgia l’Europea, prima accolta con sospetto e circospezione ma subito dopo a braccia aperte, amica e alleata prediletta di Ursula von der Leyen. L’idillio non c’è più. Nelle sue comunicazioni in Parlamento alla vigilia della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, la premier italiana lancia una bordata dopo l’altra contro l’Europa. Prima però mette le mani avanti per non essere accusata di subalternità a un altro ex amico del cuore, Donald Trump. Il “coordinamento” con Washington è indispensabile ma coordinarsi “non significa delega”.
Meloni non ha mandato giù il mancato invito al vertice di domenica scorsa a Londra. Sa perfettamente che dietro lo schermo dell’Ucraina sono in ballo i rapporti di potere in Europa e il summit di Francia Germania e Uk con lei e il polacco Tusk fuori dalla porta ha un significato ben preciso. La replica della negletta è al vetriolo: “Procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Allo stato nessuno ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”. L’alternativa di Giorgia è in realtà la stessa che invoca per il Pd Provenzano: “Una figura autorevole” investita della fiducia di tutti. Se non si imbocca quella via, risponderà poi proprio a Provenzano, è solo perché i grandi Paesi sono gelosi del loro ruolo e del loro potere, altra stoccata ai tre Paesi guida che si erano visti a Londra. Anche sull’ingresso accelerato dell’Ucraina nell’Unione europea, l’Italia frena: le regole vanno rispettate e valgono per tutti. La mediazione del cancelliere tedesco Merz, fare dell’Ucraina Paese non membro ma “associato”, è percorribile. In quella vesta l’Ucraina non avrebbe accesso ai fondi di coesione o per l’agricoltura e si sa che il vero problema è quello.
- Meloni diserta l’atteso vertice Ue-Balcani in Montenegro, era alla presentazione di un francobollo
- Meloni torna all’ovile europeo: scaricata da Trump, la premier debutta al vertice dei Volenterosi di Macron
- Governo in tilt sull’ingresso dell’Ucraina nell’UE, Salvini spacca la destra: Lega contraria, Tajani cauto e Meloni silente
Sul Medio Oriente il capo del governo italiano è fermo sul fronte delle sanzioni contro i coloni e contro Ben Gvir, macchiatosi oltre tutto di offesa all’Italia paragonata a “una ciabatta”. Ma il confine è quello ed è invalicabile. Le sanzioni chieste dalla maggioranza dei Paesi della Ue e bloccate da Germania e Italia sono fuori discussione: “Non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. È un fenomeno pericoloso che allontana la pace e la rende più difficile. Punire la società civile israeliana con misure restrittive sarebbe controproducente”. Altro dente che duole è la revisione dell’ETS, la tassa sui fossili che è da sempre obiettivo numero uno della destra europea e che il Consiglio ha chiesto di rivedere. La proposta di revisione della Commissione arriverà a metà luglio ma l’orientamento è molto meno radicale di quanto vorrebbero l’Italia e alcuni altri Paesi. La premier sguaina la scimitarra: “Le sintesi che la politica raggiunge sono un esercizio di democrazia. Devono essere rispettate e attuate. Non possono essere rimesse in discussione o ribaltate da argomentazioni surreali, ammantate come tecniche, da burocrati che non devono rendere conto a nessuno”. Stessa musica sul riarmo e le spese che comporta: “La Difesa è importante ma mettere famiglie e imprese al riparo lo è altrettanto. Senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”.
Sul Quadro Finanziario Pluriennale l’Italia è quasi alla dichiarazione di guerra aperta: “Non accetteremo un bilancio in cui l’Italia a fronte di maggiori contributi rischia di avere risorse inferiori. I Rebates (cioè gli sconti a favore dei Paesi frugali) vanno eliminati. Chi vuole finanziare le nuove priorità tagliando le politiche tradizionali deve guardare altrove”. La premier rivendica gli investimenti nelle energie alternative, a suo dire senza precedenti, conferma la decisione di puntare sul nucleare come elemento chiave del mix energetico ma anche qui alza di parecchi decibel la voce: “Non siamo proni ad assegnare strumenti di pressione indebita su governi nazionali e sovrani”. Non si possono accettare penalizzazioni decise dalla Commissione per “intere categorie di investimenti ritenuti incompatibili con gli obiettivi ambientali”. Solo sull’immigrazione, dove la Ue ha accolto la linea italiana sui Centri di rimpatrio nei Paesi terzi come l’Albania, la premier aplaude e l’aula si abbandona a una vera e propria Ola.
Ci sono molti motivi all’origine della svolta polemica dell’Italia nei confronti dell’Europa, dal declassamento tutto sommato brutale subìto dopo la rottura con Trump, la cui copertura garantiva all’italiana una certa centralità, all’avvicinarsi della campagna elettorale. Ma c’è di certo un motivo in più e si chiama Roberto Vannacci. Mercoledì sera il generale è stato ospite di Lilli Gruber su La7 ed è uscito bene dalla raffica di domande della conduttrice e della giornalista Lina Palmerini. È rimasto calmo mentre le interlocutrici si innervosivano sempre di più, ha detto cose pazzesche, come i gay “anormali” o la necessità di “deportare” i clandestini. Ma è riuscito a fare passare quelle enormità come ragionevoli proposte e in ogni caso quella è merce che tra una parte dell’elettorato di destra va a ruba. Giorgia in veste di donna di Stato ha poche chances di riconquistare quei consensi, ancora contenuti ma forse essenziali. Dunque riprende le armi, si toglie il doppio petto e parte alla carica. Senza risparmiare in aula una stoccata agli uomini di Vannacci: “Avete votato sei volte contro il governo, non mi si parli di vera destra, perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra“.