Caos nel Golfo

Iran, nuovi raid statunitensi a Bandar Abbas: i Pasdaran colpiscono base Usa, negoziati fermi dopo il “bluff” di Teheran

Esteri - di Redazione

28 Maggio 2026 alle 10:31

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A man carries an Iranian flag to place on the rubble of a police facility struck during the U.S.–Israeli military campaign in Tehran, Iran, Wednesday, March 4, 2026. (AP Photo/Vahid Salemi)
A man carries an Iranian flag to place on the rubble of a police facility struck during the U.S.–Israeli military campaign in Tehran, Iran, Wednesday, March 4, 2026. (AP Photo/Vahid Salemi)

Per la seconda volta in tre giorni il CENTCOM, il Comando interforze in Medio Oriente degli Stati Uniti, ha attaccato basi militari iraniane. L’offensiva ha avuto luogo nella città portuale di Bandar Abbas, che si affaccia sullo stretto di Hormuz: le forze armate Usa hanno riferito di aver abbattuto quattro droni iraniani che “minacciavano l’area” e poi di aver colpito la base da dove stava partendo un quinto drone, definendo gli attacchi “limitati e difensivi”, definizione già utilizzata per giustificare i precedenti raid nel sud dell’Iran.

La rappresaglia del regime di Teheran non si è fatta attendere. I Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione, hanno annunciato oggi di aver preso di mira una base americana, senza specificare quale, in rappresaglia agli attacchi sferrati in precedenza dagli Stati Uniti, minacciando azioni “più decise” se attacchi statunitensi di questo genere dovessero ripetersi. Forze navali iraniane inoltre avrebbero intercettato quattro imbarcazioni, tra cui una petroliera americana, che avrebbero tentato di transitare nello stretto di Hormuz senza aver prima coordinato le manovre con le autorità di Teheran. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, le imbarcazioni avrebbero ignorato un primo avvertimento delle unità dei Pasdaran, sarebbero stati poi esplosi colpi di avvertimento e le navi avrebbero invertito la rotta.

Attacchi che arrivano poche ore il giallo su una possibile intesa tra le parti. La tv di stato iraniana nel pomeriggio di mercoledì aveva presentato una bozza praticamente definitiva dell’accordo di pace tra Iran e Stati Uniti: nell’intesa l’amministrazione Trump si impegnava a ritirare le proprie forze militari “dall’area circostante l’Iran” e a revocare il blocco navale dei porti iraniani. In cambio il regime dell’Ayatollah Khamenei avrebbe assicurato di ripristinare ai livelli pre-bellici del numero di navi commerciali che transitano nello stretto di Hormuz entro un mese dalla firma dell’intesa. La gestione e la rotta del traffico marittimo attraverso Hormuz, secondo la bozza di accordo, sarebbero state controllate dall’Iran in cooperazione con l’Oman.

Accordo totalmente smentito da parte statunitense, con la Casa Bianca che lo aveva definito “totalmente falso”: Trump intervenendo da Washington aveva ribadito che la sua amministrazione non accetterà il controllo iraniano dello stretto di Hormuz minacciando inoltre di “far saltare in aria” l’Oman se non “si comporterà come tutti gli altri”, garantendo la libera circolazione delle navi nello stretto.

Nel suo discorso dalla Casa Bianca Trump ha da una parte riconosciuto le preoccupazioni per le conseguenze di un conflitto prolungato, ma allo stesso tempo cercando di rassicurare gli americani e gli elettori, le elezioni di midterm si fanno sempre più vicine, che un accordo con l’Iran è vicino.

Tesi questa piuttosto discutibile, considerati i messaggi che arrivano da Teheran. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, ha chiarito nuovamente che il regime non si allontanerà dalle sue “linee rosse”, ovvero “il diritto all’arricchimento dell’uranio, il possesso di uranio arricchito, l’autorità sullo Stretto di Hormuz e la revoca delle sanzioni internazionali”.

di: Redazione - 28 Maggio 2026

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