Il garante dei detenuti del Lazio

“La sicurezza in carcere minacciata dai frigoriferi…”, l’accusa del garante Stefano Anastasia

«Con tutti i problemi che ci sono e mentre si avvicina l’estate, l’amministrazione mette in guardia dai rischi dei pozzetti frigo. I pericoli sono altri - osserva il garante del Lazio - a cominciare dalla trovata degli agenti infiltrati...»

Interviste - di Angela Stella

28 Aprile 2026 alle 15:30

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Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica
Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

Stefano Anastasia, Garante dei diritti delle persone private della libertà del Lazio, in una nota di qualche giorno fa indirizzata ai Provveditori regionali il capo del Dap spiega che i pozzetti frigo “di nuovo acquisto” dovranno essere posizionati “in una stanza l’uopo dedicata”, e non più nei corridoi delle sezioni. Inoltre “in nessun caso i pozzetti frigo e/o frigo potranno essere collocati nelle camere di pernottamento”, visto che vi si possono occultare “oggetti o sostanze non consentite”. Che ne pensa?
I frigoriferi barricaderi sono evidentemente l’ultima tappa dell’ossessione securitaria in carcere. Con tutti i problemi che le carceri hanno, e che immaginiamo abbia anche chi deve dirigerle, il problema ora diventano i pozzetti frigo. E quali dovrebbero essere le stanze a “l’uopo dedicate”, visto che nelle nostre carceri abbiamo 17mila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare effettivamente disponibile? Naturalmente tutto ciò è come al solito prescritto per “prevenire eventi critici che possano turbare l’ordine e la sicurezza interna”, notoriamente minacciata dai frigoriferi nei corridoi. E non è che un detenuto potrà andare a prendere da solo, quando ne avrà bisogno, l’acqua o la carne dal pozzetto: previa richiesta all’agente saranno mandati per lui uno/due detenuti autorizzati “in orari definiti”. Ma questo è l’aspetto meno del surreale parto d’ingegno.

In che senso?
Nell’ultimo capoverso delle volontà capo-dipartimentali la prosa si fa categorica: “in nessun caso i pozzetti frigo e/o frigo potranno essere collocati nelle camere di pernottamento”, visto che vi si possono occultare “oggetti o sostanze non consentite”. E negli armadietti no? A quando, dunque, la loro rimozione? Tutto questo, vi si legge ancora, “visto l’avvento della stagione estiva”. Che paradosso: quanto più si avrebbe bisogno dei pozzetti, tanto più si rende difficile il loro utilizzo. Sarà una lunga estate calda, tra frigo nascosti, agenti provocatori e l’acqua che scorre nel bagno per raffreddare quella da bere, tutti ben chiusi nella propria sovraffollata “camera di pernottamento”.

A questo punto la proposta del numero chiuso presentata dal deputato di +Europa Magi sarebbe importante.
Sacrosanta. Il governo e l’amministrazione penitenziaria dovrebbero garantire dignità e rieducazione alle persone detenute, perché questo è scritto nella Costituzione. Se non hanno risorse umane, strutturali e finanziarie sufficienti, è giusto che le condanne minori restino sospese o siano convertite in alternative al carcere.

A proposito di agenti provocatori, che ne pensa della novità introdotta nell’ultimo decreto sicurezza? Agenti infiltrati potranno fingersi detenuti o addirittura operatori come educatori, infermieri o assistenti.
La trovo una norma pericolosissima, che mina la fiducia interna agli istituti penitenziari, tra le persone detenute e con gli operatori. Il rischio è quello di una degenerazione del clima interno. Qualunque faccia nuova potrà essere sospetta. Venendo meno la fiducia, aumenterà la diffidenza nei confronti dell’Amministrazione e del nuovo vicino di branda, con il rischio un innalzamento della conflittualità interna.

Una bozza di Decreto Ministeriale di riordino del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria introduce una “direzione generale delle specialità del Corpo della polizia penitenziaria” sottratta al coordinamento del Capo DAP. Qual è il rischio maggiore sotteso a tale previsione?
Che si crei una linea di comando alternativa a quella che ha nel capo dipartimento, un magistrato nominato dal Consiglio dei ministri, il suo vertice legale.

Il Ministro Nordio in una intervista al Corriere della Sera sabato scorso ha detto: “Continuiamo a lavorare alacremente su detenzione differenziata dei tossicodipendenti, edificazione di strutture con la creazione di migliaia di nuovi posti e il piano per contrastare il dramma dei suicidi”. Una canzone già sentita?
Sostanzialmente sì. Da quando è stato istituito il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, un anno e mezzo fa, non è stato aperto un posto detentivo in più, anzi se ne è perso qualcuno per necessità di manutenzione, e ne dovevano fare 10000 entro il 2027. Il Ministro fa riferimento poi all’inserimento dei tossicodipendenti in comunità, ma i finanziamenti previsti nel primo decreto sicurezza erano minimi rispetto alle necessità, e in più la stessa previsione di affidamenti in prova in comunità di persone che hanno una pena fino a otto anni è irrealistica, come lo fu quella fino a sei voluta dalla Fini-Giovanardi nel 2006: la carota terapeutica non ha mai compensato il bastone della iperpenalizzazione della detenzione di droghe.

Il Guardasigilli ha parlato anche di possibili depenalizzazioni.
Sono quattro anni che il Governo va esattamente nella direzione opposta, fino all’ultimo decreto sicurezza. Ma se avessero un po’ di resipiscenza, bisognerebbe partire proprio dalla legge sulla droga, impresa molto ardua visto che nell’ultimo decreto sicurezza hanno reso ancora più difficile il riconoscimento del reato di lieve entità.

Invece quanti suicidi ci sono stati dall’inizio dell’anno in carcere?
Credo siamo arrivati a 17 in tutta Italia. Proprio l’altro giorno davo notizia del suicidio di un uomo di 36 anni che si è tolto la vita nella sezione G11 della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo complesso. È il terzo detenuto che si toglie la vita nel Lazio da inizio anno, il secondo a Rebibbia Nuovo complesso. Ormai non fa più notizia, ma in carcere si continua a morire: a quando una politica che finalmente prenda in considerazione la sofferenza e la disperazione che si nasconde dietro quelle mura?

Dopo le dimissioni Delmastro da dove si riparte sulle carceri? Da Balboni sottosegretario?
Questo è l’ultimo scampolo di legislatura, siamo ai titoli di coda di un progetto, più di Delmastro che del Ministro Nordio, che si è rivelato fallimentare. Il sottosegretario Balboni, che non conosco e su cui quindi non mi permetto di esprimere giudizi, gestirà l’ordinaria amministrazione di fine mandato. Il problema è che cosa ci sarà dopo e se sarà possibile pensare a qualcosa di veramente alternativo a quest’idea fallimentare del carcere chiuso.

Ma dovrebbe farsi sentire un po’ di più l’opposizione su questo tema? Dovrebbe essere anche un tema di campagna elettorale del Partito Democratico o questo è un rischio?
Penso che dentro una proposta politica generale sulla giustizia, che chi si candida a governare deve avere, non può mancare un progetto sull’esecuzione penale, che io auspico radicalmente alternativo a quanto visto finora.

28 Aprile 2026

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