No agli agenti infiltrati nelle prigioni

Agenti infiltrati in prigione, nel decreto ‘Sicurezza’ l’ultimo passo per smantellare il carcere previsto dalla Costituzione

La norma del dl sicurezza, convertito in legge, che autorizza le operazioni sotto copertura un nuovo, pericoloso e ulteriore passo verso lo smantellamento del carcere previsto dall’articolo 27 della Costituzione

Giustizia - di Redazione Web

28 Maggio 2026 alle 15:30

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Agenti infiltrati in prigione, nel decreto ‘Sicurezza’ l’ultimo passo per smantellare il carcere previsto dalla Costituzione

L’articolo 15 del DL ‘Sicurezza’ n.23 del 2026, convertito nella legge 24 aprile 2026, n. 54, autorizza gli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti ai nuclei investigativi del Corpo di polizia penitenziaria a compiere operazioni sotto copertura all’interno degli istituti di pena, includendoli in quanto già previsto per altre forze di polizia all’articolo 9, comma 1, della legge 16 marzo 2006, n. 146, mirata a contrastare il crimine organizzato transnazionale. In questo caso, però, non si tratta di macro-criminalità organizzata, che lo stesso articolo precisa rimanere pertinenza delle polizie competenti: qui, i primi reati da indagare citati nell’articolo 15, sono le lotte, le rivolte, l’associazione sovversiva, le evasioni, per poi arrivare allo spaccio di droga e alla detenzione di telefonini. Materie che il quotidiano lavoro della polizia penitenziaria e delle direzioni dovrebbe ordinariamente gestire. Come operatori e operatrici, volontarə, insegnanti, cittadinə che operano quotidianamente in carcere, affermiamo che questo è un nuovo, pericoloso e ulteriore passo verso lo smantellamento del carcere previsto dall’articolo 27 della Costituzione e una drammatica minaccia alla sicurezza di chi è detenutə e all’intera comunità carceraria.

Una minaccia perché:
• attribuire e ampliare la funzione meramente repressiva e di ordine pubblico della polizia penitenziaria enfatizza quella cultura custodialista che già è diventata predominate nelle nostre carceri, a discapito del carcere trattamentale, della sua funzione rieducativa, cui anche la polizia penitenziaria deve riferirsi secondo il dettato costituzionale;
• le operazioni sotto copertura e le infiltrazioni creano una cultura del sospetto, della paura, della sfiducia: la copertura potrà avere il volto di un detenutə, di un educatorə, di un infermierə di un volontariə, con l’esito di attentare alle relazioni solidali tra reclusi/e (e temiamo che questo possa essere un esito intenzionale di questa misura) e alle relazioni di fiducia, cura e garanzia con gli operatori e le operatrici, professionali e volontari, che vedrebbero minata la loro stessa missione e umiliato il proprio ruolo;
• come già emerso negli anni dal dibattito sulla legge 146/2006, le operazioni sotto copertura hanno una elevata quota di opacità, arbitrarietà e mancanza di garanzie, e includono la possibile commissione di reati che non vengono perseguiti; questo espone la relazione di potere agente-detenutə a un ulteriore sbilanciamento, aumentando i già ricorrenti rischi di violazione dei diritti di chi è reclusə e favorendo l’impunità degli agenti infiltrati per reati compiuti a giustificazione del mandato dell’operazione di copertura;
• il testo della legge non menziona alcun potere di controllo da parte delle Direzioni, suggerendo una completa autoreferenzialità della polizia penitenziaria nella determinazione, indirizzo e gestione delle operazioni, una procedura che priva ulteriormente le persone recluse di garanzie e tutele da arbitrarietà e finanche eventuali provocazioni;
• in una fase in cui la qualità della vita in carcere è ai suoi minimi per sovraffollamento, degrado delle strutture, mancata attuazione del mandato trattamentale e scarsa garanzia dei diritti fondamentali di chi è reclusə, il clima di sfiducia, di sospetto e di arbitrio che inevitabilmente questo nuovo ruolo della polizia penitenziaria porta con sé, non potrà che creare un degrado nelle relazioni interne, un accrescimento del malessere nella popolazione detenuta, e una conflittualità destinata ad essere non la legittima presa di parola di cittadinə reclusə, ma un oggetto di indagini opache e esposte alla provocazione. In questo senso, questa norma aggiunge il suo carico afflittivo alla norma della precedente legge del 2025 che punisce penalmente le proteste anche nonviolente e la disobbedienza, in una spirale pericolosa e incontrollata.
Per tutte queste ragioni, come operatori e operatrici, volontarə, insegnanti, cittadinə attivi a tutela del rispetto dell’articolo 27 della Costituzione, dei diritti delle persone recluse e dei mandati e delle deontologie di chi opera in carcere:
• esprimiamo contrarietà e massima preoccupazione per quanto prevede la norma che istituisce operazioni di copertura all’interno delle carceri ad opera della polizia penitenziaria
• dichiariamo che ci attiveremo in ogni modo possibile per salvaguardare le relazioni di fiducia e cura con le persone detenute e impedire che le nostre professioni e ruoli all’interno delle carceri siano contaminate e minacciate dal sospetto di collusione con le operazioni di copertura, alle quali non presteremo alcuna collaborazione qualora sollecitati
• ci impegniamo, insieme a tutti gli attori, istituzionali e della società civile, a segnalare ogni situazione di arbitrio, violazione di diritti fondamentali, ingerenza illegittima nelle nostre attività e eventuali provocazioni o reati commessi nell’ambito delle operazioni di cui venissimo a conoscenza
• sollecitiamo le figure di garanzia, i Garanti locali e regionali, i Tribunali di Sorveglianza, le Camere penali a monitorare le operazioni sotto copertura e intervenire secondo le loro diverse competenze qualora emergano esiti in violazione della legge e dei diritti.

Tra le prime adesioni: Sbarre di Zucchero, Ristretti Orizzonti, CNCA-Coordinamento comunità accoglienti, Forum Droghe, Fuoriluogo, Loscarcere – Lodi, Verso Itaca APS – Piacenza, Il granello di senape O.d.V. Venezia, Closer ETS Venezia, Attac Italia, L’Isola di Arran-Torino, la Società della Ragione, Mamme in piazza per la libertà di dissenso – Torino, COBS- Coordinamento Operatori servizi Bassa soglia Piemonte, ADL, COBAS Alessandria, Coordinamento Transfemminista contro il carcere – Torino, ARCI Alessandria, Società INformazione/Diritti Globali, Associazione Luca Coscioni, Osservatorio Repressione, Associazione Yairaiha ets, transform! Italia, Meglio Legale, Naga – Milano, Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, Gruppo Abele, Associazione Comunità Il Gabbiano, Sesta Opera San Fedele Milano, Laboratorio sociale La città di sotto, Jesuit Social Network, Atena Società Cooperativa Sociale, Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Veneto, La Siviera Officina Sociale Terni, Associazione Isolina e…
Adesioni su: www.fuoriluogo.it

28 Maggio 2026

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