Il caso Flotilla
Caso Ben Gvir, crisi tra Italia e Israele: perché Meloni ha convocato l’ambasciatore
Dopo giorni spesi a non irritare Bibi, Meloni si è trovata obbligata ad aprire la crisi. Convocato l’ambasciatore. Tajani: “Da Israele totale disprezzo verso di noi”
Politica - di David Romoli
Stavolta non basta parlare di tensione alta. La messa in scena razzista del ministro Ben Gvir porta i rapporti tra i due Paesi al minimo storico. Non basta la convocazione, peraltro tardiva dell’ambasciatore israeliano. L’Italia pretende le scuse di Tel Aviv e chiede l’immediata liberazione “di tutti i cittadini italiani coinvolti”. Per quasi 48 ore il governo aveva provato a evitare un nuovo scontro con Israele, probabilmente anche per evitare riflessi negativi sulla tensione che permane inalterata con Trump. Per due giorni, mentre Israele sequestrava le navi della Flotilla in acque internazionali e portava ad Ashdod gli attivisti anche italiani, l’opposizione ha martellato inutilmente chiedendo al governo di condannare ufficialmente e di prendere un posizione ferma nei confronti di Israele. Inutilmente. Persino di fronte ai proiettili di gomma sparati dai militari israeliani contro la Flotilla nel corso dell’abbordaggio delle ultime navi, il governo aveva evitato prese di posizione posizioni pubbliche.
Quel che non poterono le pressioni dell’opposizione e della stessa opinione pubblica italiana potè il ministro razzista Ben Gvir con la sua immonda sceneggiata filmata e diffusa in tutto il mondo. A quel punto restare in silenzio per il governo non sarebbe più stato possibile senza perdere completamente la faccia ma sarebbe ingeneroso farne solo una questione di opportunità. Giorgia Meloni e i ministri più direttamente interessati, Tajani e Crosetto, schiumano davvero rabbia. Il comunicato congiunto della premier e del ministro degli Esteri, contestuale alla convocazione dell’ambasciatore Peled è durissimo: “Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. L’Italia pretende le scuse per il trattamento riservato ai manifestanti della Flotilla da parte di Israele e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano”. Il ministro della Difesa Crosetto va anche oltre, rispondendo direttamente a Ben Gvir: “Noi ci vantiamo di altro, ministro: di aver sempre trattato con rispetto i suoi connazionali e non abbiamo l’abitudine di arrestare le persone in acque internazionali ma semmai di soccorrerle. Non penso che con atteggiamenti di questo tipo si faccia il bene di Israele”. L’ultima frase è signifi cativa e spiega in parte l’ira della premier.
Nei due giorni precedenti Tajani era stato in continuo contatto con le autorità israeliane, aveva insistito per un trattamento civile dei manifestanti e per la loro pronta liberazione. Aveva cercato di evitare in ogni modo la contrapposizione diretta ed è probabile che avesse ricevuto garanzie, stracciate poi dall’incontrollabile Ben Gvir. Non a caso è proprio il ministro degli Esteri Sa’ar ad aprire un confl itto senza precedenti all’interno del governo: “Tu non sei il volto di Israele. Hai volontariamente causato danno al nostro Stato in questa vergognosa messinscena e non è la prima volta. Hai vanificato sforzi enormi, professionali e di successo compiuti da così tante persone, dai soldati dell’Idf al personale del ministero degli Esteri”. Persino Netanyahu ha dovuto prendere le distanze dal suo ministro fascista. Ma in tutta evidenza questo non può bastare e per l’opposizione non possono bastare neppur le parole della premier e dei ministri, se prive di conseguenze concrete. “Quelle immagini sono agghiaccianti”, affonda la segretaria del Pd. “Servono sanzioni per il governo di Netanyahu e i suoi ministri estremisti. Serve dare un segnale chiaro e irrimandabile, il governo italiano tolga il veto alla sospensione dell’accordo UE-Israele, per manifesta violazione dei più basilari diritti umani”.
Quel segnale il governo non intende ancora darlo. Nel corso del question time alla Camera Crosetto, che pure è probabilmente il ministro più fermo e severo nei rapporti con Israele, ha ribadito che il memorandum militare è stato sospeso ma non bisogna chiudere tutti i canali: “Il nostro atteggiamento è duro da un lato ma dall’altro deve mantenere i canali aperti. Bisogna essere duri e non perdonare le azioni illegali ma rompere i rapporti significherebbe non avere più canali di dialogo”. Quel canale, però, rischia di essere ostruito, anche al di là delle intenzioni del governo italiano, dalle intemperanze dei falchi di Tel Aviv. Se la vera e propria crisi aperta dal sequestro degli attivisti non verrà chiusa presto con il loro rilascio e probabilmente anche con gesti formali a riparazione del pestaggio mediatico voluto da Ben Gvir la posizione dell’Italia e dell’Europa non potrà che irrigidirsi.