Faccende filateliche
Meloni diserta l’atteso vertice Ue-Balcani in Montenegro, era alla presentazione di un francobollo
Questa volta non sono gli otoliti, che costrinsero la premier a rinviare la conferenza di fine anno nel 2023. Giorgia Meloni dà buca al vertice Europa-Balcani sull’allargamento dell’Unione europea che si tiene oggi in Montenegro, con la presidente del Consiglio attesa per la partecipazione all’ultima sessione di lavoro con i capi di stato e di governo. Una decisione che viene comunicato in extremis, con una motivazione ufficiale quantomeno sorprendete. Da Palazzo Chigi viene fatto sapere che Meloni è impossibilita a recarsi a Tivat per il “protrarsi della cerimonia celebrativa del 212° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria”.
Come spiega il Corriere della Sera, Meloni si è presentata a Reggio Calabria questa mattina con una ampia delegazione di governo, con lei erano presenti i ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Paolo Zangrillo. L’iniziativa, iniziata in ritardo sul lungomare Falcomatà, è terminata alle 13, ma la strana scelta della premier è stata quella di partecipare alla presentazione di un francobollo commemorativo dell’Arma in Prefettura, l’appuntamento non era segnalato nell’agenda di Palazzo Chigi, arrivando così a dover saltare il ben più significativo vertice in Montenegro alla presenza degli altri leader europei, nonostante l’insistenza dichiarata sul fatto che l’ingresso in Ue dei Balcani occidentali sia una priorità del governo italiano.
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Impossibile non notare che a Tivat, in Montenegro, Meloni avrebbe dovuto incontrare i principali capi di governo e di stato europei come il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, entrambi protagonisti della recente iniziativa (assieme al Regno Unito di Keir Starmer) per i negoziati di pace in Ucraina in cui l’Italia non è stata invitata. Assenza di cui Meloni ha informato personalmente il presidente montenegrino Milatović e quello del Consiglio europeo Costa, ma che appare anche figlia di un certo risentimento per il mancato invito all’iniziativa dei big europei.
Non a caso, come si legge su La Stampa, la lettura fatta filtrare da Palazzo Chigi per l’esclusione di Meloni dai “lavori in corso” sull’asse Parigi-Berlino-Londra evidenzia come senza gli Stati Uniti il negoziato sull’Ucraina “non esiste” e che dunque ogni iniziativa europea resta «secondaria» rispetto all’unico attore in grado di incidere davvero, ovvero la Casa Bianca di Trump. L’obiettivo è dunque quello di minimizzare sia l’esclusione che i possibili risultati dell’iniziativa portata avanti da Merz, Macron e Starmer.