25 barche bloccate
I pirati israeliani colpiscono ancora: bloccata la Flotilla con navi da guerra
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Israele, i “pirati di Stato” colpiscono ancora. E ancora una volta resteranno impuniti, loro e i loro mandanti. Sono 25 le barche confermate come intercettate dalle forze israeliane. La Global Sumud Flotilla aggiorna il bilancio. Queste le imbarcazioni giù bloccate in acque internazionali: Jandabar, Furleto, Cactus, Zio Faster, Kyriakos, Holy Blue, Blue Toys, Barbaros, Tenaz, Isobella, Amanda, Vincovolo, Bianca ITA, Gotico, Abodes, Themis, Sadabad, Josef, Marilyn, Adalah, Iridescence, Belella, Ozgurluk, Boralize e Amazon. I reparti scelti della Marina israeliana hanno intercettato le barche della nuova missione, a circa 250 miglia nautiche dalla costa di Gaza. Nell’operazione sono state impiegate da Israele quattro navi da guerra e sei imbarcazioni veloci.
Un imponente apparato militare dispiegato contro persone innocenti, non violente, disarmate, che trasportano aiuti umanitari e che stavano navigando in acque internazionali. “Vi preghiamo di contattare le vostre comunità locali, i governi e i ministeri degli esteri, esercitando pressione affinché intervengano contro il rapimento illegale dei loro cittadini”, è l’appello della missione umanitaria. «Dopo una notte tranquilla a gran sorpresa quattro navi e sei mezzi veloci israeliani hanno iniziato a dare la caccia alle barche della Global Sumud Flotilla in acque internazionali. Inseguite, una decina sono state abbordate e le persone che erano a bordo sono state rapite. Abbiamo perso i contatti con diverse persone, non sappiamo dove siano, non sappiamo dove le stanno portando. Ci sono 35 italiani su quelle barche, otto natanti battono bandiera italiana». Così Maria Elena Delia, portavoce di Global Sumud Italia, durante il presidio indetto in mattinata da Usb ieri a Roma, nei pressi della Stazione Termini, preludio al corteo che si è svolto in serata con la partecipazione di migliaia di persone.
«Chiediamo a tutte e tutti di mobilitarsi», i governi «hanno il dovere di tutelare l’incolumità e la libertà di queste persone, che volevano solo portare aiuti a Gaza e rompere un blocco illegale che strozza la Striscia di Gaza da quasi vent’anni», aggiunge Delia sottolineando poi che «verranno lanciati dei presidi permanenti finché tutti i nostri compagni e le nostre compagne non saranno tornate illese e illesi a casa». «Si sta ripetendo uno schema: l’anno scorso ci siamo indignati per gli abbordaggi, i sequestri in acque internazionali e ci indigniamo anche quest’anno. Stanno rapendo persone innocenti, disarmate, non violente la cui volontà è solo quella di portare aiuti umanitari», conclude. Per la prima volta, l’allarme è scattato di mattina con un video inviato da una delle vele, partite dopo una lunga sosta due giorni fa da Marmaris, in Turchia, con l’obiettivo di raggiungere Gaza e portare aiuti e farmaci, rompendo il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia. Nel filmato si vedeva chiaramente un gommone d’assalto grigio, con a bordo una decina di uomini armati, che si avvicinava progressivamente allo scafo. Nel frattempo, dalle radio, diventate inservibili, arrivavano musica a tutto volume e minacce, hanno raccontato gli equipaggi di altre barche. Subito dopo è iniziato l’abbordaggio. Una dopo l’altra dieci imbarcazioni della Flotilla sono state abbordate.
Uomini armati sono saliti a bordo delle barche a vela, puntando i fucili d’assalto contro gli equipaggi. Secondo quanto riportato dal sito israeliano Ynet, sarebbero almeno un centinaio gli attivisti intercettati, catturati e portati a bordo di una delle due navi militari arrivate insieme ai gommoni, che hanno fatto verso Ashdod. “Abbiamo formalmente informato la comunità internazionale che i partecipanti sono completamente disarmati e che qualsiasi violenza perpetrata su queste imbarcazioni rimane di esclusiva responsabilità legale del regime israeliano e dei leader dei Paesi che ne hanno permesso l’accaduto. Sono in corso indagini penali in venti Paesi e la responsabilità individuale sarà perseguita anche nei tribunali internazionali per tutte le forze che impongono questo assedio genocida”, recita una nota del team legale. “State facendo un lavoro eccezionale e state sventando un piano malvagio ideato per rompere l’isolamento che stiamo imponendo ai terroristi di Hamas a Gaza”. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una telefonata con i soldati della marina israeliana che hanno abbordato e sequestrato le navi della Sumud Flotilla. “State agendo con grande successo, e devo dire anche in modo discreto, certamente meno appariscente di quanto si aspettassero i nostri nemici, quindi congratulazioni di cuore. Continuate fino alla fine. L’acqua sembra semplicemente meravigliosa. Mi piacerebbe essere con voi”, ha aggiunto Netanyahu nella telefonata, come riferito dall’ufficio del premier in una nota.
Nelle piazze d’Italia, da Roma a Milano, è scoppiata la protesta. Presidi sono stati convocati anche a Genova e Bologna, e in altre decine di città, mentre in Parlamento insorgono le opposizioni.
“Il nuovo attacco contro la Flotilla rappresenta l’ennesimo atto di pirateria in acque internazionali del governo israeliano”. Lo dichiara la segretaria del Pd Elly Schlein. “Ancora un’azione illegale, nel disprezzo del diritto internazionale, in prossimità delle acque di un paese europeo, con nuovi sequestri di imbarcazioni, tra cui due barche italiane, e l’arresto illegale degli attivisti pacifici impegnati in una missione umanitaria. Il governo italiano e l’Unione europea devono lavorare con ogni canale per la liberazione immediata di tutti gli attivisti sequestrati, che non devono essere portati in Israele. E devono lavorare anche per sbloccare tutti gli aiuti umanitari necessari ai palestinesi, che non stanno arrivando. Ma ricordiamolo ancora una volta: non bastano le parole, se non arriveranno sanzioni vere, il Governo israeliano continuerà a violare il diritto internazionale con un inaccettabile senso di impunità“.
“Ancora, per l’ennesima volta, Israele mostra il suo disprezzo per il diritto internazionale. Chiediamo che il governo italiano si attivi immediatamente per garantire l’incolumità degli equipaggi e che di fronte a questa ennesima dimostrazione di arroganza e di illegalità vengano prese iniziative concrete per sanzionare e isolare il governo fascista di Netanyahu”, dicono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs. Si rivolge al governo Stefania Ascari dei 5S: “Chiediamo al governo italiano di attivarsi per garantire la massima tutela e massima sicurezza per gli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, compreso il nostro collega parlamentare Dario Carotenuto”. Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi: “L’ennesimo atto di pirateria in spregio alle regole. L’Unione europea intervenga e i capi di stato e di governo dei paesi membri intervengano per mettere fine questi abusi, che proseguono anche su terra ferma una volta tratti in arresto gli attivisti. Anche questo sarà messo sul conto di Netanyahu quando sarà chiamato a rispondere delle sue azioni davanti alla giustizia internazionale”.
Come una dichiarazione-fotocopia, a parlare per il Governo è Antonio Tajani: la Farnesina fa fatto sapere a sapere che il ministro degli Esteri ha effettuato anche ieri passi diplomatici con il Governo israeliano per chiedere rassicurazioni sulle condizioni di trattamento degli attivisti italiani che potrebbero essere fermati dalle Idf. Tajani, si fa sapere, ha chiesto all’Unità di crisi, alle ambasciate d’Italia a Tel Aviv, Ankara e Nicosia di effettuare tutti i passi necessari per tutelare l’incolumità degli italiani e assisterli in caso di sbarco. L’ambasciatore d’Italia a Tel Aviv ha avuto un ulteriore contatto con le autorità israeliane questa mattina per garantire la sicurezza degli italiani. “Abbiamo mandato un messaggio chiaro a Israele – afferma il ministro Tajani – devono fare in modo di rispettare le regole e il diritto internazionale. Anche qualora dovessero essere fermati cittadini italiani, devono essere sempre trattati nel massimo rispetto della dignità della persona”.
Nessuna parola di condanna contro l’atto di pirateria commesso da Israele. Non si tratta del primo raid contro la missione navale umanitaria. Nella tarda serata del 29 aprile, la Flotilla, partita pochi giorni prima dalla Sicilia è stata assaltata da gommoni veloci non lontano da Creta, in acque internazionali di competenza greca. Ventidue imbarcazioni sono state abbordate e tranne in un caso, con sette persone lasciate alla deriva su una barca con il motore danneggiato e le cime tagliate, tutte portate a bordo di una nave militare israeliana dove sono state trattenute per oltre 40 ore. In 171 sono stati rilasciati a Creta, dove sono sbarcati dopo essere stati trasbordati al largo dell’isola su una motovedetta della Guardia costiera greca, che li ha accompagnati a terra. Due attivisti, Saif Abukeshek e Thiago Avila sono stati invece portati in Israele e per dieci giorni imprigionati nel carcere di Ashkelon. Contro di loro non sono mai state formalizzate accuse, sono sempre rimasti in stato di detenzione amministrativa perché sospettati di “rapporti con agenti nemici” e “supporto e trasferimento beni ad organizzazioni terroristiche”. Il 9 maggio entrambi sono stati rilasciati e subito espulsi.
Le Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di adottare misure per prevenire atti di «genocidio» a Gaza e hanno denunciato segnali di «pulizia etnica» nei Territori palestinesi occupati. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha chiesto in un nuovo rapporto su Israele di garantire «con effetto immediato che le sue forze armate non si impegnino in atti di genocidio e adottino tutte le misure necessarie per prevenire e punire l’incitamento al genocidio». Israele dal 2023, all’indomani degli attacchi terroristici di Hamas che hanno fatto 1.200 morti, ha ucciso a Gaza oltre 70.000 palestinesi, per lo più civili, oltre la metà dei quali minorenni tra i quali più di 20.000 bambini e 28.000 donne (secondo i dati delle principali organizzazioni internazionali indipendenti, confermati, dopo mesi, dallo stesso esercito italiano: nella Striscia sono anche stati uccisi un numero record di giornalisti e operatori sanitari, che non ha precedenti nella storia dei conflitti moderni). Gaza è stata rasa al suolo: circa l’85% delle infrastrutture civili, come scuole, ospedali, strade e sistemi per la produzione e distribuzione di acqua ed energia, non esistono più.