L'ex-militante dei PAC
La vendetta contro Cesare Battisti, niente permessi per vedere il figlio
È la politica del governo nei confronti della detenzione politica, che serve anche da monito: pene lunghe da scontare fino in fondo , 41bis, vessazioni dell’apparato penitenziario sono pronte per essere applicate a nuovi utenti
Giustizia - di Vincenzo Scalia
La politica della coalizione governativa nei confronti della detenzione politica, si articola su due piani, distinti e allo stesso tempo complementari. Il primo è quella della vendetta. Chi ha un passato e un presente di militanza politica radicale, innocente o colpevole che sia, deve scontare fino in fondo la pena, con le vessazioni burocratiche a fare da castigo supplementare. Non conta che sia passato molto tempo, come nel caso di Leonardo Bertulazzi, l’ex-BR che da anni il governo Meloni tenta di volere estradare dall’Argentina.
Il secondo livello è quella del monito. L’esistenza di detenuti politici serve due scopi precipui. Quello, orientato al passato, di condannare alla damnatio memoriae sia i militanti sia chi fa parte della cerchia larga di quella storia, per scoraggiarli da ogni rivendicazione e analisi critica del passato. Il secondo, orientato al presente, è rivolto a chi vuole portare avanti narrazioni e pratiche di attivismo radicale. La condanna a pene lunghe, il 41 bis, le vessazioni dell’apparato penitenziario, sono pronte per essere applicate a nuovi utenti. Il caso di Cesare Battisti, lo scrittore ex-militante dei PAC, arrestato in Bolivia il 12 gennaio 2019, rientra appieno nella tipologia delineata. Il suo arresto, avvenuto dopo 38 anni di latitanza, nel corso dei quali Battisti aveva tagliato i ponti col passato, diventando uno scrittore di successo, fu voluto pervicacemente dal governo gialloverde Conte-Salvini. Singolare connubio tra la vocazione manettara che contraddistingue i grillini e la tendenza al linciaggio di piazza tipica dei leghisti. L’allora inquilino del Viminale lo andò ad accogliere in aeroporto, per ostentarlo come un trofeo di guerra davanti ai suoi elettori. Per il Carroccio, la figura di Battisti, cortocircuita la delinquenza comune, per via delle rapine, con la sovversione politica, assurgendo a vera e propria minaccia per la maggioranza silenziosa che vuole ampliare il diritto alla legittima difesa e vorrebbe rimpatriare i migranti.
Per queste ragioni si elude il fatto che Cesare Battisti sia arrivato a maturare la possibilità di godere dei benefici di legge. Quindi si respinge, oppure si tiene in sospeso, la sua richiesta di usufruire di permessi per vedere il figlio dodicenne, affetto da problemi psicologici. Si scavalca il suo diritto, in quanto ergastolano, di usufruire di una cella singola per esercitare la professione di scrittore, che esercita da anni, con successo a livello internazionale. Un detenuto, per il governo Meloni, è un delinquente, che va soltanto contenuto e privato di diritti. Se poi la sua detenzione è ascritta a motivi politici, va sottoposto a ulteriori angherie, come si è già avuto modo di vedere nel caso Cospito. Chi sta fuori deve sapere cosa li aspetta se si tira troppo la corda con l’attivismo e la mobilitazione delle piazze. O se si prova a contrastare le narrazioni dominanti sugli anni settanta. Coraggio, Cesare. Siamo con te.