Kiev divide

Governo in tilt sull’ingresso dell’Ucraina nell’UE, Salvini spacca la destra: Lega contraria, Tajani cauto e Meloni silente

Esteri - di Carmine Di Niro

28 Maggio 2026 alle 11:33

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

In attesa di capire gli sviluppi futuri nei rapporti con Roberto Vannacci e il suo Futuro Nazionale, per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni resta la Lega di Matteo Salvini la spina del fianco del governo. Il partito più “sensibile” alle sirene russe ha provocato l’ennesima spaccatura all’interno della maggioranza su un tema che è già al centro di fondamentali discussioni a Bruxelles e tra gli Stati membri dell’Ue: l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, già al centro di una controversa proposta del cancelliere tedesco Friedrich Merz per una soluzione di compromesso, con Kiev “membro associato”.

Compromesso che non piace al Carroccio. Il partito di Salvini in una nota aspra e dai toni netti fa sapere di opporsi totalmente all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione: “La Lega è assolutamente contraria ad ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni”, il testo che lascia pochissimi spazi ad aperture.

Una grana enorme per la premier, che in questi anni si è mostrata, almeno a parole, sempre dalla parte di Kiev nonostante il partner di governo. L’opposizione, a sua volta divisa sul sostegno all’Ucraina, in particolare con Movimento 5 Stelle e AVS, si scatena contro la maggioranza: “La Presidente del Consiglio sconfessi immediatamente i suoi alleati della Lega che continuano a perseguire una agenda filorussa. L’Ucraina non solo può e deve, ma sarà nell’Unione Europea. Mi vergogno per chi, mentre cadono le bombe sui civili, sabota il futuro europeo”, scrive Filippo Sensi, deputato PD vicinissimo alle istanze ucraine, ma posizioni simili arrivano anche da Carlo Calenda, leader di Azione, ed Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva.

Ma è anche all’interno del governo che si registrano posizioni molto distanti. Ben diversa da quella della Lega è quella esposta da Antonio Tajani, leader di Forza Italia e ministro degli Esteri: il titolare della Farnesina si dice favorevole “all’avvio di un percorso che porti l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea”, ma “non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati, non dobbiamo dimenticare i Balcani, ecco per noi la priorità sono i Balcani”.

Quel che è certo è che il governo Meloni dovrà trovare una sintesi entro l’11 giugno prossimo, quando la premier riferirà alle Camere in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Ad oggi non c’è una posizione ufficiale, in particolare sulla proposta tedesca di fare dell’Ucraina un “membro associato” dell’Unione: permetterebbe a Kiev di partecipare alle riunioni dell’Unione ma senza diritto di voto, eleggere alcuni parlamentari europei (non votanti), avere un proprio commissario “associato” senza portafoglio e nominare un giudice alla Corte europea di Giustizia, oltre a beneficiare di parti del bilancio dell’Ue.

28 Maggio 2026

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