Torture ai volontari della Flotilla

Israele non è una democrazia, Meloni ha paura di denunciarlo e chiede sanzioni per il solo Ben Gvir…

Il ministro Tajani ha annunciato che chiederà a Bruxelles di varare delle sanzioni contro Ben Gvir. E che senso ha? Sanzioni contro un singolo ministro? A quale scopo?

Esteri - di Piero Sansonetti

22 Maggio 2026 alle 17:00

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Israele non è una democrazia, Meloni ha paura di denunciarlo e chiede sanzioni per il solo Ben Gvir…

In Israele non esiste la democrazia. Credo che dopo aver visto le scene “cilene” degli ostaggi catturati dall’esercito di Netanyahu e messi in ginocchio, legati e bendati, e costretti ad ascoltare il delirio e le insolenze di un ministro, nessuno possa più avere dubbi su questo. Non esiste un solo stato democratico dell’Occidente nel quale mai e poi mai potrebbe succedere qualcosa del genere. Neppure nei più reazionari. Se in Ungheria fosse accaduto, l’Ungheria sarebbe stata messa fuori dall’Europa. La frase fatta secondo la quale Israele è l’unica democrazia del Medioriente è del tutto infondata. Forse non lo era qualche anno fa, ma ora lo è. Ci sono purtroppo diversi stati mediorientali dove il livello della democrazia è molto basso, ma non raggiunge il grado minimo al quale è arrivata Israele.

In Israele non esiste più lo Stato di diritto. In Israele sono state varate leggi apertamente razziste, come quelle che c’erano nel Sudafrica di Botha, e molto simili anche alle leggi razziali italiane del 1938. Non so se in Israele esista una magistratura indipendente. Mi permetto di dubitarne. Penso che se in Italia fosse successo quello che è successo l’altro giorno con le torture agli attivisti della Flotilla, la magistratura italiana sarebbe intervenuta immediatamente. Avrebbe identificato uno ad uno i soldati che hanno partecipato ai maltrattamenti, probabilmente addirittura li avrebbe arrestati, e di sicuro avrebbe fermato e messo in prigione il ministro colto in flagranza di reato. Sarebbe caduto il governo. L’opposizione sarebbe salita sulle barricate. I sindacati avrebbero proclamato uno sciopero unitario. Perché non è successo niente di tutto questo? Perché in Israele non esiste neanche l’ombra dello Stato di diritto. Non possiamo parlare di limitazione dello Stato di diritto. Siamo di fronte alla sua abolizione. Israele è più vicina alla Corea del Nord che all’Europa da questo punto di vista.

Questo ragionamento è alla base della domanda che va rivolta al governo italiano: cosa si aspetta per avviare una vera azione diplomatica di contrasto? In che senso? Non si tratta di rompere le relazioni diplomatiche. Non sarebbe ragionevole. Non sarebbe utile. Lo sforzo deve essere quello di riportare Israele vicino ai principi della democrazia, non di allontanarlo. Però è possibile rompere ogni contratto di collaborazione, impedire non solo la vendita ma anche il transito di armamenti per Israele dal nostro territorio, stabilire delle sanzioni economiche molto forti, almeno come quelle che abbiamo fissato per danneggiare la Russia. E queste misure dovrebbero essere chieste anche dall’Europa. Ieri invece il ministro Tajani ha annunciato che chiederà a Bruxelles di varare delle sanzioni contro Ben Gvir. E che senso ha? Sanzioni contro un singolo ministro? A quale scopo? Mi sembra di capire che l’unico scopo è quello di dire qualcosa, perché di fronte a quello scempio non si può restare inerti, evitando però di prendere misure dirette contro Israele. Questo è inammissibile. Rende del tutto evidente la subalternità del governo italiano a Tel Aviv. Non c’è nessun altro motivo per non procedere alle sanzioni.

Dopodiché forse bisognerà anche iniziare a raccontare quello che gran parte della stampa italiana non racconta. La scena degli attivisti della Flotilla messi alla gogna non è certo la più truce tra le scene, non viste, che si realizzano tutti i giorni in Israele. I palestinesi che vengono catturati sono sottoposti continuamente a torture. La pratica dello stupro delle donne imprigionate è diffusissima e ammessa. E in quel paese non esiste nessuna possibilità di difendersi da questi soprusi continui e di massa. Non c’è una magistratura che interviene, non c’è un governo che frena, non c’è neppure un’opposizione che denuncia e fa sommossa. Gli unici che ancora hanno una voce sono i giornali. C’è il quotidiano Haaretz che riesce a tenere qualche occhio aperto, dimostrando di avere molto più coraggio di tanti giornali italiani, abituati a tacere, a sopire, a coprire. Ma non basta l’esistenza di Haaretz per tener in piedi un simulacro di democrazia.

P.S. Vorrei spendere due righe per rendere onore a una grande donna, della quale non conosco il nome e neppure il paese, che l’altra sera, mentre il ministro Ben Gvir, concionava davanti agli attivisti alla gogna, ha trovato la forza di alzarsi e di gridare a squarciagola in faccia a quella canaglia del ministro: “Free free Palestine”. Che smacco per quell’infame, che umiliazione vera, che scorno per Ben Gvir. Le sono saltate addosso immediatamente le guardie, l’hanno sbattuta a terra, non sappiamo cosa le hanno fatto quando si sono spente le telecamere. Le dobbiamo molto, però, dobbiamo molto al suo coraggio. Ha tenuto viva la speranza nel futuro dell’umanità. Si, ci sono persone come Ben Gvir, ignobili, ma anche donne eccezionali come quella donna. Chissà se, dopo averla sentita e vista, si vergogneranno un po’ i vari esponenti della destra italiana che hanno sbeffeggiato i “turisti della Flotilla”. Forse sì. Almeno in cuor loro.

P.S. 2 . C’è un verso di una famosa canzone di De Andrè che contiene questo verso ironico riferito allo Stato italiano: “Si costerna, si impegna, si indigna, poi getta la spugna con gran dignità…”

 

22 Maggio 2026

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