Il maestro spagnolo a Cannes

Almodovar a Cannes scuote l’Europa: “Bibi e Trump due mostri, difendiamo la democrazia”

Un film sulla ricerca artistica, che prosegue sulle orme di “Dolor y gloria”, che è anche una forte testimonianza politica: “L’artista deve denunciare le cose terribili di oggi: chi tace è complice”

Spettacoli - di Chiara Nicoletti

21 Maggio 2026 alle 19:30

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Photo by Scott A Garfitt/Invision/AP – Associate Press/ LaPresse
Photo by Scott A Garfitt/Invision/AP – Associate Press/ LaPresse

Uscirà nelle sale il 21 maggio con Warner Bros, anticipato dal passaggio qui alla 79esima edizione del Festival di Cannes, il 25° film del maestro spagnolo Pedro Almodóvar, Amarga Navidad che lo vede partecipare per la settima volta in concorso. Il regista, reduce dal successo del suo fi lm precedente, La stanza accanto che gli è valso il Leone d’Oro a Venezia, riprende la narrazione di se stesso, come era stato per Dolor y Gloria e sceglie non uno ma ben due alter ego per esplorare, questa volta, il suo rapporto con la creazione e con l’autofiction. Amarga Navidad racconta l’alternarsi di due storie, quella principale di un regista famoso (alter ego de Almodóvar), Raúl (Leonardo Sbaraglia) alle prese con la sua nuova sceneggiatura e il desiderio di tornare ai fasti di un tempo ricorrendo all’autofinzione come soluzione a questa aridità creativa e quella di Elsa (Barbara Lennie), protagonista del copione che Raùl sta scrivendo e suo alter ego. Almodóvar inizia la conferenza stampa confermando la relazione tra Amarga Navidad e Dolor y Gloria nel raccontare il suo percorso artistico e personale di questi ultimi anni: “Amarga Navidad e Dolor y gloria possono sembrare un dittico, poiché entrambi parlano di me come mai avevo fatto prima. In Dolor y gloria mi riferivo alla paralisi che vive il creatore per ragioni fi siche: è stato operato alla schiena, ha dolori molteplici, e questo blocco gli porta grande angoscia. In questo fi lm invece, il dolore è morale, psichico. Ed è in questo dolore, insopportabile, provocato da una crisi creativa, che mi riconosco assolutamente nel personaggio di Leo. Questa crisi lo porta, non trovando ispirazione, a decidere di tornare a se stesso e guardare ciò che ha intorno a sé, optando per l’auto finzione, ma il narratore è un essere molto egoista e nel momento in cui ha un’idea che coinvolge qualcuno del suo entourage, non chiede nulla a quella persona, considera soltanto l’idea che lo spinge a scrivere. È un dibattito morale”.

A far parte del dittico sulla vita di Almodóvar c’è sempre l’attore argentino Leonardo Sbaraglia, in Dolor y Gloria, grande amore del regista e qui invece, per richiesta di Almodóvar, “un suo ritratto poco amabile”:Non voleva che io fossi lui o che facessi lui e al contempo lo voleva, l’ho osservato moltissimo, cercavo di capire come essere nella testa di un genio”. Sul tema portante del film, l’attingere anche in maniera invadente, dal vissuto di amici e parenti, per necessità creative, Sbaraglia parla della missione dei registi: “attingono alla vita delle altre persone e come in questo film, molto frequentemente attingono al dolore, all’agonia di qualcuno perché credono e capiscono che quegli elementi faranno sì che la loro sceneggiatura funzioni e si trasformi in un fi lm che colpirà al cuore milioni di persone. Io prendo ma, poi in un certo modo, restituisco”. Come sempre accade nei film del maestro Almodóvar non c’è attore che non si distingua, anche solo per pochi minuti in scena. Amarga Navidad pur concentrandosi su Raul ed Elsa, di fatto racconta, attraverso tanti personaggi, il dolore per la perdita di qualcosa, che sia la creatività, un fi glio, una madre, un amore. E proprio con quest’ultimo che combatte Patricia, il personaggio di Victoria Luengo, tra le migliori amiche di Elsa, intrappolata in una relazione tossica con un marito che la tradisce ripetutamente. Luengo è qui a Cannes in concorso anche da protagonista del film El Ser Querido di Rodrigo Sorogoyen, accanto a Javier Bardem, di cui interpreta la figlia.

L’attrice sottolinea il legame tra le due pellicole: “Entrambi i film parlano di cinema e in entrambi sono una donna che soffre per un uomo. El Ser querido parla del rapporto padre-figlia, ma soprattutto di fi gure maschili che non non riescono a farsi carico dei loro sentimenti, delle loro emozioni, non per colpa propria, ma per un lascito di patriarcato. In Amarga Navidad il mio personaggio ama suo marito mettendolo al di sopra di se stessa, e penso che sia molto importante parlare anche di queste forme di relazione per imparare a dare priorità a se stessi”. Almodóvar contrappone la mascolinità tossica al racconto di altri modelli, più equilibrati e risolti, attraverso i personaggi specchio di Bonifacio (Patrick Criado), compagno amorevole di Elsa e Santi, presenza fondamentale nella vita di Raul, capace di stare al suo fi anco brillando consapevolmente di luce rifl essa. Quim Gutiérrez che interpreta Santi, dice: “il modo in cui Pedro rappresenta l’uomo e la mascolinità si è sempre allontanato dagli stereotipi cinematografi ci classici. Va oltre, mostrando uomini dotati di gentilezza che si prendono cura degli altri. Con meno esplosioni e porte sbattute, c’è spazio per le sfumature e viene mostrato come si comportano le coppie mature quando il desiderio si è calmato e rimangono l’amore e la compagnia”. Se a parlare di uomini Almodóvar si dedica da relativamente poco tempo, il maestro, dagli anni 80, è stato tra i primi a dar voce alle donne vere, imperfette, ricche di sfumature.

Ne parla per prima un fondamento del cinema del regista manchego, Rossy De Palma, qui in un piccolo ruolo ma punta di diamante dell’Olimpo dei personaggi femminili da lui messi in scena sin dagli inizi. “Lavorare con Pedro oggi è per me come una sorpresa; mi sento parte di tutti i suoi fi lm, anche di quelli in cui non ci sono. Pedro ha dato una libertà enorme alle donne, liberandole dal senso di colpa giudaico-cristiano. Ha fatto tabula rasa, dicendo che si può sbagliare e imparare, e che si ha la libertà di essere ciò che si vuole”. “Nel film io sono una versione femminile di ciò che è lui – sottolinea Barbara Lennie che si sente orgogliosa di far parte di questa famiglia di donne. “Tutte queste attrici sono icone del cinema spagnolo e internazionale. Con questo ruolo volevo render loro omaggio. Marisa Paredes fu la prima a consigliarmi di lavorare con Pedro ai tempi di La pelle che abito. Lei è morta qualche anno fa, ma ho sentito che era con me durante tutte le riprese. È vero che Pedro ha inventato un certo modo di essere donna, la “donna almodóvariana”. Al regista di Tutto su mia madre, miglior regia al 52º Festival di Cannes, si deve anche un costante impegno politico, un non perdere occasione per colpire con parole pungenti i dittatori di tutto il mondo.

Infatti, al Pedro libero, sempre politicamente scorretto, che ha cominciato a fare cinema quando la Spagna stava uscendo dalla dittatura, si chiede come incida sulla comunità artistica, questo clima di censura e autocensura che parte dagli Stati Uniti e sta invadendo l’Europa: “Credo che incida molto negativamente. A me personalmente, senza voler giudicare nessuno, sembra che l’artista debba parlare della situazione in cui vive, della società in cui vive. Mi sembra un dovere morale. Non giudico chi non lo fa, ma il silenzio e la paura, perché è evidentemente un’espressione di paura, sono un sintomo di svalutazione della democrazia. Quindi, al contrario, credo che il creatore, ognuno dalla propria piccola tribuna, debba parlare, senza eufemismi, a viso aperto, di ciò che di peggio ci sta accadendo perché stanno succedendo cose terribili ogni giorno. Io personalmente credo che siamo obbligati a parlarne. E soprattutto, come europei, siamo anche obbligati a diventare una sorta di scudo contro questi mostri come Trump, Netanyahu, o il russo. Siamo obbligati, perché qui noi rispettiamo le leggi internazionali. In Europa ci sono le leggi. E allora Trump deve sapere che c’è un limite a tutti i suoi deliri e le sue follie, e che l’Europa non farà mai da piedistallo alle sue politiche!”.

21 Maggio 2026

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