Il nuovo ddl immigrazione

Il nuovo ddl ‘Sicurezza’ e i passi indietro rispetto alla legge Zampa: picconate ai diritti dei minori migranti

Il nuovo ddl racconta di un progressivo arretramento nella tutela dei diritti che con la legge Zampa invece aveva raggiunto uno dei punti più avanzati e riconosciuti anche a livello europeo

Politica - di Giovanna Cavallo

12 Maggio 2026 alle 17:30

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Il nuovo ddl ‘Sicurezza’ e i passi indietro rispetto alla legge Zampa: picconate ai diritti dei minori migranti

C’è una parola che ritorna, puntuale, ogni volta che si interviene in materia di immigrazione: “sicurezza”. E ogni volta che questa parola viene associata alla vita delle persone migranti, tanto più se si tratta di minori, è legittimo preoccuparsi, visto che spesso sono le tutele ad essere messe in discussione. Il nuovo disegno di legge presto all’esame del Senato, che interviene sulla disciplina dei minori stranieri non accompagnati modificando la Legge 7 aprile 2017, n. 47, si presenta come un intervento tecnico di semplificazione e razionalizzazione, ma dietro questa narrazione si intravedono scelte politiche che rischiano di segnare un passo indietro rispetto a uno dei sistemi di tutela più avanzati in Europa.

Il primo nodo riguarda il rimpatrio volontario assistito. La riforma trasferisce la competenza dal tribunale per i minorenni al prefetto, lasciando al giudice un ruolo di autorizzazione preventiva. Il governo parla di “unificazione dei procedimenti” e di maggiore efficienza. Ma la questione non è meramente organizzativa. Spostare il baricentro decisionale dall’autorità giudiziaria a quella amministrativa significa indebolire le garanzie, soprattutto in un ambito delicatissimo dove ogni scelta dovrebbe essere costruita intorno al superiore interesse del minore, non alla snellezza delle procedure. Il rischio è che il rimpatrio, pur formalmente “volontario”, diventi più facilmente praticabile anche in contesti dove le condizioni del minore richiederebbero valutazioni più approfondite e realmente indipendenti. Ancora più evidente è il cambio di paradigma sul cosiddetto “prosieguo amministrativo”, cioè la possibilità per i neomaggiorenni di continuare il percorso di accoglienza e inclusione. La riduzione del limite da 21 a 19 anni segna un taglio netto, difficilmente giustificabile alla luce dei percorsi reali di inclusione visto che nella maggior parte dei casi (oltre 80%) i minori non accompagnati arrivano in Italia con un’età media tra i 15 e i 17 anni. Ridurre di due anni il percorso di inclusione significa, in molti casi, interrompere studi, tirocini, percorsi formativi appena avviati. Significa, soprattutto, esporre giovani già fragili al rischio concreto di marginalità e sfruttamento.

Non solo. La previsione che consente al tribunale di interrompere in qualsiasi momento il prosieguo sulla base di una relazione dei servizi sociali introduce un elemento di forte discrezionalità. Il riferimento a una “condotta incompatibile” è vago e potenzialmente pericoloso: chi stabilisce cosa sia incompatibile? E con quali garanzie per il ragazzo o la ragazza coinvolti? In un sistema già sotto pressione, il rischio è che questa norma si traduca in uno strumento di esclusione “automatica”. Nel quadro della riforma non mancano elementi che il legislatore presenta come migliorativi. L’abbassamento a quattordici anni dell’età minima per l’ingresso e soggiorno per motivi di studio, previsto dal Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si propone di allineare l’ordinamento italiano al sistema scolastico e al contesto internazionale, ampliando in teoria le opportunità formative, anche se tutto questo si scontra con una pressoché generalmente ostacolata mobilità internazionale per motivi di studio. Nel loro insieme queste modifiche raccontano di un progressivo arretramento nella tutela dei diritti che con la legge Zampa invece aveva raggiunto uno dei punti più avanzati e riconosciuti anche a livello europeo. Oggi questa avanguardia risulta gravemente incrinata da una serie di interventi frammentari, inseriti in un contesto più ampio di produzione normativa d’urgenza che appare sempre più bulimica e sempre meno riflessiva. Si interviene a colpi di modifiche, senza una visione complessiva, con lo scopo di favorire una narrazione di emergenza tesa a giustificare questi orrori giuridici. Quando in gioco ci sono minori soli però la tutela non può essere negoziabile e riforme del genere mettono a rischio la vita stessa delle persone.

*Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose

12 Maggio 2026

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